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RECENSIONE 1 Giugno Giu 2016 1200 01 giugno 2016

Dov'è Mario?, una sit-com apprezzata dalle sue vittime

Corrado Guzzanti mette in croce gli intellettuali snob. Che però esaltano la serie. Bersagli felici, potenziati dal veleno del comico. Ecco perché la partita è persa.

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Corrado Guzzanti.

Sarà un caso, ma la nuova serie di Corrado Guzzanti che mette in croce gli intellettuali snob è stata esaltata dagli intellettuali snob.
I bersagli, felici di essersi riconosciuti nella trama del racconto, ringraziano, sentendosi legittimati a potenziare la loro essenza: quella di una stronzaggine irreversibile, almeno nella percezione dell'autore, che ricorre all'escamotage del doppelgänger, l'alter ego che con la luna piena vede crescere l'altra parte di sé, quella volgare, popolana, imbarazzante.
Dov'è Mario? è stata definita come la storia di Dr Jekyll e Mr Hyde virata in grottesco, erroneamente però: non c'è un lato positivo da giustapporre a un corrispondente infelice; ci sono due lati pessimi.
È per questo che l'autore - un Guzzanti visibilmente appesantito, invecchiato - confessa di non riuscire a capire per chi egli parteggi, in verità.
SARCASMO PIÙ CHE IRONIA. Sembra quasi che le ultime scintille di empatia, di bonaria crudeltà per i suoi personaggi, Guzzanti, insieme con il coautore Mattia Torre, le abbia esaurite e si risolva ormai a lasciare libero sfogo a un sarcasmo che ha preso il posto dell'ironia, del divertimento: se Bambea (che assona con bamba, bambineria, il narcisismo degli stupidi e degli infantili) è odioso, e lo è, Bizio il guitto è deprimente, incurabile: non un antidoto, un completamento allo squallore di un individuo tristo nel profondo.
Insieme saldano una visione del mondo, almeno dell'Italia, che non lascia speranze di redenzione.
NEPPURE SFOTTERLI FUNZIONA. Perché neppure 'percularli' ottiene più effetto. Perché va bene così, noi ci siamo, siamo così, con le nostre pochezze, con la grettezza che La grande bellezza aveva già tratteggiato, ma forse, in fondo in fondo, con un certo compiacimento dell'inevitabilità, e ci saremo anche domani.
Più li metti alla berlina, più se ne gloriano: la civiltà dell'immagine, che tanto civile non è, è anche questo, una degenerazione dell'aforisma di Oscar Wilde, «Parlate anche male di me, ma parlatene».

Viene inscenato un teatrino-Matrioska

Guzzanti è tornato con una mini serie su Sky.

E così, sciamano gli intellòni e le intelline, gli aspiranti tali che cominciano con l'atteggiarsi, l'intendenza seguirà; affiorano in ordine sparso nella sit-com ma abbondano pure nel circo a contorno, quello delle interviste, del dibattito con l'autore, imbeccato a bòtte di 'comedire', 'inqualchemmodo', 'disciamo', e il famigerato 'esatto' appena Guzzanti prova a chiarire un pensiero, una intuizione: esatto, io l'avevo capito ancor prima di te.
Tipico atteggiamento da Mario Bambea.
Se ne inscena un teatrino-Matrioska, una rappresentazione nella rappresentazione, una parodia sulla parodia spiraliforme, senza uscita. Non è l'osceno oltre il porno percepito da Carmelo Bene, è un insceno, in scena, uno stare dentro la finzione, la fiction di cui si discute.
ARRESI ALLA DISPERAZIONE. Dicono che, in maturità, gli artisti, gli uomini intelligenti siano destinati ad arrendersi alla disperazione del realismo.
Anche Frank Zappa, che per 25 anni e 100 album sulfurei mise in croce l'America in ogni sua sacra rappresentazione, in limitare di vita s'era consegnato a un pessimismo oscuro, dove non c'era più posto per la leggerezza dello sberleffo (si ascolti il definitivo e raggelante Civilization Phase III, uscito postumo).
La constatazione che il mondo non cambia, peggiora soltanto; e che gli sprazzi di entusiasmo, di acutezza, di creatività servono a poco, non servono ad arginare la spazzatura sempre più montante al di là della risata, della delizia dell'ascolto di un attimo.

È la realtà che supera le invenzioni del comico

Guzzanti nella serie tivù ''Dov'è Mario?'' prende in giro gli intellettuali snob.

Ma come si fa a far satira su una classe intellettuale che con decadente sussiego si perde (in televisione) a discutere di massimi sistemi e minima moralia mentre fuori, nella Capitale reale, nessuno più ritira neanche la monnezza?
Ma non è la realtà che supera ogni castigat ridendo mores, che toglie ogni ossigeno alle invenzioni di un comico, che finisce per razzolare oltre il trash?
NON C'È PIÙ SPAZIO. Ecco, forse Corrado senza dirlo voleva suggerirci questo con le quattro puntate di Dov'è Mario?: che a questo punto la cupezza naturale dell'umorista rischia il suicidio, che non c'è più spazio per andare oltre, per immaginare alcuna distopia perché la tenacia nel brutto e nel disperato è arrivata a un punto siderale, irraggiungibile, un punto di non ritorno.
Per chi parteggia Guzzanti? Per nessuno, non per il lato blasé non per quello naif.
Per nessuno, forse neanche per se stesso: perché si riconosce, suo malgrado ma inevitabilmente, in un contesto che è anche il suo, hai voglia a sputtanarlo, è anche il suo, gli appartiene per estrazione sociale, per romanità pariolina, per faccia persino, come hanno subito capito i suoi bersagli accorsi a esaltarlo.
UNA PARTITA PERSA. E quando le tue vittime ti applaudono, ti portano in trionfo come una Madonna inchinata in processione, quando ti fanno corona per mostrarsi, quando ti compromettono nel tuo stesso gioco, quando escono potenziati dal tuo veleno, come scarafaggi sopravvissuti all'Apocalisse, vuole dire che qualcosa non va, vuol dire che hai perso la partita, per quanto bravo, cattivo, divertente, raggelante tu possa essere.


Twitter @MaxDelPapa

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