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CINEMA 25 Maggio Mag 2016 1801 25 maggio 2016

Plagio Ellis, De Niro minaccia la Grassi di querela

Lei l'ha accusato di averle rubato la sceneggiatura. Lui risponde col suo legale: «Ritrattate o denunciamo per calunnia». Nessuna ammissione, e l'inchiesta va avanti.

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La sceneggiatrice italiana Stefania Grassi e l'attore Robert De Niro.

Hanno provato a offrirle dei soldi perché si arrendesse. Ma lei ha rifiutato. Ora la minacciano di querela. In pubblico, Robert De Niro sorride mentre si presenta a Cannes col film Hands of Stone, ma in privato è decisamente arrabbiato con Stefania Grassi, la sceneggiatrice italiana che l'ha denunciato per il plagio del corto Ellis.
A dirlo è il suo avvocato Thomas Harvey, in un'email inviata a Simone Bodio, legale della Grassi, che aveva inviato il suo Uomo in Frac all'attore perché vi recitasse e ha ritrovato le sue parole nelle immagini e nel monologo di Ellis.
«MOLTO ARRABBIATO». «Il mio assistito è molto arrabbiato, se non ritrattate le accuse procederemo con una denuncia per calunnia e diffamazione», è il sunto di un'email e due conversazioni telefoniche.
Ma Stefania e i suoi avvocati vanno avanti. Antonio Petrongolo, per esempio, ha già fatto sapere ad Harvey che sarà chiamato in Italia a deporre in quanto persona informata dei fatti. Simone Bodio gli ha dato appuntamento a Milano, ricevendo come risposta un: «Ci vedremo anche negli Stati Uniti».
È rottura totale, non può esserci spazio di mediazione. Bodio ha chiesto ad Harvey se volesse inviare una proposta formale di transazione, in cui «prima ancora dei soldi, che alla mia cliente interessano relativamente, ci sia la volontà di riconoscere il plagio e presentare scuse formali».
«Nessuna proposta», la risposta di Harvey. E allora si va avanti con i giudici.
PRIMI TESTIMONI IN PROCURA. La procura di Milano ha già iniziato a sentire i testimoni, e in mano ha un'enorme mole di prove che Bodio, nell'email di risposta ad Harvey, ha definito «notevoli e incriminatrici».
Ma a dare fiducia ai legali di Stefania Grassi sono anche le continue contraddizioni in cui cadono gli avvocati di De Niro. Nell'ultima email di Harvey, ancora una volta, si esclude ogni responsabilità dell'ex Toro Scatenato, che ha partecipato al progetto solo in qualità d'attore, senza avere ruolo attivo nella scrittura della sceneggiatura o della produzione. Ma Ellis è prodotto da TriBeCa, di cui De Niro è fondatore, ed è difficile immaginare che un progetto a cui prende parte come attore non passi anche per le sue mani.

  • La comparazione tra Ellis e L'uomo in Frac.

Nello stesso messaggio di posta elettronico ricevuto da Bodio, poi, si racconta una nuova versione della genesi dell'opera. Intanto scrittore e regista si fondono nella figura di JR, ed Eric Roth, che a tutti gli effetti è accreditato come sceneggiatore di Ellis, non viene mai citato. Poi si allega il link Amazon del libro da cui JR avrebbe preso ispirazione, Forgotten Ellis Island: The Extraordinary Story of America's Immigrant Hospital, di Lorie Conway.
LA SCENEGGIATURA NON SI TROVA. «Il fatto è che noi abbiamo fatto richiesta perché ci mandassero la sceneggiatura registrata», spiega l'avvocato Petrongolo, «ma non ci hanno dato alcuna risposta. Questa sceneggiatura è sparita nel nulla, non si trova».
Per Petrongolo, poi, c'è un altro problema: «Conway e l'editore del libro hanno fornito l'autorizzazione perché si realizzasse un film? Non risulta nemmeno questo».
E a dare un'occhiata su Google, non risulta nemmeno che Forgotten Ellis Island, sia mai stato citato prima come fonte d'ispirazione. In numerose interviste, JR parla invece di un altro libro, solo fotografico, Ghosts of Freedom di Stephen Wilkes.
«Sto perdendo la pazienza, non è un modo di fare da legale americano», commenta Petrongolo.
«ALLE PAROLE RISPONDO CON I DOCUMENTI». «Non mi fanno paura, perché a ogni parola posso rispondere con documenti già in mano al pm», conferma Stefania Grassi, che ha perso tutti i suoi risparmi per inseguire il sogno di vedere De Niro recitare nel suo film e ora vive con la figlia in una casa popolare.
Anche per colpa dei soldi dati a Danilo Mezzetti (in arte Mattei), amico e contatto spesso utilizzato dall'attore per le offerte in Italia, gravato, tra l'altro, da una condanna a sei anni per la collaborazione col boss del narcotraffico Rino Bonifacio: «Mattei mi ha truffato, e l'ha fatto anche con altre persone. De Niro non ha mai preso le distanze da lui» si lamenta Grassi, «anzi, il suo nome continua a finire vicino a quello del suo amico italiano in diversi articoli, ultimi quelli che riguardano il remake di Vacanze Romane. Perché l'attore più grande del mondo protegge un pregiudicato?».
La battaglia va avanti. «È David contro Golia, anzi, il mio cliente è ancora meno di David», commenta Bodio. Solo che al posto della fionda e di un sasso, è armata di prove e documenti. Tanti, «notevoli e incriminatori».

Twitter @GabrieleLippi1

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