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TELEVISIONE 30 Aprile Apr 2016 1600 30 aprile 2016

Rischiatutto ieri e oggi: cronaca di un'evoluzione

Citazionista e buonista, il telequiz di Fazio non regge il confronto con il passato. E, soccombendo, nobilita l'inimitabile predecessore targato Mike Bongiorno.

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Fabio Fazio in Rischiatutto.

Cosa è una caricatura? È un alias improbabile per autodefinizione, che si palesa come tale enfatizzando le caratteristiche più grottesche dell'originale.
E un plagio, che cosa è? È appropriarsi di una formula altrui, tenendo segreto fin che è possibile lo scippo.
Poi c'è la terza via: l'omaggio. Che non è quasi mai tale, è più che altro una autocelebrazione con l'alibi del remake, una presunta rinfrescata, un reincarnare un'idea vincente ma al passo coi tempi.
Rischiatutto di Fazio sarebbe un omaggio. In realtà, è molto di più e molto di meno.
UN RISCHIATUTTO IMPETTITO E LEGNOSO. Andrea Minuz sul Foglio rileva l'intenzione, da parte della sinistra poco di lotta e molto di governo, squisitamente televisivo, di recuperare un passato, nobilitandolo delle migliori intenzioni, quelle politicamente corrette: così, fatalmente, il soffice Rischiatutto faziano o fazioso si riduce allo standard di riferimento, Anima Mia con Baglioni ieri, Che Tempo Che Fa con Mercalli e l'ospite politicamente corretto oggi.
Ma si potrebbe anche vedere il Rischiatutto impettito e vagamente legnoso dell'ex imitatore, anche di Bongiorno, come una rivoluzione copernicana, bongré mal grè: non tanto nel segno della “riabilitazione di Mike”, del quale Fazio è sempre stato se non altro leale ammiratore e amico, quanto di un'idea stessa di cultura che va a recuperare gli aborriti concetti di quiz, nozionismo, sottocultura popolare e, si direbbe in mancanza di meglio, non se ne vergogna più.
IL GIORNO DEL GIUDIZIO MEDIATICO. Oggi, per dirla tutta, non esiste e forse non potrebbe esistere una Unità che, è sempre Minuz a ricordarlo, azzannava il Rischiatutto come selezione nozionistica dei più preparati che dunque diventano più ricchi in spregio alla lotta di classe.
Per non parlare della mediocrità paradigmatica e consolatoria di Bongiorno così come tratteggiata da Umberto Eco, talmente evidente secondo il semiologo che bastava e avanzava a far sentire migliore chiunque fra noi.
Lui, Mike, lasciava dire serafico e casomai intensificava le gaffe: ben sapendo, da par suo, che giorno sarebbe venuto del giudizio, se non divino, se non popolare, quantomeno mediatico. Ed è venuto.
UNA FETTA DELL'ITALIA ANNI 70. Oggi la battuta da Twitter più gettonata a sinistra è stata quella sulla signora Longari che, al Mike, gli cadeva sull'uccello: scontata e inconsistente, perché mai pronunciata neppure per sbaglio.
Lo mettono in chiaro una volta per tutte Eddy Anselmi e Pino Frisoli in un libro agile e bello, a dispetto della sua struttura manualistica, che ovviamente non poteva non chiamarsi Rischiatutto, per le edizioni Rai/Eri.
È consigliato, perché sotto la lente d'ingrandimento del telequiz scorre una fetta d'Italia della prima parte degli Anni 70.

  • La finalissima del Rischiatutto edizione 1972: Inardi-Fabbricatore-Buttafarro.

Quel gusto televisivo ormai desolatamente perduto

Il Rischiatutto di Mike Bongiorno.

Pagine in bianco e nero (ma solo perché le sinistre comunista e repubblicana si opponevano, già anacronisticamente, a un colore catodico che avrebbe distratto le masse) tra le quali scorre una rugiada fatta di un gusto televisivo oggi desolatamente perduto, sparito, andato per sempre: qui si coglie la cura, si percepiscono ambizione e studio di un format, come si direbbe oggi, di ispirazione parzialmente straniera d'accordo, il che con l'amerikano Mike era inevitabile, ma infine del tutto italiana nella confezione e nella resa.
MEDIOCRITÀ DI ALTO LIVELLO. Se mediocrità era, la era però di alto livello. Sfilano personaggi accuratamente vagliati da Bongiorno, destinati a imporsi non solo per la mostruosa preparazione (il dottor Massimo Inardi, in sgradita fama di parapsicologo che «leggeva nella mente» del presentatore e perfino del Signor No), per garbate bizzarrie ma anche per educazione e un certo stile, a volte fatto di ingenuo narcisismo, a volte di una ritrosia ancora diffidente, preindustriale, davanti alle telecamere.
Rischiatutto fu uno dei primi, autentici volani per la celebrità di massa, dimensione inattesa e insidiosa che stressava i concorrenti: quasi tutti i migliori alla fine si arrendevano, si lasciavano morire ormai sfiniti da settimane di studio matto e disperatissimo e notorietà invasiva, e chi li sconfiggeva subiva a sua volta la identica Nemesi.
TRA NOZIONISMO E DISIMPEGNO. Quasi tutti sarebbero tornati alla loro normalità, paghi dell'esperienza, senza restare abbarbicati a un destino da morti di fama. Talmente diversi, quei primi eroi da quiz, che non dimenticheremo più gli Inardi, le Longari, i Fabbricatore, le Toro e tanti altri con relativi exploit, polemiche, perfino vestiti, in attesa di scoprire il fatidico “look”.
Dal Cagliari campione d'Italia alla disfatta della Nazionale di Germania (Ovest), dal Lucio Battisti di Anna al Lucio Battisti di Anima Latina, da Lo chiamavano Trinità ad Altrimenti ci arrabbiamo, dalla legge sul divorzio al referendum sul divorzio, dai primi sequestri dimostrativi al primo duplice omicidio delle Brigate Rosse, quel Rischiatutto fu davvero specchio d'Italia: nozionismo, d'accordo, disimpegno – politica e suoi derivati non entravano, se entravano erano solo come elementi coreografici, scenografici insufflati dallo scafatissimo Mike -, ma di fattura raffinata.
C'era una orchestra lì dietro e, a rivedere oggi i filmati di repertorio, lo si capisce.
UN'EPOCA SNOBBATA MA IRRIPETIBILE. Si capisce anche un'altra cosa: che la televisione di oggi, con più mezzi, più frenetica, più spregiudicata, non regge il confronto.
Il Raschiatutto citazionista e buonista di Fazio in qualche modo lo ammette, si arrende all'evidenza ed è come se neppure pretendesse più di questo: soccombere a un'epoca irripetibile, a lungo snobbata, ma della quale il paragone ripropone in modo spietato divari di gusto, di preparazione, di carisma, perfino di un cinismo diverso, più sornione, più sottile dello scontato buonismo.
E non è, probabilmente, solo una faccenda nostalgica. Che lo voglia o meno, il Raschiatutto nobilita, più che recuperare, il Rischiatutto facendo piazza pulita di residui snobismi e di anatemi sulla mediocrità imperante con cui “anestetizzare le masse”.
Non è solo un ripescaggio in chiave di rilettura: è una piccola rivoluzione copernicana. Mike, passato dalla fenomenologia negativa a fenomeno, da dove è leva il braccio e saluta: «Allegria!».

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Twitter @MaxDelPapa

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