RITRATTO 28 Giugno Giu 2016 1114 28 giugno 2016

Bud Spencer, perenne Bambino del western-fagioli

Nato 6 chili, anarchico, genuino. Con l'umanità e l'agilità di una libellula potente. Bigger than life, ha segnato un'epoca. Bud Spencer non era personaggio, era vita.

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Continuavano a chiamarlo Trinità, con Terence Hill.

Se nasce un bambino di 6 chili, devi saperlo che quel bambino non sarà mai normale.
E Bud Spencer, che da bambino di 6 chili faceva Carlo Pedersoli, normale non è stato mai (guarda le foto).
Uno zingaro napoletano, ecco cosa è stato.
Ha fatto di tutto in vita, dal nuotatore e pallanuotista olimpico allo scrittore di canzoni, dal pariolino gaudente al lavorante di terra in Venezuela e Colombia, dal pilota di elicotteri al politico, all'imprenditore, al gastronomo...
E, a proposito, quasi per caso, anche l'attore. Ma questo che lo diciamo a fare?
GLI INIZI CON SORDI. Dalle prime particine con Alberto Sordi, in Una vita difficile, al thriller Quattro mosche di velluto grigio, ma erano esordi, licenze, Bud Spencer resterà sempre il Bambino del western-fagioli, più che spaghetti.
Ecco, se mai c'è stato un film anarchico, questo è stato Lo chiamavano Trinità (col sequel Continuavano a chiamarlo Trinità), giunto alla miliardesima replica televisiva.
Una pellicola fantastica e giustamente divenuta di culto, con una colonna sonora indimenticabile, e con le generazioni che si tramandano ogni singola battuta e si divertono ad anticiparla mentre scorrono le immagini.
La coppia Spencer e Hill al suo culmine, in una storia bonaria ma anche trucida e truce, a volte, più che in certi b-movie.
INNO ALL'ANARCHIA. C'è tutto lì dentro, è un film seminale per ogni western, ma anche commedia, ma anche noir di lì a venire.
Tarantino non ha inventato niente, ma almeno ha l'onestà di ammetterlo, anche se dovrebbe citare tra le sue fonti proprio questo doppio capolavoro. Del quale però sono sempre sfuggiti i metasignificati.
È un inno all'anarchia più genuina, quella che non fa sconti nemmeno a se stessa, che rinuncia a ogni certezza acquisita per spirito d'avventura. Quella di Bud Spencer.

Stato, borghesi ladri, bigotti: quanti bersagli

Bud Spencer.

Una volta inquadrata questa stella polare, il film si apre a raggiera verso una serie di bersagli polemici.
Contro lo Stato, naturalmente, rappresentato dalle due stelle da sceriffo beffardamente appese ai due fratelli delinquenti; ma pure dallo sceriffo zoppo e velleitario che pateticamente non si stanca di dare loro la caccia.
D'altra parte il film prende di mira gli stessi terroristi (che proprio in quegli anni cominciavano a imperversare), raffigurati come i violenti idioti e vigliacchi della banda di Mescal (che è quello che piglia più sganassoni da “Bambino”).
Non va meglio ai borghesi ladri, come l'azzimato Maggiore, circondato da una banda di tagliagole che lui ammorba con i suoi sproloqui pseudo colti (quanti esempi si potrebbero trovare anche oggi!).
MALEDETTI FANATICI. Ma gli strali più acuminati, e più gustosi, vanno agli stramaledetti bigotti, ai fanatici religiosi, anche questi merce inflazionata e mai (pre)potenti come oggi.
Bigotti, attenzione, vuol dire l'esatto contrario di uno spirito schiettamente religioso, fondato sulla tolleranza, sul rispetto del dissenso, sulla non intromissione nella sfera privata.
Invece i mormoni non sono poi così diversi dai farabutti del Maggiore: con la loro aria mielata e ipocrita, con le loro prediche imbecilli che mandano in bestia “Bambino”, con la loro incapacità a difendere la loro gente, intanto però si pigliano tutta la valle, marchiano il bestiame (col simbolo delle Tavole...), offrono le loro figlie a quelli che definiscono «angeli custodi», ma si intuisce anche che, in quel gran casino comunitario, non disdegnano di gustarsele pure loro, le loro care figliocce.
LURIDO E INCAZZATO. E non accettano altra regola: quando “Trinità”, stregato dalle due bionde Sara e Giuditta sta lì lì per cascare nelle loro grinfie, lo salva all'ultimo momento l'ascolto di quello che il capo della setta, uno che ti fa venir voglia di bestemmiare ogni volta che apre bocca, biblicamente gli profetizza: lavorerai da mane a sera, ti spaccherai la schiena, e alla fine, distrutto dalla fatica, entrerai nel tempio a cantare la gloria del Signore.
Meglio l'anarchia con la branda trascinata dal ronzino, perdio! Pensare che poi Trinità sarebbe divenuto don Matteo, che brutta fine! Ma senza quei due, senza Bambino sempre lurido e incazzato, insofferente e scettico, sarebbe rimasta una onesta pellicola in un mare di celluloide.

