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RELIGIONE 1 Maggio Mag 2016 1800 01 maggio 2016

Islam, mappa degli italiani convertiti

Sono almeno 80 mila. Il 55% dei quali è donna. Si tratta dei nostri connazionali che abbracciano Allah. Per amore, scelta di vita o politica. Un trend crescente.

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Gli italiani convertiti all'islam sono circa 80 mila.

«Testimonio che non c'è divinità se non Allāh e testimonio che Muhammad è il Suo Messaggero».
La shahāda, atto di fede con cui il musulmano dichiara di credere in un Dio uno e unico e nella missione profetica di Maometto, condizione basilare per esser riconosciuti come islamici, è recitata da oltre 1,6 miliardi di fedeli, il 23% della popolazione mondiale.
L'islam è la seconda religione al mondo per consistenza numerica e vanta un tasso di crescita particolarmente significativo, anche in Europa, con 53 milioni di adepti, 16 milioni dei quali nella sola Ue.
DA NOI SONO 1,6 MILIONI. In Italia ci sono complessivamente 1,6 milioni di musulmani, comprensivi degli stranieri e dei figli di seconda generazione: molto meno rispetto ad altri Paesi dell'Unione.
Provengono dal Pakistan, Marocco, Bangladesh, Tunisia, Egitto e Nigeria, sono una comunità spesso osteggiata, costretta a dover pregare in moschee improvvisate in garage o all'aperto, vista l'ostilità di certe amministrazioni comunali.
La stima, tuttavia, non è esaustiva, perché l'Unione delle comunità islamiche d'Italia (Ucoii), una fra le organizzazioni fra le più attive nel nostro Paese nel coordinare l'attività dei musulmani, prende in considerazione solo il 20% delle moschee e dei centri islamici italiani.


LA CONVERSIONE VA DI MODA. E gli italiani che si sono avvicinati all'islam? Qual è il loro numero?
I dati variano molto, ma tutti illustrano una tendenza che sale: un rapporto del 2012 pubblicato su Termometro Politico, che cita dati dell'Ucoii, spiega che gli italiani convertiti all'islam erano circa 70 mila, e il numero aumenterebbe a un ritmo di circa 4 mila unità ogni anno, per cui oggi sarebbero circa 80 mila.
Altre fonti, come Yahya Sergio Yahe Pallavicin, vice presidente del Co.re.is (Comunità religiosa islamica), imam della moschea Al-Wahid di Milano, i convertiti sarebbero 50 mila, mentre per il Censur il numero salirebbe addirittura a 115 mila.
MA PER LORO È «UN RITORNO». Quella che noi definiamo però come «conversione» - che avviene recitando davanti a dei testimoni la shahāda -, è definita «ritorno all'islam»: Mohamed Ben Mohamed, presidente del Centro islamico di Centocelle, a Roma, sostiene che «noi fedeli crediamo che ogni uomo sia nato musulmano. Perciò, quello che comunemente si definisce conversione, in realtà è solo il prendere coscienza di qualcosa che si è sempre stati: per questo parliamo di ritorno».

Più della metà dei convertiti è donna: «Con Allah sono più protette»

Nel nostro Paese ci sono complessivamente 1,6 milioni di musulmani.

Un fenomeno tratteggiato in Diversamente italiani. Inchiesta shock sui convertiti all’islam, della convertita Silvia Layla Olivetti, libro-inchiesta che ci introduce in uno spaccato di vita quotidiana del nostro Paese che pochi conoscono.
INTRECCI DI CULTURE. O dal documentario NapolIslam, di Ernesto Pagano, vincitore del Biografilm Festival 2015, dove si raccontano le storie di 10 italiani convertiti all'islam e la loro quotidianità nel capoluogo campano, un'idea di fede che stava penetrando in quello che è percepito come un tessuto sociale tradizionalmente estraneo a questo tipo di contaminazioni, e che il regista dipinge magistralmente, parlandoci di piazza Mercato, dove sorge una delle più importanti moschee napoletane, ma che è pure il luogo della Madonna del Carmine (dopo San Gennaro una delle più famose icone della spiritualità cittadina), o descrivendoci intrecci di culture che convivo nella stessa città, con le zeppole e le sfogliatelle, ma questa volta halal, un dolce partenopeo che non disdegna di raggiungere i clienti musulmani golosi.
ALTRO CHE MASCHILISTI. Non è un trend prettamente maschile, dato che le convertite all'islam sono almeno il 55%, ergo più della metà.
Un dato che colpisce, visti i luoghi comuni sull'islam come fede maschilista.
Infatti, ha spiegato al Corriere.it Izzedin Elzir, imam fiorentino e presidente dell’Ucoii, quello della donna che si converte per volontà dell'uomo è uno stereotipo, visto che nell'islam «si sentono maggiormente protette, non sono oggetto di mercificazione e ritrovano una dignità perduta».
LA SPOSA? SIA MONOTEISTA. Ma non solo. «Secondo la giurisprudenza islamica se una donna vuole sposare un uomo questo deve essere convertito. Ma non è richiesto il contrario. Anzi, se un uomo decide di sposare una donna non musulmana, non c’è problema. L’importante è che questa sia fedele a una religione monoteista. Inoltre l’uomo è tenuto a rispettare il credo della donna e metterla nelle condizioni di praticarlo». Almeno in teoria.

