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LA MODA CHE CAMBIA 24 Aprile Apr 2016 0900 24 aprile 2016

Turisti che bestemmiano in chiesa? Diciamo «No»

Educare gli ospiti è inutile: vanno spaventati. I nostri tesori meritano più rispetto.

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Turisti nella piazza del Pantheon, a Roma.

Ragioniamo per ipotesi, come se non fossimo in tempi di Isis e di scambi turistici parecchio limitati.
Torniamo indietro con la mente di qualche anno e proviamo a immaginare un turista americano che entrasse in una importante moschea per visitarla, diciamo Hagia Sofia a Istanbul (che, detto per inciso, non è dedicata a 'Santa Sofia', come ci viene riportato dalle nostre guide e come sarebbe piuttosto curioso che fosse, ma alla 'divina sapienza', hagia sofia appunto).
Riuscite a immaginare il nostro turista che, invitato a non scattare foto col flash da un fedele musulmano che gli indica i cartelli dove lo si prega di non farlo, prima gli intima di farsi i fatti suoi e poi lo maledice?
IL RISPETTO, MA SOLO ALL'ESTERO. Naturalmente no. Si affretterebbe a scusarsi, l'eventuale accompagnatrice controllerebbe di avere il capo debitamente coperto e per maggior sicurezza uscirebbero entrambi dalla moschea con la massima rapidità concessa dalla decenza.
La sola possibilità di incappare nelle maglie delle autorità religiose o civili di un Paese musulmano sarebbe un deterrente più che sufficiente per spingerlo a comportarsi con il più totale rispetto delle norme e delle leggi del Paese che lo ospita.
In Italia, come potete facilmente supporre, accade il contrario, per cui proprio venerdì, nella chiesa di San Luigi dei Francesi che ospita il meraviglioso ciclo di san Matteo del Caravaggio, a due passi dal Senato, sono stata maledetta da una sino-americana anzianotta a cui avevo indicato i cartelli che, per l'appunto, invitavano i visitatori a non usare i flash.
UNA QUESTIONE DI RISPETTO. Sono una delle - tante o poche non so - italiane che, amando appassionatamente le meraviglie del proprio Paese, e avendo vissuto in molte altre nazioni, soffre moltissimo nel vedere con quanto poco rispetto venga trattato e, di conseguenza, con quale poco rispetto veniamo trattati noi che questo Paese abitiamo e che non sappiamo adeguatamente difenderlo, per disinteresse, pigrizia, ignavia.
Conoscete la massima che esprime il nostro senso civico, no? «Il bene mio è mio, quello di tutti è di nessuno».
BESTEMMIE IN CHIESA? NESSUNO SI SCOMPONE. Non si spiegherebbe altrimenti perché, di fronte all'escalation di insulti della donna di mezza età, e che naturalmente comprendeva qualche rozzo riferimento alla moralità di noi italiani (secondo inciso, vi siete mai accorti di quanto siano arroganti e crudeli i vecchi? Quasi che il declino fosse il lasciapassare e la giustificazione per ogni inciviltà?), il guardiano non si sia nemmeno alzato dal proprio scranno, limitandosi a pregare i visitatori al rispetto delle regole.
L'evidenza che la donna avesse bestemmiato in un luogo sacro non l'ha minimamente interessato.
Siamo, e siamo percepiti, come un Paese estremamente tollerante che pratica, in buona parte e con molta creatività, una religione che da circa due secoli si è fatta discretamente tollerante. Per cui rispettiamo i luoghi di culto altrui senza fiatare, e senza fiatare tolleriamo che insozzino i nostri.
IL DETERRENTE DEL BIGLIETTO. Sempre lo stesso giorno, al Pantheon, una folla immensa, sudaticcia, festosa e stordita, spintonava per entrare con monopattini, passeggini, bambini urlanti, forse convinta di trovarsi ancora in un tempio pagano, certamente felice di poterlo fare gratis, senza nessun altro controllo se non due guardie sedute sui gradini del pronao a godersi una sigaretta.
Gli stessi turisti, incontrati in misura certamente minore a palazzo Corsini, di fronte alla cassa, al biglietto pur non esoso ma comunque corrispettivo di un valore, e ai controlli sala dopo sala, assumevano un diverso atteggiamento: si adeguavano.
Questo naturalmente non significa che stessero bene, o che avessero addirittura abbassato il proprio livello di cortisolo, come è emerso pochi giorni fa dal test effettuato dall'università di Bologna e dalla Asl di Cuneo su un gruppo di amanti dell'arte salito ad ammirare la splendida cupola del Santuario di Vicoforte e che molto dovrebbe insegnarci sia sull'importanza di godere dell'arte sia, di conseguenza, di difenderla.
Si adeguavano automaticamente, pavlovianamemte, all'esperienza appresa: in un luogo che costa, e che dunque ha un valore, e dove tutti sono vestiti, non si può entrare discinti facendo baccano.
Da cui, forse, ben prima di imparare a multare i guidatori di pullman olandesi che strombazzano per il Lungotevere come non oserebbero fare a casa propria, dovremmo imporre ma soprattutto far rispettare le poche regole che vigono ovunque nel mondo: se si entra in una moschea a capo scoperto e con i pantaloncini si viene spintonati fuori senza pietà?
SERVONO REGOLE E CONTROLLI. Lo stesso dovrebbe accadere nelle nostre chiese (i guardiani si rifiutano, sono troppo pigri e disinteressati e non si riesce a cacciarli perché subito troverebbero il giudice che li reintegrerebbe? Si possono incentivare con premi come accade con i vigilanti urbani).
Se si scattano foto con i flash al Louvre si viene arrestati. Perché in Italia no?
I turisti non vanno educati, sarebbe impossibile e del tutto inutile: chi siede sui bordi delle fontane non è né colto, né sofisticato, né in genere particolarmente interessato a quello che vede.
Va semplicemente spaventato. Deve percepire il proprio status di ospite, pur gradito, e non di occupante. Un po' meno tolleranza, datemi retta, e avremmo un turismo più qualificato e forse perfino più numeroso.

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