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ISTRUZIONE 22 Giugno Giu 2016 0800 22 giugno 2016

Maturità 2016, i dati sull'analfabetismo di ritorno

Al via l'esame più temuto. Anche se tutti vengono promossi. Il problema viene dopo: ci si dimentica ciò che si è studiato. Succede alla metà degli italiani. Le tracce del tema d'italiano.

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Studenti alle prese con l'esame di maturità.

La carica dei 500 mila è entrata in classe al suono della terzultima campanella dell'anno.
Mercoledì 22 giugno sono cominciati gli esami di maturità del 2016, con 503.452 candidati alle prese con la prima prova, quella di italiano. Tutti, o quasi, avranno paura di non farcela, ma dati alla mano il loro timore è sostanzialmente infondato.
IL 4,5% NON VIENE AMMESSO. Secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero dell'Istruzione, risalenti all'anno scolastico 2012-13, il 99,1% di chi arriva all'esame ne esce con una promozione. La scrematura avviene prima, con il 4,5% degli studenti dell'ultimo anno che non viene ammesso alla prova finale. Ma quanto dura l'effetto della maturità?
Quanto tempo le conoscenze apprese a scuola restano nella nostra memoria? Quanti sono gli italiani che studiano e, soprattutto, quelli che sono poi in grado di utilizzare al meglio quanto studiato? A fare paura non dovrebbe essere la maturità, ma i risultati delle ricerche sulla scolarizzazione e l'analfabetismo di ritorno nel nostro Paese.

Boom della scolarizzazione dal 1951

In poco più di mezzo secolo, l'Italia ha saputo fare passi da gigante. Nel 1951, il 60% della popolazione non aveva nemmeno la licenza elementare, solo il 10% era arrivato fino alla terza media, e l'1% era laureata.
DA TRE A 13 ANNI DI SCUOLA PRO-CAPITE. L'indice di scolarizzazione del nostro Paese (calcolato sommando gli anni di scuola di tutti i cittadini, e dividendo il risultato per il totale della popolazione) ammontava a circa tre anni, mentre oggi è tra i 12 e i 13 anni. Ma l'Italia resta ancora in dietro.

Diplomati e laureati sotto la media europea

I dati Ocse pubblicati nel 2013 parlano chiaro: secondo la più recente indagine Piaac (l'inchiesta sulle competenze degli adulti), il 58,2% degli italiani tra i 25 e i 64 anni ha il diploma di scuola superiore, un dato di molto inferiore alla media europea, che si assesta sul 74,9%.
TRA I 30 E I 34 ANNI IL 22,4% HA LA LAUREA. Tra i 30-34enni, solo il 22,4% ha conseguito la laurea, mentre il dato continentale veleggia sul 40%.
Quest'ultimo numero, inoltre, non sembra destinato a migliorare, dal momento che poco meno della metà dei diplomati nel 2013 (49,7%) si è poi iscritto all'università.

Solo il 30% capisce i testi che legge

E il problema peggiore non è nemmeno questo.
Il punto è che anche gli italiani che hanno studiato sembrano non essere in grado di utilizzare le proprie conoscenze.
ULTIMI PER COMPETENZA ALFABETICA. Nel 2012, l'Italia è risultata all'ultimo posto per competenza alfabetica tra i 24 Paesi che hanno partecipato all'indagine del Piaac, e al penultimo per quel che riguarda la competenza numerica.
In buona sostanza, solo il 30% degli italiani tra i 16 e i 65 anni ha un livello accettabile di competenza alfabetica, e un altro 30% ne ha uno così basso da non essere in grado di comprendere e sintetizzare un'informazione scritta.

La metà è funzionalmente analfabeta

L'Italia è prima per analfabetismo funzionale (l'incapacità di utilizzare in maniera efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana, ndr), praticamente in tutti gli studi realizzati nel campo: da quello dello Human development report del 2009 (dati fino al 2003) a quello dell'istituto di statistica canadese (aggiornato al 2008), in entrambi i casi col 47% della popolazione.
IL 5% NON SA LEGGERE UN BUGIARDINO. Il progetto All (Adult Literacy and Lifeskills - Letteratismo e abilità per la vita), ha posto tre livelli diversi di comprensione e capacità di analisi. Nel primo livello si era messi davanti a un farmaco e bisognava rispondere alla domanda: «Per quanti giorni al massimo è possibile assumerlo?».
Sul foglio era presente l'etichetta del medicinale con l'indicazione esatta del numero dei giorni. Solo quello, nessun'altra informazione. Eppure il 5% degli italiani intervistati è riuscito a non rispondere correttamente.
IL 50% NON CAPISCE UNA FRASE CON DUE NUMERI. Nel secondo livello bisognava descrivere cosa accade a una pianta esposta a una temperatura minima di 14 gradi.
Lo strumento per farlo era un breve articolo con un capitoletto intitolato 'come curarla', in cui era spiegato che «se la pianta è esposta a temperature di 12°-14° perde le foglie e non fiorisce più».
Quasi la metà degli intervistati ha sbagliato.
Nel terzo livello bisognava spiegare come sistemare correttamente il sellino di una bicicletta leggendo il paragrafo del libretto di istruzioni intitolato 'messa a punto della bicicletta'. Il 33% non è stato in grado di farlo.

Tullio De Mauro, linguista ed ex ministro dell'Istruzione.

Per De Mauro si torna indietro alla terza media

Cosa succede alla testa degli italiani? Ha provato a spiegarlo il linguista Tullio De Mauro, enunciando la sua regola del 'meno cinque'.
La nostra memoria ha uno spazio limitato, come quella di un computer, ed è selettiva.
Se trascuriamo di allenare alcune competenze, tendiamo a perderle, e se siamo fortunati torniamo ai livelli della terza media.
In sostanza, per molti, i cinque anni di liceo vengono completamente cancellati. Almeno per quanto riguarda i campi in cui non lavoriamo.
SE NON SI LAVORA CON LA MATEMATICA, LA SI DIMENTICA. Se la nostra occupazione non prevede l'utilizzo della matematica, tenderemo a perdere le capacità di fare calcolo, se smetteremo di leggere libri di storia, dimenticheremo gran parte di quella studiata.
Nel suo Storia linguistica dell'Italia repubblicana (Laterza) De Mauro spiega che in Italia il 70% della popolazione si colloca entro i due livelli più bassi dei cinque gradi di alfabetizzazione stabiliti dal Piaac, collocandosi tra l'analfabetismo strumentale totale e un livello minimo comunque insufficiente alla comprensione di un testo scritto breve.
MENO DEL 30% CAPISCE I DISCORSI POLITICI. Il nostro è il peggior Paese, con la Spagna, tra quelli sondati dall'Ocse.
Solo il 20% ha le competenze minime necessarie «per orientarsi e risolvere, attraverso l'uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana».
In una recente intervista rilasciata al sito La Voce di New York, De Mauro ha detto di ritenere che meno del 30% degli italiani sia in grado di comprendere discorsi politici.

È l'economia a risentirne

Ma quali sono gli effetti dell'analfabetismo funzionale? Su cosa vanno a influire questi numeri?
Sull'economia del Paese, in primis, fornendo una mano d'opera e dirigenti di livello culturale basso e causando stagnazione produttiva, con una conseguente scarsa capacità di innovazione.
D'altra parte, se sono così pochi gli italiani in grado di leggere un libretto di istruzioni e comprenderlo, come si può pensare di avere un Paese al passo con i tempi?


Twitter @GabrieleLippi1

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