Perché si cambia fede? Amore, ricerca spirituale o spinta politica

La moschea di Roma nella zona Nord della città, ai piedi dei Monti Parioli.

Ma cosa spinge questi italiani a «entrare in islam»?
Motivi molteplici.
In parte ci sono motivazioni di tipo sentimentale, come una relazione o un matrimonio, una situazione che accomuna molte donne e diversi uomini.
Nonostante nel Corano non ci sia alcun obbligo in merito («non c'è costrizione nella religione», sura 2,256), questo tipo di conversione avviene e crea non pochi problemi.
«Se uno diventa musulmano soltanto per sposarsi, allora non è un vero musulmano», spiega il responsabile della grande moschea di Roma.
SENSO DI INSODDISFAZIONE. In altri casi, però, parliamo invece di una ricerca spirituale molto più profonda, un senso di insoddisfazione per la spiritualità dominante cristiana.
Una sensazione di non integrazione che porta nel cercare altrove, e non nel cattolicesimo, un motivo simile a quello che spinge diversi ad aderire alle chiese evangeliche, pentecostali, avventiste o ai testimoni di Geova.
Confessioni che un tempo attraevano, non casualmente, immigrati dal Sud Italia, mentre oggi fanno proseliti fra migranti dei Paesi in via di sviluppo, come quelli sudamericani.
INCONTRI FORTUITI IN RETE. Altri sono venuti in contatto con la nuova fede a seguito dell'incontro fortuito su internet con portali informativi che invitavano a leggere il Corano o ne citavano dei passi o, se figli di matrimoni misti, nel tentativo di riscoprire le proprie radici.
Sono interessanti le motivazioni “politiche” di alcuni, spesso provenienti da esperienze in netta collisione con la spiritualità, come Hamza Roberto Piccardo, tra i fondatori nel 1990 dell'Ucoii.
Da ragazzo, ha raccontato a Panorama, pensava «che la religione fosse fatta per vecchi e bambini».
Ex militante di sinistra, nel 1971 partecipò alla fondazione de il Manifesto, poi l'Autonomia operaia.
Fu nel 1975 che divenne musulmano, dopo un viaggio in Africa, nel Sahara, dove scoprì la fede in Allah.
SCELTA SCIITA GRAZIE ALL'IRAN. Altri, come Luigi Ammar De Martino, militante nell'estrema destra napoletana negli Anni 70, hanno optato per l'islam sciita.
Lui vi aderì nel 1983, «ma prima fu una conversione politica alla rivoluzione in Iran che portò, attraverso il referendum del '79, alla Repubblica islamica. Io, che ero un militante politico peronista, fui colpito dalla storia di quel popolo perché era contro l’imperialismo occidentale e il social imperialismo sovietico. La miscredenza e il materialismo contro una fede e un messaggio. Nell’islam non esiste divisione tra religione e politica, perché in fondo cosa non è di Dio se non tutto».

C'è chi si ribella all'Occidente: «Distinguiamo il necessario dal superfluo»

Fedeli musulmani in preghiera.

Alcuni invece sono attratti dal misticismo dell'islam sufi.
La gran parte ha un passato di militanza nell’estrema sinistra o nell'estrema destra, accomunati da una critica ai valori dell'Occidente, come nel caso di Husein, romano, 53enne, che da ragazzo militava attivamente nella sinistra trotskista, che entrò nell'Ordine Sufi Tariqa Burhaniya per «il netto rifiuto dei valori dominanti e di quanto offre la società attuale e, nello stesso tempo, la ricerca di una scala di valori alternativa», un «cammino spirituale [...] come alternativa radicale alla decadenza dell’Occidente» per poter «distinguere il necessario dal superfluo, del porre un freno alle proprie passioni, della ricerca di una pulizia e sobrietà interiore ed esteriore. Aggiungo che tutto questo è qualcosa da conquistare giorno per giorno, non dato una volta per tutte, che richiede un certo spirito di sacrificio».
BALUARDO ANTI-AMERICANO. Il sufismo contraddistingue il percorso di Claudio Mutti, o Umar Amin, studioso di filologia ungro-finnica proveniente dall'estrema destra, poliglotta ed editore che ha pubblicato per le ''Edizioni all'insegna del Veltro'' libri di Gheddafi o Khomeini, che 'entrò in islam' per vari motivi, per esempio di natura geopolitica, vedendo nel Corano un baluardo contro gli americani.
Ma anche seguendo le orme del percorso fatto dal filosofo Renè Guenon, maestro della Tradizione, e di altri grandi della cultura europea, come Jünger o Goethe, vedendo in tale fede l'unica forma di sacro che in tempi moderni conserva un deposito sapienziale che consente una piena «realizzazione spirituale», assente in altre tradizioni odierne.
ALLA RICERCA DI ALTRE VIE. Questa scelta, però, è la cartina di tornasole di una crisi della religiosità tradizionale, che porta parte degli occidentali - dato che il fenomeno si ripete un po' dovunque nel continente, con percentuali magari differenti - a veder nella secolarizzazione un processo degenerativo di desacralizzazione che spinge diversi a cercare altre vie: chi in sede cristiana, chi nelle fedi orientali, chi nell'islamismo.

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