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REPORTAGE 18 Settembre Set 2016 1500 18 settembre 2016

Betlemme, viaggio nella luce della Natività

L'angelo ritrovato. Il colonnato. I mosaici completati. L'architrave del 400 d. C. L43 visita i restauri della chiesa della mangiatoia. E ora servono altri 7,5 milioni.

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da Betlemme

I mosaici restaurati (Piacenti spa).

Le alte colonne sembrano incedere incontro ai visitatori, maestose e sigillate nei teloni e nelle stecche che le preparano a una lunga cura. Sono decine, sotto il tetto appena rifatto e sorretto, come nel 1400, da grandi travi in larice veneziano e querce. Attorno, dai luminosi mosaici restaurati spiccano volti e occhi di madreperla di un'espressività vivida. Ma anche se tutto sembra cambiare - e cambia - nella metamorfosi della Natività di Betlemme sotto restauri italiani dal 2013, in realtà sono i turisti e i pellegrini a muoversi stupiti tra le meraviglie riemerse. Per la basilica, un ritorno al lusso delle origini.

Il colonnato della Natività (Credits E. N. Ceccatelli).


Chi chiede l'autorizzazione alla Commissione presidenziale palestinese per i restauri, organo dell'Anp, e alla società Piacenti vincitrice dell'appalto, può salire sui ponteggi e trovarsi di fronte il settimo angelo lucente di due metri e mezzo che ha commosso ed entusiasmato il papa. Ma bisogna avere una buona ragione per accedere e guardare il lavoro di cesello di tanti giovani talenti italiani: ogni passaggio dei restauri integrali - i primi dal 400 dopo Cristo - è controllato e vagliato da ingegneri, architetti, geologi e diversi esperti del team italiano-palestinese.

RESTAURI FAMOSI NEL MONDO. Le modifiche in corso d'opera sono nella natura dei lavori: c'è sempre una scoperta della quale, come minimo, tener di conto. Niente è azzardato, tutto viene documentato e rendicontato. Possono salire personalità politiche e religiose, i giornalisti e fotografi che raccontano i restauri sulle testate internazionali, le delegazioni di esperti in visita. L'ultimo leader a essere scortato sul reticolo di impalcature è stato il premier francese Manuel Valls. Pochi minuti prima di noi ha compiuto un sopralluogo uno dei membri della Commissione palestinese.

  • Il trailer del documentario Restaurare il cielo sulla Natività di Tommaso Santi e Andrea Benassai (Piacenti e Kove).

Dicono che anche al papa, in visita due anni fa, piacerebbe tornare presto alla Natività. L'angelo creduto perduto, in realtà oscurato dagli strati del tempo e dalla mano dell'uomo, è per Francesco uno dei segni di Dio, un forte messaggio di vita e di speranza nella terra dei conflitti religiosi: nascosto per quasi un millennio, ha potuto continuare a vegliare sulla mangiatoia e tornare infine a risplendere. L'angelo ritrovato non smette di far parlare di sé nel mondo: è diventato il simbolo della basilica di Betlemme.

L'architrave di Giustiniano (Credits E. N. Ceccatelli).

Ma i lavori ai mosaici in pietra, madreperla e delicati vetri colorati possono considerarsi ormai conclusi e i restauratori sono dediti a ricomporre altri tesori riemersi. Quest'estate sono state ripulite le architravi originali in cedro libanese dell'epoca di Giustiniano (400-500 d. C.): celavano alcuni intarsi in legno che potrebbero risalire alla costruzione originaria di Costantino. Sono all'esame del Carbonio 14 e dopo l'angelo, sarebbero il ritrovamento artistico più grande.

ALTRI 2-3 ANNI DI OPERE. Si lavora alla facciata, poi lentamente si spacchetteranno i capitelli e le colonne. Si dovrà decidere come procedere per il pavimento a mosaico (sotto l'attuale rivestimento), infine si prevede di restaurare la parte più sacra: la grotta della mangiatoia dove molti indizi dicono sia davvero nato Gesù. «È la terza e ultima fase, si stimano altri 2-3 anni di lavori», spiega a Lettera43.it Marcello Piacenti, il site manager del cantiere che ci fa da rigoroso Cicerone, titolare con il fratello Giammarco dell'azienda toscana di famiglia.

Il site manager Marcello Piacenti (Credits E. N. Ceccatelli).

Si capisce che ogni tranche dei lavori alla basilica della Natività ha per i Piacenti la premura di un parto. «È il progetto della vita», ha dichiarato una volta Giammarco. «Il tetto, i mosaici, il portone in legno intagliato, tutto sembra così diverso dall'abbandono di secoli. Ma in realtà noi stiamo cambiando solo l'indispensabile per mettere in sicurezza il complesso, vogliamo conservare il più possibile l'aspetto antico», racconta Marcello Piacenti, «quel che sembrava cancellato da interventi anche pesanti, come l'imbiancatura delle pareti e le coperture del tetto in tempi moderni, era in realtà protetto».

I TESORI E LA STORIA. È uno scrigno, la solida chiesa eretta dagli architetti bizantini che dal 300 d.C ha resistito ad assalti, terremoti, incuria e assedi. «Dietro i restuari c'è un grande lavoro di scavo e documentazione, indagini mai fatte prima ne stanno ricostruendo la storia. Per questo alcune opere sono diventate più lunghe delle progettate. Dal tetto», ricorda Piacenti, «sono stati per esempio salvati e riutilizzati quasi 300 travicelli».

