Zucchero, il 24 1/o singolo di Black Cat
SPETTACOLO 2 Giugno Giu 2016 1500 02 giugno 2016

Zucchero deejay e gli altri riciclati della musica

Zucchero conduttore radio? Il mercato piange. E così gli artisti le provano tutte. Ronnie Wood e Zero i pionieri. Poi Elio, reality e talent: il mantra è 'diversificare'.

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Zucchero 'Sugar' Fornaciari.

Zucchero ha fatto un nuovo disco.
Il nuovo disco di Zucchero è primo in classifica.
A settembre 2016 Zucchero presenterà il nuovo disco all'Arena di Verona.
Un tempo non lontano, queste tre notizie sarebbero bastate e avanzate a imbastire un articolo.
Oggi rischiano di ritrovarsi propedeutiche alla vera notizia: Zucchero, autore del nuovo album Black Cat, diventa conduttore per Radio2 Rai, nel cui storico programma Hit Parade proporrà di volta in volta una playlist su artisti da lui conosciuti e frequentati.
QUESTIONE DI MERCATO. Tu chiamale, se vuoi, sinergie, o se preferisci multimedialità, multitasking o come ti pare, ma è il solito discorso del mercato che tira meno di un tempo (anche per i best seller come Zucchero, in proporzione) e quindi va allargato proponendo l'artista in ruoli sempre nuovi.
Sicché, volendo, la notizia nella notizia potrebbe essere la seguente: dopo il massiccio sbarco in televisione, i cui talent e persino reality sono stati colonizzati da icone pop più o meno stagionate, rappettari, cantautori impegnati alla corte di Maria, alternativi rientrati nei ranghi, oggi il nuovo territorio sembra essere proprio quello radiofonico: un ritorno al futuro, perché tutto parte da lì, da quella radio che il video doveva uccidere e invece non muore mai.
Anzi, rischia lei di inglobare la televisione, se è vero come è vero che oggi, complice la Rete, la radio si ascolta guardandola.

Come il Renato Zero conduttore nel 1983

Il celebre cantante Renato Zero è nato a Roma il 30 settembre 1950.

In realtà, puoi chiamarle sinergie o come ti pare, ma il fatto è che, anche nello show business, soprattutto nello show business, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
Lo Zucchero deejay deve la sua formula a esempi che magari il pubblico non ricorda o non sospetta: c'era una volta il 1983, e un Renato Zero reduce dai controversi esiti di Fantastico 3, conduceva in estate la rubrica 'Zerolandia Fermoposta', dove, nel rispondere alle lettere e alle telefonate degli ascoltatori, si concedeva - indovinate un po'? -, aneddoti, ricordi e incontri di una carriera già lanciata.
Iniziativa che poi avrebbe rispolverato, sempre su Radio Rai, all'inizio del 2006, ovviamente per lanciare un nuovo disco.
UN NUOVO RONNIE WOOD SHOW? La versione di Zucchero, peraltro, sembra essere un po' il 'bigino' dell'assai più strutturato Ronnie Wood Show, nel quale il chitarrista dei Rolling Stones si è scoperto intrattenitore radiofonico a tutto tondo, capace di suonare i dischi, improvvisarci sopra afferrando una chitarra, coinvolgere i colleghi, strappare loro curiosità e retroscena gustosissimi al limite dell'incredibile.
Ronnie in Inghilterra se l'è cavata così bene che il suo show, destinato inizialmente a un ciclo contenuto, si è dilatato fino a comprendere più stagioni, dal 2010 al 2012, con un parterre di ospiti straordinario, da Alice Cooper al gran finale con Paul Mc Cartney.
Il successo è stato tale che il programma è stato acquistato da diversi network - in Italia lo trasmetteva Sky Arte - per poi travasare su internet.

I cantanti in versione presentatori sono sempre più una realtà

Stefano Belisari, in arte Elio.

Certo, bisogna avere il quid, e anche il background.
Ronnie ha dimostrato una verve da autentico protagonista, maturata senza preparazione specifica anche se con una carriera pazzesca e infinita alle spalle; Zucchero non sarà magari il tipo del deejay-mitragliatore che usa oggi, ma a lui viene richiesto di essere se stesso, di portare il brand di se stesso, come sempre in questi casi.
Del resto, i cantanti in veste di presentatore sono sempre più una realtà, basti pensare al concerto sindacale del primo maggio, oppure a situazioni ibride come quella di Elio, a seconda del contesto giudice, presentatore, artista in gara.
OCCUPAZIONE CINESE. Una strategia di occupazione cinese degli spazi che segna l'evoluzione dell'artista da ospite più o meno ingombrante a titolare dell'etere, senza che, per il momento, si registrino proteste da parte di deejay certificati «contro tutti questi cantanti che vengono a rubare il lavoro a loro».
Sarà che figure maieutiche come quelle di un Renzo Arbore non se ne trovano più, e allora è più facile 'usurpare' certe qualifiche.
Arbore, che col suo Speciale per voi poteva riprendere il testimone dei vari Ed Sullivan Show per stravolgerlo, dando gli artisti in pasto a un pubblico giovanile pronto a contestarli, con tanto di litigate e scatti polemici come quello di un giustamente spiccio Lucio Battisti («Sotto co' la base, maestro!»).
QUEL SAGGIO DI GABER. Qualcosa di crudelmente geniale, del quale oggi i talent, volendo, sono solo la mediocrissima parodia.
E siamo già alla nostalgia per stagioni radiotelevisive irripetibili, la grande Rai degli Anni 70 che rivelava agli italiani il talento di Giorgio Gaber (indimenticabile il suo Il tic, saggio di cabaret sonoro a Studio Uno), il duetto memorabile tra lo stesso Lucio Battisti e Mina a Teatro 10 del 1972.
Occasioni storiche di una televisione che si voleva ingessata, probabilmente lo era, ma ha saputo creare momenti musicali straordinari, oggi improponibili nella colata lavica di volgarità in libertà e dilettantismi al plasma.

I protagonisti di one man show ad hoc sparsi per Fantastico

Adriano Celentano è nato a Milano il 6 gennaio 1938.

Nulla si crea e nulla si distrugge.
Cantanti conduttori per lanciare se stessi, o almeno l'ultimo album, si ricordano sparsi per Fantastico (Celentano, conduttore nel 1987, Jovanotti nel 1990, Teresia de Sio nella quarta edizione), protagonisti di one man show ad hoc, dallo stesso Celentano a Dalla, a Massimo Ranieri, a Morandi, al citato Zero, per non dire del Baglioni all'Anima Mia versione Fabio Fazio.
E che altro furono, in fondo, i videoclip oggi già in odore di archeologia, se non versioni accorciate e patinate dei musicarelli, genere partito addirittura all'inizio degli Anni 50, ma che vide il suo culmine nei fatidici 60?
VECCHI URLATORI ALLA SBARRA. Anche qui, un precedente su tutti: Urlatori alla sbarra, ingenuo e malizioso fin dal titolo, del 1960, diretto da Lucio Fulci, sciorinava agli italiani canterini in fregola da boom un cast straordinario: tra i vagiti di Mina e Adriano Celentano, i gorgheggi di Joe Sentieri e gli arabeschi dell'immenso Umberto Bindi, che urlatore proprio non era, un giovane americano bello e dannato, che non si separava mai dalla sua tromba, neppure quando andava in camporella con la ragazza. Il suo nome era Chet Baker.


Twitter @MaxDelPapa

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