RACCONTO 22 Maggio Mag 2016 1500 22 maggio 2016

Legione straniera, storia dell'italiano Danilo Pagliaro

Nome in codice Pedro Perrini. Per vent'anni nel corpo della Legione straniera. Tra sveglie alle 6, 1.200 euro di paga e missioni in Africa. «Così ti cambia la vita».

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Si chiama Danilo Pagliaro, nome in codice Pedro Perrini.
Veneziano, classe 1957, ha indossato il kèpi blanc - tipico copricapo - nel 1994, quando a 37 anni è entrato nella Légion étrangère, la Legione straniera, storico Corpo d'élite dell'esercito francese.
Una delle forze militari più temute che, da sempre, ha affascinato i giovani in cerca d’avventura di tutto il mondo.
«Sono un legionario e il mio mestiere è fare la guerra», così inizia il suo libro, scritto a quattro mani assieme al giornalista Andrea Sceresini: Mai avere paura, vita di un legionario non pentito (Chiarelettere, 226 pagine, 16 euro).
Un libro che, a differenza di quanto si può pensare, non parla di guerra.
O meglio, lo fa in maniera collaterale.
NUOVO SENSO ALLA VITA. Perché nella vita di un soldato le armi e i conflitti sono il pane quotidiano.
Mai avere paura non è neanche la storia di un militare affranto o di un killer alla ricerca di redenzione.
Ma quella di un padre di famiglia che, per dare un nuovo senso alla sua vita, decise di arruolarsi e cambiare per sempre la sua esistenza.
Non solo. Il libro è anche un inno d’amore verso la Legione.
Nel 1994 Danilo Pagliaro voleva mettersi in gioco. Dopo aver provato senza successo a entrare in polizia, si trasferì in Francia e si presentò ad Aubagne, sede della caserma per il reclutamento della Legione straniera.
«SOLDI E VIAGGI ESOTICI». «Ho realizzato che avrei potuto avere la possibilità di entrare a far parte delle Forze armate», racconta a Lettera43.it.
«La Legione mi permetteva di raggiungere la mia aspirazione: lavorare facendo una cosa che mi piaceva, che mi realizzava e che mi dava stimoli importanti. Cercavo un lavoro e uno stipendio sicuro, la possibilità di viaggiare, di vedere posti nuovi, di vivere all’estero in luoghi esotici e lontani».
Ci riuscì. E questa scelta lo ha portato a combattere in molte zone del mondo. Soprattutto in Africa: Camerun, Gibuti e Repubblica centrafricana.

Nome in codice Pedro Perrini: cancellata la vecchia esistenza

Membri della Legione straniera in marcia e, nel riquadro, il libro di Danilo Pagliaro.

«Il caporal-chef ha scribacchiato qualcosa su un modulo, poi ha alzato lo sguardo, mi ha fissato negli occhi e ha annunciato la mia nuova identità: “Pedro Perrini, nato a Roma nel 1957, stato civile celibe”».
Era la nuova vita di Danilo.
I vecchi documenti non gli servivano più e la sua precedente esistenza fu completamente cancellata con un colpo di penna.
SCOPERTA UNA FAMIGLIA. Era quello che voleva. «Grazie alla Legione la mia vita è cambiata. Ho scoperto una nuova famiglia fatta di valori e tradizioni che nemmeno immaginavo», ci dice Danilo, dopo più di 20 anni passati nel Corpo.
Una nuova famiglia che gli è stata sempre vicino nei momenti più belli e in quelli più difficili.
Come quando, dopo la morte di sua madre «il capitano di allora, contro tutte le regole e contro gli ordini del comando, mi ha mandato a casa a Venezia, coprendomi personalmente. E mentre io ero in viaggio verso l’Italia, senza dirmi niente, tutto lo squadrone, dal capitano ai legionari, sono andati alla cappella per una messa nella sua memoria».