La prima colonna restaurata (Piacenti spa).

Dopo i mosaici, la sfida è la campagna di fundraising «Adotta una colonna» lanciata dal ministro palestinese Ziad al Bandak, a capo della Commissione presidenziale palestinese. La sottoscrizione internazionale, presentata di recente anche in Vaticano, è aperta a Stati, Comuni, enti privati e singoli donatori.

ADOTTA UNA COLONNA. Servono 2 milioni e 300 mila euro per le 50 colonne, una trentina delle quali decorate con pitture e ritratti dei santi. La prima, restaurata a scopo dimostrativo, è terminata: non occorrono sforzi d'immaginazione, per calarsi nella magnificenza della navata una volta che il restyling sarà finito.

Sacralità e ponteggi (Piacenti spa).


Al tempo dei fasti bizantini la Natività di Betlemme era una basilica accecante, come altre chiese dell'epoca: pareti ricoperte di mosaici d'oro e marmi pregiati, anche sul pavimento, colonne e capitelli colorate, finestre e rosoni irradianti di luce. Riportarla allo sfarzo del 1100 sarà impossibile: alcune finestre della chiesa del 500 d.C. non sono state riaperte per ragioni di stabilità.

UN MILIONE E MEZZO DI TESSERE. Ma i 140 metri quadrati (dei 2 mila originari) di mosaici di epoca crociata, ricostruiti dai restauratori delle migliori scuole ravennati e siciliane, sono unici e sembrano già un miracolo. Sono state riassemblate oltre un milione e mezzo di tessere originali, in una varietà di sfumature tipiche della loro lavorazione in Terra santa: piccolissimi tasselli inclinati ad arte, per ammaliare i pellegrini dell'epoca.

Quel che sembrava cancellato nel tempo era stato in realtà protetto

Marcello Piacenti

Alla Natività lavora un team di 170 tra specialisti e maestranze, coordinati da diverse università e centri di ricerca italiani e dai Piacenti. Per la terza fase delle opere, la Commissione presidenziale palestinese per i restauri calcola un costo di almeno altri 7 milioni e mezzo di dollari, mentre altri 10 milioni sono già arrivati da Stati e privati.

AL RITMO DEI DONATORI. «Il cantiere procede al ritmo delle scoperte, ma anche delle donazioni. Ci sono pause e ripartenze», conclude Piacenti. Nella basilica è un via vai di responsabili palestinesi e italiani, religiosi, pellegrini e guide. A vigilare c'è anche la polizia turistica palestinese. Turisti e comitive di pellegrini osservano incuriositi tanti ragazzi spennellare a ritmo metodico e spedito.

L'incredulità di San Tommaso (Piacenti spa).


La basilica ha i suoi tempi, bisogna rispettare anche i riti delle tre chiese, ortodossa, armena e cattolica. A ogni funzione religiosa il cantiere si ferma, ma ormai pare davvero impossibile che possa arrestarsi per mancanza di fondi. Dopo secoli di incredibile oblio per la chiesa fondante della cristianità, la marcia sembra innescata.

SOLDI ANCHE DA PUTIN. Alle donazioni iniziali della diaspora e di finanzieri palestinesi si sono sommati i contributi di parecchi Stati (Italia inclusa), della Santa sede e del Patriarcato armeno-ortodosso. Grande sponsor dei lavori è anche la Russia di Vladimir Putin, che ha iniettato nel cantiere alcuni milioni di euro.

Qui il mistero della nascita del Verbo che si è fatto carne

Francesco

A Betlemme, vicino alla sede della Commissione presidenziale palestinese per i restauri, il leader del Cremlino si è tra l'altro appena intitolato la Vladimir Putin Palestinian Organization for Culture and Economy: un centro per il business, gli sport e una scuola di musica.

PELLEGRINI E TURISMO. Mosca vuole spingere il turismo russo in Terra santa. L'economia di Betlemme del resto gira grazie ai tour dei pellegrini, che nell'ultimo anno, con i morti della nuova crisi con Israele, sono diminuiti non poco. Ma la grotta della Natività è sempre piena. I fedeli si chinano nella porticciola laterale, poi scendono giù verso mangiatoia.

Nella grotta della Natività (Piacenti spa).


È il punto dove origina la scintilla della fede cristiana, il «mistero della nascita del Verbo fatto carne» ha detto il papa pensando al settimo angelo. Se ci sarà accordo, i restauri di questa parte saranno seguiti direttamente dalle tre Chiese, secondo la legge dello statu quo che regola la loro spesso non facile convivenza in Terra santa.

L'INCENDIO ALLA MANGIATOIA. Anche oggi la grotta è disturbata dai flash degli iphone: un luogo vissuto e tuttavia intimo e inviolabile. Sulle pietre a lati dell'entrata si leggono le suppliche incise dai fedeli secoli addietro. In centinaia entrano ed escono quotidianamente. Ma in pochi scorgono le pareti nero pece al di sopra delle lampade a olio. Per un soffio, nel 2014 un incendio non mandò in fumo la mangiatoia e anche parte della chiesa soprastante. I restauri erano da poco cominciati e anche allora la Natività si salvò.


Twitter @BarbaraCiolli


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