Terence, eterna metà di tenere ed esotiche avventure

Con Terence Hill in Lo chiamavano Trinità.

Bud Spencer, da parte sua, tra un film e l'altro con Terence, eterna metà di tenere ed esotiche avventure attraverso le decadi, sconfinava nel personaggio più umano, quello che davvero gli era stato pittato addosso.
Talmente celebre da essere diventato un modo di dire, sulla scia di una colonna sonora memorabile.
Piedone lo Sbirro era un polizi(ott)esco? Era un comico? Era docufiction ante litteram?
Di sicuro è la madre di tutte le Gomorre, ma molto più umile e godibile. Andate a vedere dove e come comincia: al porto di Napoli.
TRA CASINO E CAMORRA. E non manca nessun tema: le contraddizioni partenopee, gli stranieri che nel gran casino napoletano, e siamo nel 1973, s'integravano naturalmente, diventando parte della Babele eccitante e a volte demenziale.
La camorra con la sua spietatezza ma lei pure in crisi d'identità, lacerata dalla guerra tra vecchia scuola e nuovi boss, più spietati, determinati a spennare per bene la gallina dalle uova d'oro della droga.
Che non era affatto mitica, neanche allora: né impegnata né di sinistra, puro marketing, nient'altro.
C'è una battuta che da sola riassume il travaglio di un'epoca: «Datemi tempo e io ai ragazzi gli farò fumare pure 'o Vesuvio», dice Ferdinando 'o Barone/Angelo Infanti, che poi finisce morto ammazzato in una faida tra camorristi e marsigliesi.
In mezzo a tutta questa follia napoletana, lui, Piedone-Bud-Carlo, che conosce i vicoli e i miracoli di Napoli quanto i camorristi, e li combatte a mani nude in una crociata sempre più disperata e perdente.
ERA LA SCORTA DI SE STESSO. Lui, che gira coi sui 195 centimetri e i 125 chili, scorta di se stesso. Con lo sguardo a fessura, quasi cinese, sopra la barbona.
Con l'umanità e l'agilità di una libellula potente. Con l'umile trasandatezza di chi segna un'epoca. Altro che filmetto leggero: questa pellicola grottesca di Steno, che gronda disperata allegria e crudo realismo, che con le sue Giulie, le motociclette, le basette, le prostitute ipercotonate, le camice attillate, le divise stazzonate degli sbirri offre una verace testimonianza d'epoca, è forse la vera carta d'identità, perlomeno cinematografica, di un Bambino di 6 chili che, in fondo, non è mai troppo cambiato, zingaro di mare, di terra, di mondo e di bailamme come solo un napoletano può essere.
Bigger than life, più grosso della vita, dicono, in casi come questi, gli americani. Noi possiamo solo dire che Bambino ci mancherà, perché non era un personaggio, era vita.
Capitò a un uomo comune, sul metro e settanta, di ritrovarselo a fianco in aereo. «Papà, com'era Piedone, dimmi!». «Era lui, era proprio Piedone, non parlava, pareva incazzato, poi a un certo punto, mentre stavamo atterrando, mi ha fatto un sorriso, ed è bastato».


Twitter @MaxDelPapa

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