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MUSICA 11 Maggio Mag 2016 1802 11 maggio 2016

Manuel Agnelli a X-Factor, la triste fine di un guru

Icona degli Afterhours. Poseur. Quintessenza dell'indie. Ora diventa giudice a X-Factor per «donare la sua esperienza». Il declino di Agnelli, ex mito rock.

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Non è questione di purismo. E neanche di turismo, inteso come quello delle opportunità.
E non è neppure un fatto di televisione, di talent «e compagnia bella», come direbbe il giovane Holden. È un fatto di posa. Di tirarsela per venti, trent'anni in un certo modo per poi finire a fare il giudice di uno di quei programmi dei quali si dice «hanno ucciso la musica», almeno finché non ti imbarcano.
UN GURU TUTTO POSE E SPOCCHIA. Ecco, la faccenda di Agnelli Manuel, prossimo giudice di X-Factor, sta tutta qui. Perché l'Agnelli Manuel, famiglia borghese, una rispettabile e rispettata tradizione a capo dei commercianti di Abbiategrasso, dove anche lui è tornato a vivere, espressamente per seguire le orme paterne, è uno che, con le sue pose da guru vagamente sdegnoso, i lunghi capelli indie, le pose (appunto) da lesa maestà al timido germogliare di una critica - e Marinella Venegoni de la Stampa ne sa qualcosa - ecco, il giovane Manuel è stato tra gli araldi più autorevoli di un certo tipo di musica, di contesto, di weltanschauung, di zeitung, un po' blasé, molto fumè, molto indefinita, molto indie, molto alternativa, che viveva anche molto di pose, quel vago compatimento verso chi non capiva o dubitava, quell'impalpabile spocchietta, quell'indiscutibile seppur evanescente tensione contro un altrettanto vago 'regime', quel girare in processione come Madonnine dei centri sociali, quel sacro disprezzo per tutto quanto fosse commerciale, integrato, ordinario, ordinato, mainstream.
UNA SCELTA POCO COERENTE. E il gioco ha funzionato benone per un paio di decadi, poi l'indie si è trasformato a sua volta in sovrastruttura, anche per effetto di quelli come Manuel, e di pari passo però si vendevano sempre meno dischi e prendevano piede questi cimenti da tutti schifati, da tutti prima o dopo frequentati, questi musicarelli che tolgon l'acqua ai pesci da mare aperto e premiano quelli da acquario al plasma.
E insomma il Manuel era uno che, scatarrando scatarrando, irrideva i giovani «il sabato in barca a vela e il lunedì al Leoncavallo»: beh, va a finire che il sabato (il giovedì, o quello che è) l'ex giovane più indie dei giovani indie va a X-Factor e, probabilmente, il lunedì torna al Leoncavallo: la coerenza, diceva don Milani, non è più una virtù.

Una questione di pose. Perché è evidente che «se a 50 anni la pensi come a 20, hai buttato 30 anni», come diceva Muhammad Ali. Ed è arcinoto che «il tempo non aspetta nessuno»: ce l'ha insegnato Mick Jagger, che peraltro aggiungeva: «Non puoi avere sempre ciò che vuoi».
Ecco, è che a volte sarebbe meglio limitare le pose e certi aforismi scatarrosi, in attesa che il tempo ti raggiunga. O, sempre per dirla con Mick: «È facile cascare nelle tue parole, sai?», (ce l'aveva coi Clash militanti, che portavano le loro t-shirt inneggianti alle Brigate Rosse negli stadi con ingaggi miliardari).
ORA DOVRÀ GIUDICARE I FRAGOLA DI TURNO. La questione sta tutta qui. In quel je ne sais quoi deliziosamente antagonista, antimercatista, anticapitalista, che ti pone dalla parte giusta, ti fa guadagnare il pubblico consapevole, per poi finire a lanciare, come 'giudice', il prossimo Lorenzo Fragola imposto dagli sponsor, altro che bubbole.
Perché lo sappiamo tutti che il gioco, quel gioco, funziona così, è pura finzione televisiva che tuttavia non è fine a se stessa, smuove un bel pacco di interessi veicolati da alcune multinazionali della comunicazione e dell'intrattenimento. Too much monkey business.

Come un Pelù qualsiasi, cede alle sirene dei talent

Manuel Agnelli, cantante degli Afterhours.