I nuovi legionari? «Quando scoprono la sveglia alle 6 mollano»

Visite mediche per entrare nella Legione

La Legione straniera da sempre porta con sé miti e leggende.
In passato chi si arruolava cercava di dare un senso alla propria vita.
Qualcuno voleva sparire. Altri volevano solo avere una seconda possibilità.
«Una volta», spiega Pagliaro, «arrivavano persone rifiutate dalla società o che rifiutavano la società, avventurieri, gente che fuggiva, non necessariamente dalla legge, ma dalla vita che per tanti motivi li opprimeva».
Oggi è diverso. Sono cambiati i tempi e di conseguenza anche gli aspiranti legionari.
FACEBOOK-DIPENDENTI. «Molti di quelli che si vogliono arruolare sono il prodotto della nostra società. Hanno il telefonino al quale non riescono a rinunciare, hanno il computer e il loro account su Facebook sul quale scrivono anche quando vanno al gabinetto».
Ma indossare il kèpi blanc non è come indossare un cappello da baseball.
Non è una moda da seguire. Ci vuole sacrificio e dedizione.
Per questo, molti di loro, «quando arrivano qui e si accorgono che ci si sveglia alle sei del mattino, mollano».
REGOLE DURE DA ACCETTARE. La Legione dà tanto, «ma bisogna accettarne le regole». È impensabile «venire qui attirati dal mito del soldato, del guerriero, dell’avventura, della durezza dell’ambiente, per poi non rinunciare alle proprie regole e alla propria mentalità. Non crede?».

L’addestramento non finisce mai: test fisici e tanto poligono

Addestramento con le armi da fuoco

«Per arruolarsi», dice Pagliaro», ci si presenta in qualsiasi giorno. Non ci sono né concorsi né orari».
Ma oggi, a causa della situazione internazionale, «è meglio arrivare durante la settimana in orario di ufficio, perché per ragioni di sicurezza si tende a minimizzare i rischi».
Bisogna avere un documento valido, «meglio un passaporto», precisa.
A quel punto l’aspirante legionario viene fatto entrare e iniziano i colloqui e le prove fisiche.
PROVE ELIMINATORIE. «Ogni test è eliminatorio e chi fallisce viene mandato via subito».
Se si passano i primi ostacoli in due o tre settimane le reclute vengono mandate a Castelnaudary, «per l’istruzione di base che dura circa quattro mesi».
Se si superano anche questo step «si viene mandati dal Reggimento».
USCITE SUL TERRENO. Nella vita «normale», come la chiama Pagliaro, l’addestramento non finisce mai. «Facciamo sempre nuovi corsi, test fisici, uscite sul terreno e tanto poligono».

Sipendio base 1.200 euro: ma in guerra raddoppia

Primo giorno e primi esercizi per le nuove reclute

Anche i legionari, come in qualsiasi lavoro, hanno un contratto.
«Il primo viene firmato a Castelnaudary ed è di cinque anni, successivamente si rinnova da uno fino a tre».
Dopo più di 20 anni di servizio Danilo prende 1.660 euro al mese.
«Questo perché sono arrivato al massimo dello stipendio. All’inizio un soldato della Legione prende 1.200 euro che possono essere raddoppiati quando si parte per una missione, più i premi».
VITTO E ALLOGGIO. Ai legionari, oltre al salario, viene fornito tutto: vitto, alloggio ed equipaggiamento.
E se si cambia idea, una volta firmato, ci si può tirare indietro?
«Se ci sono dei motivi validi si può fare domanda per il proscioglimento anticipato, oppure si aspetta la fine del contratto in corso».
ANDARSENE È POSSIBILE. Il legionario non è obbligato a fare un nuovo contratto. «Ogni anno bisogna passare a rapporto davanti al proprio capitano per fare il punto della situazione e vedere se si vuole continuare, se si vuole fare carriera, se si vuole essere trasferito o se si vuole abbandonare».

Missioni soprattutto in Africa: ma dopo il 13 novembre pure in Francia

Soldato della Legione Straniera in azione in Mali

La Legione straniera è impegnata in diversi fronti.
«Siamo presenti nella Guyana francese per proteggere il centro spaziale di Kourou e per controllare la foresta fino alle frontiere, oltre a gestire il centro di formazione al combattimento in giungla. Poi a Mayotte, l’isola più meridionale delle Comore, situata nel canale del Mozambico e negli Emirati Arabi, da dove però ci stiamo trasferendo».
Altre missioni specifiche sono in atto in Costa d’Avorio, Ciad, Repubblica Centrafricana, Nuova Caledonia e Martinica, un’isola nelle Antille.
OPERATIVI ANCHE IN MALI. Ma a seguito dell’avanzata dei gruppi islamisti, la Legione è operativa anche nel Sahara Occidentale e in Mali.
E dopo gli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre 2015 è molto attiva anche per il controllo e la protezione del territorio nazionale.
Sempre con lo stesso motto inciso nella bandiera: Honneur et Fidelité. «Onore e fedeltà. Fino alla fine, costi quello che costi», ricorda Danilo Pagliaro, nome in codice Pedro Perrini.


Twitter @fabio_polese

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