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POLEMICA 29 Agosto Ago 2016 1727 29 agosto 2016

Burkini e hijab, il dibattito sui media internazionali

Francia contro il burkini? Scozia e Canada aprono all'hijab in polizia. La disputa (culturale e politica) valica i confini europei.

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da Bruxelles

Puoi cambiarle il nome, la data di nascita e il luogo di origine. Ma se il sesso è femminile, il risultato non cambia: la donna commette peccato e reato.
La multa fatta il 24 agosto nella spiaggia di Nizza a una signora musulmana rea di indossare il burkini è solo l'ultima delle censure al corpo delle donne in difesa del «costume e della morale», alla quale ora si aggiunge anche quella in nome della sicurezza.
Questa volta, infatti, la motivazione per decretare su usi e costumi femminili è stata quella del rispetto dell'ordine pubblico e dei valori francesi.
In tempi di terrorismo e kamikaze, una donna che entra in acqua vestita potrebbe far esplodere una bomba. Ad acqua. E soprattutto tante risate, se fosse una commedia e non la realtà.
Invece in Francia sembrano aver preso seriamente la boutade del primo ministro Manuel Valls, che con le presidenziali alle porte e l'evidente difficoltà nel gestire il Paese in seguito ai numerosi attacchi terroristici, ha deciso di buttarla sul costume. Da bagno.

Vignetta di Khalid Albaih.

IL DIVIETO NEI 30 COMUNI FRANCESI. La decisione di vietare l'uso del burkini, che non copre il viso ma solo il corpo, e quindi non impedisce il riconoscimento della persona, è stata adottata dal sindaco di Nizza e di altre 30 località balnerari della Francia sud-orientale, scatenando un'ondata di indignazione, proteste e riflessioni.
I vari decreti, che seguono l'attacco a Nizza dello scorso mese costato la vita a 86 persone e l'assassinio di un sacerdote in Normandia, non usano esplicitamente la parola burkini, ma parlano di divieto di «costumi da bagno che mostrano con ostentazione l'appartenenza religiosa», citando ragioni come la necessità di tutelare «l'ordine pubblico, l'igiene o le leggi francesi sulla laicità».

Fermate circa 25 bagnanti musulmane

Da quando il decreto è stato adottato sono state fermate circa 25 bagnanti musulmane.
Le immagini di una donna che, circondata da quattro agenti della polizia, si toglie il capo di abbigliamento incriminato hanno fatto il giro del mondo. «Mi vergogno», ha twittato la femminista francese Caroline de Haas. Ma tanti sono stati anche i commenti in favore del divieto.
Per questo il Consiglio francese del culto musulmano ha chiesto un incontro urgente con il ministro degli Interni, Bernard Cazeneuve, citando il «crescente timore di stigmatizzazione dei musulmani in Francia».
Intanto il 26 agosto è stato Consiglio di Stato francese a dire la sua e ha sentenziato che nel comune della Costa azzurra di Villeneuve-Loubet indossare abiti religiosi in spiaggia è di nuovo autorizzato.
VIOLATA LIBERTÀ FONDAMENTALE. «L'ordinanza controversa» che vieta di indossare sulle spiagge il costume integrale islamico «ha rappresentato una violazione grave e apertamente illegale delle libertà fondamentali, che sono la libertà di movimento, di coscienza e la libertà personale», si legge nel dispositivo pubblicato dal Consiglio di stato, massima autorità giudiziaria amministrativa.
Negli altri comuni che hanno adottato la stessa decisione - una trentina - i divieti restano in vigore fin quando non saranno contestati davanti alla giustizia. La presa di posizione del 26 farà ovviamente giurisprudenza e le ordinanze di divieto potranno essere tutte annullate.
Una notizia che continuerà quindi a far discutere. Nell'ultima settimana, non c'è stata testata che non abbia dedicato un editoriale, un reportage, un commento, una testimonianza sul caso.
SARKOZY STA CON VALLS. Dall'Indipendent al New York Times, dal Corriere della sera al China Daily, da Le Monde al libanese L'Orient le jour. Tutti a dire la loro, a volte anche solo attraverso una vignetta.
Secondo Valls il burkini «si basa sull'asservimento delle donne», e va quindi «contro i valori francesi».
A niente sono servite le perplessità espresse dalla ministra dell'educazione Javat Vallaud-Belkacem e dalla sua collega degli Affari Sociali e Sanità, Marisol Touraine.
A sostenere il premier socialista è stato invece l'ex presidente francese di destra Nicolas Sarkozy, ricandidato per le prossime elezioni, che in un'intervista televisiva al canale Tf1 ha commentato: «Non si imprigionano le donne dietro un tessuto».
«INDOSSARE IL BURKINI? ATTO POLITICO». Una frase criticata dalla creatrice del burkini, la designer australiana Aheda Zanetti: «Credo davvero che i francesi abbiano capito male e che non sappiano che cosa sia un burkini e ciò che rappresenta».
Da una settimana ormai Zanetti non fa altro che rilasciare interviste per spiegare come il burkini sia nato dall'esigenza di dare proprio maggior libertà alle musulmane e permettere loro di andare in spiaggia, fare sport.
Ma per Sarkozy «indossare il burkini è un atto politico, militante, una provocazione», ha dichiarato al magazine francese Le Figaro, attirando questa volta le ire dell'autrice della saga di Harry Potter.
J. K. Rowling ha reagito su Twitter: «Così per Sarkozy il burkini è una 'provocazione'. Che le donne coprano o scoprano i loro corpi, diamo sempre questa impressione, che ce la siamo cercata», ha scritto.

