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INTERVISTA 18 Maggio Mag 2016 1000 18 maggio 2016

Gomorra 2, Comencini: «Il male è donna»

Femmine feroci. Ruvide. E spietate. Tipo Scianel. La regista Comencini a L43: «Le camorriste non sono migliori degli uomini. Come le iene, comandano».

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Il potere? Un'esclusiva degli uomini. Soprattutto quello malavitoso.
O almeno così è nell'immaginario collettivo.
Poi è arrivata la seconda stagione di Gomorra, la serie cult ispirata al libro di Roberto Saviano, e qualcosa è cambiato.
«PIÙ FEROCI DEI MASCHI». Ci sono anche le donne all'apice dell'impero criminale.
Una visione al femminile del male che Stefano Sollima, regista e supervisore della fiction, ha affidato a Francesca Comencini (sua la regia degli episodi 4, 9, 10).
«Nel sistema della camorra le donne non sono migliori degli uomini», racconta a Lettera43.it.
«Sono coinvolte, schiacciate e cambiate nel loro modo di essere. E a volte persino più feroci dei maschi».


Una scena di Gomorra 2 e, nel riquadro al centro, la regista Francesca Comencini.


DOMANDA. In Gomorra 2 le donne hanno un ruolo chiave.
RISPOSTA. Su tutte spicca Scianel (interpretata da Cristina Donadio, ndr), ruvida, diffidente, spietata. Ha un solo interesse: comandare.
D. Come un boss.
R. Scianel si sente affine alla natura delle iene, dove a capo del branco ci sono le femmine. Pensa solo al lavoro, non ha famiglia né legami e in questo modo diventa la regina della droga di Scampia.
D. Qual è il suo apporto nel sistema creativo della serie?
R. Portare uno sguardo femminile sul male. Perché le donne lo conoscono bene da millenni: lo hanno subito, ne sono state prede e quindi ne hanno una comprensione profonda.
D. È stato difficile dare forma a questo male?
R. C’è stato grande confronto con gli autori. L’intervento di noi registi (con la Comencini Stefano Sollima, Claudio Cupellini, Claudio Giovannesi, ndr) è più che altro quello di mettere in forma umana, sentimentale e visiva la sceneggiatura. E raccontare una realtà senza vie di mezzo.
D. Una visione forse esagerata?
R. No. Nei dialoghi spesso sono citati modi di parlare che si conoscono attraverso le intercettazioni. E poi sono molte le donne boss di cui racconta la cronaca.
D. Potranno avere soldi e potere, ma i protagonisti della serie fanno una vita orribile.
R. Se entri in un quel mondo la tua vita è segnata. Lì si perde la cognizione del valore della vita umana. È una tragedia moderna quella che sta vivendo l’Italia. E la realtà è persino peggiore di quella che si vede nella serie.
D. Nei suoi film come Un Giorno speciale e Lo spazio bianco lei ha sempre trattato storie private, intime, fatte di sentimenti.
R. Ho sempre cercato di raccontare il mio Paese, mettendo in scena i condizionamenti sociali, politici, storici che intervengono in un rapporto, fra uomo e donna o fra madre e figlia.
D. È stato complicato cimentarsi con il genere action/crime?
R. Diciamo di sì. È richiesto un prodotto di altissima qualità da realizzare in condizioni estreme, spesso in esterni e da consegnare in fretta. Ho studiato molto, temo sempre di non essere all’altezza.
D. Quali sono state le difficoltà maggiori?
R. Questo è un prodotto considerato ''maschile'' e in più dirigere un cast così numeroso, sia artistico sia tecnico, composto nella maggior parte da uomini, non è stato affatto semplice.
D. Ci è riuscita?
R. Dimostrare di reggere la tensione psicologica meglio degli uomini è stata una delle mie più grandi soddisfazioni. Spero di aver aperto una strada alle donne che vogliono cimentarsi con progetti cinematografici così complessi.
D. In Italia però i produttori preferiscono puntare sugli uomini. Come se con le donne il rischio di fallire fosse troppo alto.
R. Non a caso nel cinema italiano solo il 7% sono registe femmine. Certo, ci sono più possibilità rispetto al passato, ma il percorso è ancora lungo. La libertà di esprimerci come autrici è ancora una conquista fragile, che va difesa.


Twitter @antonellamatran

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