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ARTE 1 Giugno Giu 2016 1852 01 giugno 2016

Musica, le star contro YouTube

Da Katy Perry a Pharrell Williams, gli artisti chiedono al gigante dei video on-line più ricavi dalle visualizzazioni e nuove regole.

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Katy Perry durante il Super Bowl.

L'industria della musica contro YouTube, considerato il nuovo maggiore nemico.
Da Katy Perry a Billy Joel, passando per Eagles e Christina Aguilera, un esercito di star chiede di rivedere le regole che consentono al colosso dei video di operare nelle «modalità attuali».
E chiede a YouTube di pagare di più in royalty. Lo riporta il New York Times.
Con più di un miliardo di clienti, il sito è stato considerato a lungo dall'industria della musica come vitale per la promozione di canzoni e per la caccia a nuovi talenti.
MONETIZZARE DI PIÙ. Ma di recente, e con l'avvicinarsi della scadenza per rivedere il contratto di licenza, le star della musica si stanno rivoltando contro la difficoltà di monetizzare di più dalla pubblicazione su YouTube e contro la fuga e la pubblicazione da parte del sito di materiale non autorizzato.
Da qui la richiesta al governo di rivedere il Digital Millennium Copyright Act che, approvato nel 1998, consente a siti quali YouTube di avere il copyright sul materiale postato dai clienti. La legge è considerata datata e rende la rimozione del materiale non autorizzato molto difficile.
IL MERCATO DEI VINILI È PIÙ REDDITIZIO. «La battaglia evidenzia la necessità di raccogliere ogni singolo dollaro, dal momento che l'audience on-line è sempre più vasta», nota il Nyt.
Irving Azoff, il manager di artisti come gli Eagles o Christina Aguilera, ha recentemente criticato il sito di video streaming in un duro intervento ai Grammy Awards.
A scaldare ancor di più i musicisti, sono le ultime statistiche sui dati di YouTube: il sito, nonostante i suoi numeri giganteschi, è meno redditizio per gli artisti del mercato dei vinili.
IL NEMICO VITALE. «Questo è il risultato dell'esplosione di visualizzazioni su internet rispetto alla crisi del tradizionale sistema musicale», spiega Larry Miller, professore associato alla New York University’s Steinhardt School.
Con più di un miliardo di utenti, YouTube è stato a lungo visto dal business musicale come una vitale fonte di pubblicità e guadagni. Allo stesso tempo, i produttori si sono sempre lamentati dei bassi profitti.
LE ETICHETTE RINEGOZIANO I CONTRATTI. Non è un caso che le principali etichette siano nel mezzo di una rinegoziazione delle licenze con il sito di video. L'Europa non fa eccezione, e l'ultimo mese Andrus Ansip, il responsabile digitale della Commissione europea, ha chiesto a YouTube di pagare di più per i contenuti.
Il gigante non sembra essere scosso dalle proteste. Robert Kyncl, un alto dirigente di YouTube, ha dichiarato in un'intervista che a partire dal 2005, la società ha pagato 3 miliardi di dollari all'industria musicale di tutto il mondo. E secondo, l'azienda, di proprietà Google, è abbastanza.

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