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ARTE 17 Maggio Mag 2016 1400 17 maggio 2016

Betlemme, il restauro made in Italy della Natività

L'eccellenza italiana salva la Basilica di Betlemme. Prima in stato di degrado. Adesso pronta a tornare a splendere. Grazie al lavoro di quasi 200 professionisti.

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Oro e argento per i raggi di luce, delicate tessere di madreperla per rappresentare i fiori e i monili della Betlemme dell'anno zero.
Il tetto di legni veneziani e turchi è terminato, ora procedono i restauri dei mosaici, poi ci saranno i colonnati e i capitelli.
Il cantiere della Basilica della Natività è un'epifania: i frammenti più puri del Cristianesimo risplendono attimo dopo attimo dal declino di quasi un millennio grazie alle mani degli italiani che hanno accettato la sfida del primo, storico grande appalto del nascente Stato di Palestina.
UN BANDO DELL'ANP. La chiesa simbolo dell'avvento di Gesù è da secoli un grande complesso condiviso da francescani, ortodossi e armeni, come il Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Il suo ritorno alla luce è una storia nella storia che rende famosa nel mondo l'azienda pratese Centro restauri Piacenti, vincitrice del bando dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) per i lavori sotto la supervisione dell'Università di Ferrara.

L'angelo dei mosaici della Natività.  

Il titolare Giammarco Piacenti, che con i fratelli ha avuto il coraggio di osare, dice che per Abu Mazen «questa basilica varrà più di un seggio all'Onu».
Dal 2013 trascorre gran parte dell'anno al cantiere, un restyling ormai integrale, ed è anche diventato un prezioso osservatore dei fatti che accadono sul posto.
SFILATA DI LEADER. Ha stretto la mano al Papa, incontrato il premier Matteo Renzi e diverse autorità nazionali e internazionali, la resurrezione della Natività è ora seguita dal Financial Times e dal Washington Post.
Gli ultimi recuperi documentati della basilica risalivano al 1400, al tetto risistemato dai veneziani. «Quando siamo arrivati ci pioveva dentro», racconta a Lettera43.it, «così ci siamo messi a lavorare come ai tempi di Giustiniano». Per riportare la Natività allo splendore bizantino.

Natività: quasi 1.000 anni di restistenza

  • Il filmato dei restauri dell'Anp.

L'imperatore d'Oriente fu il primo grande restauratore di una chiesa magica e travagliata.
L'aveva voluta Costantino un secolo prima (300 d.C.), nel luogo dove i primi cristiani celebravano la nascita del Messia: la mangiatoia che è il cuore e la culla della cristianità.
Ha resistito a saccheggi, terremoti, alla distruzione dei persiani grazie alla raffigurazione dei Re magi nei lori costumi, tra i tanti mosaici dell'era crociata che stanno riaffiorando dai lavori.
DISTRUZIONE E RINASCITA. La Natività è stata ampliata ed è da secoli meta di pellegrinaggi, ma in epoca ottomana, tra il 1600 e il 1700, i guardiani si divertivano a sparare pallottole agli angeli: i buchi alle mani e agli occhi trovati nei mosaici ne sono la prova certa.
Nel 2002 fu rifugio dei miliziani palestinesi durante l'assedio israeliano della Seconda intifada.

Betlemme, simbolo della Cristianità.


Nel 2012, l'anno del sì dell'Onu ai territori della Palestina come «Stato osservatore», la basilica è diventata patrimonio mondiale dell'Unesco (che la considerava tra i beni dell'umanità più a rischio): il la per i più grandi restauri dal 400 d.C.
«Abbiamo notato che il bando dell'Anp era affidato allo studio di progettazione Arup di Londra, un attestato di prestigio e affidabilità», spiega Piacenti. Intuite le potenzialità dell'appalto, ha candidato l'azienda che è arrivata tra le prime tre, «dopo una procedura lunga e sempre trasparente, come poi tutti i lavori».
BASILICA AMMINISTRATA DAGLI ORTODOSSI. Temeva il sorpasso della ditta americana che ha sede a Ramallah o dell'altra concorrente russa: per la legge dello status quo del 1852 che regola la custodia dei possedimenti in Terra Santa tra le autorità cristiane, la Basilica della Natività è di fatto amministrata dagli ortodossi, che sono la comunità maggioritaria in Palestina.
Invece è andata diversamente.

I mosaici bucati dalle pallottole nella basilica.


