Lercio 160527152708
SATIRA 27 Maggio Mag 2016 1600 27 maggio 2016

Intervista con Lercio, il lato oscuro dei giornali online

''Radio Maria passa i Megadeth'', e qualcuno ci crede pure. Da ''Scamarcio trovato vivo nel suo appartamento'' a Studio aperto serio, Lettera43.it incontra il sito di fake news italiano: «Sul web non si può più scherzare...».

  • ...

La genialità, spesso, è nelle cose più semplici.
Dietro alla frase ''Scamarcio ritrovato vivo nel suo appartamento'' non c’è una grande architettura comica, eppure a leggerla su un quotidiano difficilmente ci si potrà trattenere da una risata.
È con titoli come questo che il sito di notizie false Lercio.it ha sbancato in Rete, arrivando ad avere più di 700 mila like sulla pagina Facebook e 155 mila follower su Twitter: numeri degni degli autorevoli media di cui fa la parodia.
«IL LATO OSCURO DEI GIORNALI». «Siamo il lato oscuro dei giornali», dichiara a Lettera43.it Davide Rossi, uno dei fondatori, «in particolare di quelli online. Mettiamo in luce la bassa qualità di un giornalismo interessato solo a far clamore e ad acchiappare clic. Una degenerazione particolarmente diffusa sul web. Non avremmo così successo se la gente non riconoscesse nelle nostre notizie la presa per i fondelli del sistema esistente».
LA SCUOLA LUTTAZZI. Non per niente su Facebook è nata la pagina ''Ah, ma non è Lercio'', che raccoglie notizie vere così assurde da sconfinare nel paradossale.
Nato nell’ottobre del 2012, Lercio si sviluppa dal collettivo satirico Acido Lattico, che riuniva parte degli autori della rubrica La Palestra di Daniele Luttazzi. Quando uno di loro, Michele Incollu, si è presentato con l’idea del sito, tutto era pronto perché la bomba venisse scagliata sul web.
Per chi volesse toccare con mano la creatività dei suoi autori (la redazione è composta da 39 persone), Lercio si esibisce in un cabaret live domenica 29 maggio 2016 al festival Parco Tittoni di Desio.

Una homepage di Lercio.it

DOMANDA. Come avete scelto il nome?
RISPOSTA. Lercio deriva da Leggo, che qualche mese dopo il nostro arrivo ha dovuto cambiare il suo font. Era troppo simile a quello che usiamo noi.
D. Ma non hanno chiesto che lo cambiaste voi?
R. No, hanno trasformato il loro. Penso che per loro sarebbe stato troppo umiliante chiederci di modificare il nostro.
D. Qual è il segreto del vostro successo?
R. Intanto perché quello che scriviamo fa ridere. Anche se questa è forse una motivazione un po’ arrogante.
D. Una meno arrogante?
R. Una spiegazione più pratica è che una cosa come Lercio mancava da un po' di anni in Italia, e noi abbiamo riempito questo vuoto. Sulla nostra scia sono nati diversi cloni, ma abbastanza poco riusciti.
D. Rispetto a quando avete iniziato arrivano critiche o tutti hanno capito che si tratta solo di satira?
R. Sarebbe bello dire che l'han capito tutti, ma purtroppo non è così.
D. Perché?
R. Basta guardare i commenti e certe condivisioni. Molti lettori non notano neanche chi pubblica la notizia: basterebbe questo per capire che si tratta di satira.
D. È significativo?
R. Certo, dimostra la superficialità della Rete, dove l’approfondimento si ferma al titolo. È il problema di internet: ha completamente ucciso la criticità della gente. Tutto quello che leggi è vero, e quindi da prendere sul serio: una tendenza che uccide la satira.
D. Il vostro è anche un modo per prendere in giro la bassa qualità dell'informazione online?
R. È quello che ci ha spinto a fondare il sito. L’ideatore Michele Incollu apriva Leggo e vedendo le notizie che pubblica ha deciso di prendere per i fondelli quel giornalismo: quello scandalistico, urlato e sensazionalistico.
D. Una tendenza non solo di Leggo
R. No, certo, noi abbiamo preso quello come modello generale, ma è un difetto che hanno tutte le testate, in particolare quelle online. È molto più facile mettere robaccia su internet senza verificare. Tanto che spesso ci superano alla grande.
D. Qual è stata la vostra bomba più riuscita?
R. L'articolo che ha fatto più condivisioni, e siamo più o meno sulle 600 mila, era ''Psichiatra avvisa: chi posta foto di gatti su Facebook è un potenziale serial killer''. Questo a livello di numeri aveva fatto il botto.
D. E a livello artistico?
R. I due titoli premiati come miglior battuta ai Macchianera Awards nel 2014 e nel 2015: ''Giornalista di Studio aperto non sa di essere in onda e dà una notizia di economia'' e ''Macchinista fa arrivare treno in orario e viene denunciato per apologia del fascismo''.
D. Far cadere in trappola gli altri giornali è un vostro obiettivo?
R. No, il nostro unico obiettivo è far ridere. Ridere e magari far pensare. È allarmante che a volte veniamo presi sul serio. Vuol dire che c'è un problema di fondo. Certo, quando giornali autorevoli riprendono le nostre notizie ci facciamo delle belle risate.
D. Succede spesso?
R. È successo con la Repubblica due volte, alla prima non hanno imparato la lezione. Abbiamo dovuto fargli presente che le notizie erano nostre.
D. Di cosa si trattava?
R. La prima, ed è stato uno dei momenti in cui siamo cresciuti di più in termini di lettori, era ''Errore del sistema operativo: Radio Maria passa i Megadeth''. C'era tutta la notizia, con questo funzionario, Pio Settimino, che aveva mandato musica trash metal perché si annoiava.
D. Bastava leggere l'articolo per capire che era falso…
R. Certo, la notizia aveva però cominciato a circolare su internet e il direttore di Radio Maria aveva dovuto smentire.
D. E l’altra?
R. Era una notizia legata a un'esecuzione dell'Isis. Avevamo citato una Onlus fittizia, che ci eravamo completamente inventati. Grillo aveva lanciato l'hashtag ''Non leggo la Repubblica perché usa Lercio come fonte''.
D. Una bella pubblicità…
R. Sì, anche se in quel caso abbiamo dovuto fare due smentite: dire che la notizia era falsa e smarcarci da Grillo che stava subito approfittando dell'errore.
D. Ricevete denunce?
R. Finora no, qualche minaccia, ma si ferma lì. Per fortuna si applicano le leggi sulla satira, non quelle a cui devono sottostare gli altri giornali. Due avvocati, comunque, ce li abbiamo...
D. Spesso i titoli più credibili sono quelli più belli.
R. Perché sono quelli che mettono più in evidenza i limiti del giornalismo vero. A differenza delle notizie evidentemente incredibili, che fanno ridere ma non hanno un appiglio sul reale.
D. Ma sono anche quelle che vanno meglio su internet?
R. In realtà no, quelle che funzionano di più sono quelle che toccano temi comuni a tutti. Situazioni che chiunque ha affrontato almeno una volta.
D. Avete mai dato una notizia vera?
R. Ci avevamo pensato per un pesce d'aprile, e scrivere sotto ''notizie vere''. Poi ci siamo detti che c'è gente che certe notizie le diffonde già di mestiere.
D. Una bufala al volo su Lettera43.it?
R.
«Lercio compra Lettera43 e lo trasforma in un giornale serio».


Twitter @apradabianchi

Articoli Correlati

Potresti esserti perso