CULTURA 11 Giugno Giu 2016 1400 11 giugno 2016

Libri novità 2016, da «Ninfee nere» a «Buchi»

I nuovi romanzi di Michel Bussi e Ugo Cornia. Ma anche 21:37 di Czubaj e la saga di Stefánsson. Le letture consigliate da L43.

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Il nuovo romanzo, molto francese e molto pittorico, di uno dei più celebrati giallisti europei.
L'ultimo capitolo di una saga dei sentimenti tutta islandese.
Due rese dei conti con i ricordi e la famiglia.
Un thriller religioso-rock.
Ecco i libri consigliati da Lettera43.it per il weekend dell'11 e 12 giugno.

Monet a tinte noir

«Tre donne vivevano in un paesino. La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista».
Ninfee nere di Michel Bussi, il giallista francese di maggior successo al mondo, tradotto in 30 Paesi, cattura già dall'attacco.
Noir più premiato nel 2011, è ambientato a Giverny, in Normandia, dove ancora c'è la casa di Monet e, soprattutto, il laghetto delle ninfee che il pittore impressionista amava dipingere.
Un tranquillo quadretto di provincia, non fosse che, come in ogni thriller che si rispetti, nasconde insospettabili crudeltà.
E infatti è qui che Jérôme Morval, rinomato chirurgo oftalmologo, viene ritrovato brutalmente assassinato, proprio sulle rive del ruscello che Monet aveva fatto costruire per alimentare il laghetto.
Spetta all’ispettore Sérénac indagare in un mondo fatto di omertà e arte. E incontrare le tre donne dell'inizio: una ragazzina appassionata di pittura, una vedova acida, una bellissima maestra di scuola. Cherchez la femme.
Michel Bussi, Ninfee nere, Edizioni e/o, 400 pagine, 16 euro.

La saga familiare di Stefánsson

Jón Kalman Stefánsson è uno dei maggiori scrittori islandesi contemporanei.
E dentro ai suoi libri, tra le righe, c'è tutta un'isola fatta di vento, di mare, di geyser, di neve.
«Le persone possono trasformarsi in una lacrima o in un pugno – a volte la differenza tra le due cose è molto sottile», scrive nel suo ultimo romanzo, Grande come l'universo, nuovo capitolo della saga familiare iniziata con I pesci non hanno gambe.
L'universo è quello di Ari, in fuga dal matrimonio e dalla scrittura per cercare a tutti i costi la felicità, e ora di ritorno in Islanda, nel suo paese di pescatori, per ritrovare il padre malato.
Ma il rapporto tra i due è fatto di silenzi che pesano come macigni, e costringe a tracciare le pieghe del passato, per scoprire la storia di tre generazioni.
E imparare che «Le stelle le vedi soltanto al buio, così ti ricordi che il buio non può spegnere ogni luce».
Jón Kalman Stefánsson, Grande come l'universo, Iperborea, 448 pagine, 19 euro.

La prima fatica del commissario Heinz

Musica e morte, è questa l'accoppiata vincente di 21:37, il poliziesco dell'antropologo culturale polacco Mariusz Czubaj, premiato alla sua uscita in patria come miglior thriller dell’anno.
È il primo con protagonista il commissario Rudolf Heinz.
Un segugio sui generis, che si presenta dicendo «Heinz, come la marca di ketchup», che è affetto dalla sindrome di Raynaud che a volte gli blocca le articolazioni, che ama il rock, suona una chitarra Les Paul e porta al collo il plettro appartenuto a Stevie Ray Vaughan.
E che, soprattutto, è il migliori profiler polacco.
Spetta a lui indagare, tra Katowice e Varsavia, sull'omicidio di due seminaristi gay, trovati con le teste rinchiuse in due sacchetti.
E, disegnati sui corpi, due triangoli e le cifre 21 e 37: un verso della Bibbia? L'orario di qualcosa?
C'è persino chi dice che c'entri papa Giovanni Paolo II.
Quello che appare subito chiaro è che il delitto sembra avere qualcosa a che fare con il passato di Heinz.
Mariusz Czubaj, 21:37, Elliot Edizioni, 256 pagine, 17,50 euro.

I buchi della memoria

Dentro l'ultimo libro di Ugo Cornia – un volumetto agile che si apre con la frase fulminante «Quella voglia di essere già morti, anche oggi» – c'è anche Modena.
O meglio, la modenesità.
Anche se la città dello scrittore non è la vera protagonista del libro, che è più che altro una riflessione sulla famiglia, sul passato, sui ricordi, l'Emilia è lì, sullo sfondo: filtra tra le righe.
Che cosa succede quando si apre un cassetto e dentro ci si ritrova tutta una vita, e il richiamo a una casa mitica perché esistente solo nei (pochi) ricordi?
Per sopperire ai buchi della memoria, l'unico mezzo è scrivere, per creare «un piccolo centro d’ordine in mezzo alle forze del caos».
E trovare un filo rosso che porti al presente, alle emozioni da custodire.
E da condividere con una comicità macabra e delicata allo stesso tempo: «Il mio lotto di aldilà per dopo ce l'ho già, vado anch'io nella tomba del nonno, mi faccio cremare per starci anch'io. Cremati ci stiamo in tanti».
Ugo Cornia, Buchi, Feltrinelli, 96 pagine, 10 euro.

Triangoli d'amore

Ci sono un padre, una madre, una figlia: non hanno nomi, non hanno importanza.
Ci sono fratelli e sorelle minori, anche, ma sullo sfondo, perché la storia, in realtà, ruota tutta attorno a questo triangolo di amore forte, e anche di amore non corrisposto: i genitori hanno l'uno per l'altra come un'ossessione, e invece per la figlia maggiore (e anche per gli altri), fin dal primo vagito, indifferenza.
Lei sembra accettare il suo destino, e farsi carico della casa e di tutta la famiglia.
Per farlo, finisce per mettere in pausa la propria vita, privandosi dell'infanzia e dell'adolescenza.
Fino a che, un giorno, non decide finalmente di cambiare le cose. Forse.
Il romanzo di Violaine Bérot ha una struttura sorprendente: scritto alla prima persona plurale, segue la «bambina non voluta» dalla culla al farsi donna, spiandola e svelandone i pensieri, nell'attesa che la vita le si schiuda davanti.
Una trama all'apparenza semplice, un racconto potente delle emozioni umane.
Violaine Bérot, Le parole mai dette, Edizioni Clichy, 180 pagine, 15 euro.

Twitter @FBussi

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