Sì, d'accordo, il Manuel ha fatto la parte sua per la causa, ha sospinto colleghi emergenti e anche diversi emersi ma con l'acqua alla gola, nel suo ambiente è sempre stato colto come un impresario con la testa sulle spalle, uno che sapeva una cosa con certezza: «Io ho la responsabilità del lavoro di una trentina di famiglie», insomma i geni facevano la loro parte - e questo sia detto, e sia letto, con favore, sine ira et perfino con un po' di 'studio', di simpatia per un discorso di imprenditoria liberale e sagace.
Però, ecco, che bisogno c'è allora di questo continuo gioco delle tre carte? Perché passare dal Mei a Sky, dal Tora Tora a X-Factor, dai, su, come fa a non fare alzare qualche sopracciglio? Non è la stessa cosa che vederci Pupo, Pelù - che quel salto della quaglia l'ha zompato da un pezzo - o un Morgan che, bontà sua, ha almeno il pessimo gusto di farne una questione di soldi: tanti, maledetti e subito.
Nel caso di Agnelli (Manuel), invece, si sentivano già da un po' brezze propedeutiche francamente insopportabili, tipo: «Sì, forse, stiamo valutando, ci andrei a portare la mia esperienza». E qui davvero non si può far finta di niente, ma quale esperienza, questa è proprio una storia tesa, per scomodare un altro furbetto del talentino, di quelle per cui sui giovani d'oggi ci fatturo su.
NUOVO DISCO DEGLI AFTERHOURS IN ARRIVO. La verità è che Manuel ha un disco nuovo, con la vecchia ragione sociale degli Afterhours in pratica ridotta a lui stesso, e questo traino è proprio una di quelle proposte che non si possono (e, in verità, non si debbono) rifiutare.
Coerenza totale, estrema, granitica e catafratta, no, per carità; un minimo di barra, di linearità, forse, magari, anche: perché le nostre canzoni ci seguono.
I tifosi del Manuel obiettano che lui in fondo già era stato a Sanremo, e già si era speso l'anno scorso in favore dell'Expo, per dire, e ne fanno un titolo di merito: e ci manca solo che la mettano alla maniera dell'ex okkupatore Casarini, oggi partita Iva con ambizioni telepolitiche, il quale per 'spiegare' il suo sbarco alla corte di Mondadori, cioè di Berlusconi, parlava di risarcimento contro il regime. See, ciaone, così so' boni tutti, come direbbe Osho.
La verità è che, lo si accennava poco sopra, dischi se ne vendono pochetti, c'è grossa crisi, si vive di revival (il disco-culto Hai paura del buio, del 1997, è stato rilanciato nel 2013 nel contesto di un progetto ad ampio raggio con tanto di festival itinerante), i figli crescono, le mezze stagioni non si vedono più e l'epoca degli indie è un po' tramontata o, meglio, l'indie è confluito nel big business.
DA ALTERNATIVO A COLLEGA DI FEDEZ. Così i vecchi boss, dopo l'appannamento patito in quegli anni, sono tornati in sella, alcuni, come Finardi, proprio riparando sotto l'ombrello di ex indie come Casacci e Agnelli, diventati padri produttivi dei loro padri artistici, chi può si è fatto azienda egli stesso, multinazionale di se stesso come Zero che si autoproduce e si autodistribuisce scavalcando a sinistra gli indipendenti.
Oggi tirano i rapper a 5 stelle da baci Perugina che si schierano dalla parte di quelli che mettono a ferro e fuoco una città per protestare contro l'Expo, salvo pigliare un jet per andare a consolare la fidanzatina agli antipodi, e questi sono quelli da farsi amici di talent oggi, da tenersi buoni in attesa di retrologie venture.
Insomma, per dirla con Winston Churchill: «Fate sempre leva sui vostri princìpi: prima o poi, finiscono per cedere».
A 50 anni deve averlo scoperto anche Manuel Agnelli, defilato guru che, con Nietzsche, potrebbe dire: «La verità è che la verità cambia». E quindi va a donare la sua esperienza a un talent. Se poi qualche collega sibila, en privé: «Manuel sono 20 anni che deve fare qualcosa d'importante», beh, questa è solo una malevolenza senza più ragion d'essere: l'ha fatta, va ad X-Factor.

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