Sadiq Khan: «Solo le donne possono decidere quale abito indossare»

Oltremanica anche il sindaco musulmano di Londra ha detto la sua.
Sadiq Khan, il giorno prima di recarsi a Parigi, ospite della sua omologa Anne Hidalgo, ha ribadito: «Soltanto le donne possono decidere quale abito indossare». Poi ha aggiunto: «Non credo che sia giusto. Non sto dicendo che siamo perfetti, ma una delle gioie di Londra è che non soltanto tolleriamo le differenze, ma le rispettiamo, le abbracciamo, le celebriamo».
DA LONDRA A BERLINO: SÍ AL BURKINI. Ed è a Londra che decine di persone si sono radunate per una protesta davanti all'ambasciata francese, improvvisando una spiaggia in città dopo aver cosparso la strada di sabbia. Alcune delle donne indossavano il burkini e urlavano slogan contro la Francia.
Donne in costume intero sono scese in piazza anche a Berlino.
Per protesta contro il divieto del burkini, nonostante i 30 gradi, hanno urlato lo slogan: «Basta spogliarsi!».
A Bruxelles invece l'Unione europea non prende posizione, perché «non ha competenza per legiferare» in materia, «sta a ciascuno Stato determinare come vuole regolare il modo in cui le persone convivono, con la supervisione della corte nazionale e della Corte europea dei diritti umani», ha detto Alexander Winterstein, portavoce della Commissione.
SCOZIA E CANADA: POLIZIA COL VELO. Intanto, mentre in Francia si discute sull'uso di un costume da bagno, in Scozia la polizia, la seconda forza più grande nel Regno Unito dopo la polizia metropolitana, ha annunciato che l'hijab entrerà a far parte della sua divisa ufficiale in quanto mira a creare una forza più diversificata. In passato, l'uso era permesso solo previa approvazione dei membri dello staff di alto livello.
La polizia metropolitana aveva introdotto l'hijab come un componente opzionale della divisa ufficiale già nel 2001. Misure simili sono in vigore anche in Svezia, Norvegia e alcuni Stati degli Usa.
A ritenere il velo un capo indossabile dalla Régia polizia a cavallo è anche il Canada.
L'annuncio è stato fatto dopo che il primo ministro canadese Justin Trudeau, campione del multiculturalismo, ha difeso il burkini e criticato il divieto del governo francese.
La decisione è stata presa «per incoraggiare le donne musulmane a prendere in considerazione una carriera nella Royal Canadian Mounted Police», ha detto Scott Bardsley, portavoce del ministero della Pubblica Sicurezza.

Nizza, 2016: la musulmana costretta a togliersi il burkini. Palm Beach, 1925: la polizia misura il bikini di una donna.

Conseguenze sociali e simboliche del divieto

In Europa invece si spera che la decisione del Consiglio di stato francese, sollecitato dalla Lega per i diritti dell'uomo, riesca a far riflettere sulle conseguenze a livello sociale e simbolico non del divieto del burkini, ma di qualsiasi altra imposizione.
Per alcuni il no al burkini è infatti la continuazione, con altri modi e mezzi della censura sul corpo delle donne.
PAESE CHE VAI, MASCHILISTA CHE TROVI. Come quello della studentessa che in Francia era stata mandata a casa da scuola perché indossava una lunga gonna nera. La scuola aveva sostenuto che aveva violato il divieto di portare segni religiosi a scuola.
Una risposta che ha scatenato una reazione in difesa della studentessa da parte di migliai di persone che hanno twittato usando l'hashtag: #JePorteMaJupeCommeJeVeux, «io porto la gonna come voglio».
In Algeria, più di 100 uomini e donne hanno fatto un selfie delle loro gambe nude e l'hanno condiviso online a sostegno di una studentessa universitaria che era stata invece bandita da un esame per aver indossato una gonna corta.
In quell'occasione Sophia Jama, che ha organizzato la campagna a sostegno della ragazza, ha detto: «Il corpo di una donna è diventata un campo di battaglia in Algeria. Se continuiamo a stare in silenzio, noi donne perderemo molto di ciò che abbiamo guadagnato per quanto riguarda la nostra libertà nei luoghi pubblici».
IL CASO DI BETTY FRINGLE NEL 1925. Una libertà che, quando si parla di donne, a prescindere dalla parte del mondo in cui si vive e dalla quantità di tessuto concessa, viene comunque limitata.
A testimoniarlo è una foto pubblicata da Mashable nella quale, a fianco della donna sulla spiaggia di Nizza costretta dai poliziotti a togliere il burkini, ce n'è una dove sempre un agente sta misurando la lunghezza del costume da bagno di una signora.
Era il 1925 e il poliziotto stava prendendo le misure al bikini di Betty Fringle nella spiaggia di Palm Beach, per garantire che la parte di coscia scoperta fosse conforme alle norme.
Allora si trattava di imporre alle donne di coprirsi, ora la polizia francese dice loro come svestirsi.


Twitter @antodem

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