Un team multidisciplinare di accademici ed esperti coordinati dall'ateneo di Ferrara ha curato e segue le linee guida della progettazione per il recupero del complesso.
Lavori che hanno messo d'accordo i cattolici, gli armeni e gli ortodossi da due millenni in difficile coesistenza in Terra Santa. Lo stesso patriarcato maronita a Gerusalemme ha definito le opere «oltre le aspettative» per il riemergere di «meraviglie straordinarie nascoste dal tempo».
ORGOGLIO ITALIANO. Quasi 150 metri quadrati di mosaici realizzati tra il 1100 e il 1200 sono stati restaurati, il tetto marcito è un ricordo.
Miniaturisti, chimici, archeologi, ingegneri, architetti e decine di altri specialisti lavorano da due anni e mezzo a questa grande scommessa. C'è il Cnr di Firenze, accanto agli esperti della Sapienza e di altri atenei come lo Iuav di Venezia. Quasi tutti italiani.

Da Prato a Betlemme: gli artigiani dell'eccellenza

Giammarco Piacenti, imprenditore con la kefiah.


«Si tratta di 169 professionisti da più di 60 tra aziende, équipe e singoli incaricati. Abbiamo messo insieme il miglior gruppo di restauratori al mondo», spiega l'imprenditore. Tanti ragazzi dai laboratori e dalle scuole di alta formazione di Ravenna, Venezia, del Lazio e della Sicilia: un esempio di eccellenza nazionale.
Il tetto è costato circa 2 milioni di dollari: donazioni che all'inizio venivano dalla diaspora palestinese (ricorre ogni 15 maggio l'anniversario della Nakba, l'esodo dal 1948), circa 800 mila dollari.
ISRAELE ACCONSENTE. Poi l'ombrello si è allargato. Ora i soldi arrivano anche dagli Usa, dal Vaticano e da altri Paesi europei: ci vorranno quasi 20 milioni, ma ormai il gettito è continuo, il circuito si è azionato.
Il cantiere Piacenti lavora «in piena sintonia con i palestinesi e con tutte le rappresentanze cristiane a Betlemme». Il sindaco Vera Baboun, cattolica di Fatah, è nel Comitato presidenziale per i restauri, tutte le autorità locali collaborano, 30 container sono partiti dall'Italia direttamente verso la Terra Santa con il lasseiz faire di Israele, che non ostacola.

Natività, lavori in corso.  

Il recupero della Natività è stato di recente presentato anche a Tel Aviv, un raro esempio di convivenza possibile e costruttiva in un contesto a dir poco difficile.
Alle porte della basilica scorre il muro della West Bank, dipinto e immortalato da Bansky con Giuseppe e Maria in viaggio verso Betlemme: la zona è nelle mire dell'espansione dei coloni, ai check-point verso Israele esplodono scontri e si manifesta, anche per la Nakba («catastrofe»), diversi morti della cosiddetta Intifada dei coltelli sono di questa città.
UNA SPA GLOCAL. Piacenti e la sua azienda si sono saputi calare, con successo, al centro della cristianità e del conflitto mediorientale, un salto (anche) geopolitico notevole per una famiglia di tradizione artigiana che ha le sue radici nell'Appenino tosco-emiliano.
Il segreto è stato aprirsi alla globalizzazione e al mondo. «Nasciamo nel 1875, da un bisnonno falegname ed ebanista a Cavarzano, in alta Val di Bisenzio», ricorda l'imprenditore.

La provocazione di Banksy sulla West Bank.


Il figlio e il nipote si sono formati nelle migliori scuole di bottega dei maestri toscani.
Finché l'arte di riparare mobili, quadri, violini dei Piacenti non ha fatto il salto industriale negli Anni 60 e 70 e oggi il pronipote Giammarco e i fratelli guidano una «spa con 1 milione di euro di capitale sociale e 3 milioni annui di fatturato annui».
ARTIGIANI DEL MONDO. Gli appalti, tra gli altri, agli Uffizi e al Museo del Novecento a Milano, ai beni Unesco in Turchia Russia, Cina e Palestina, nel vicino ed Estremo oriente, sono il frutto dell'«internazionalizzazione e della collaborazione con i massimi centri di ricerca e accademici per la conservazione di beni culturali».
«Uno scambio e un accrescimento continui, ma il nostro spirito è rimasto artigianale, di bottega», chiosa Piacenti in ripartenza per Betlemme.
Verso un cantiere rimandato a lungo, ma che ora va molto più veloce di molti restauri infiniti in Italia.

Twitter @BarbaraCiolli

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