TURISMO 9 Ottobre Ott 2016 1200 09 ottobre 2016

Triora, la città delle streghe ora apre un museo

A Triora, in Liguria, la magia nera diventa mostra. Lì nel 1587 furono processate 40 sventurate. Itinerari, statue, Halloween: così il 'macabro' diventa attrazione.

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Un museo internazionale della stregoneria non poteva che avere Triora, borgo medievale in provincia di Imperia, come location privilegiata.
Triora ha infatti trasformato la sua lugubre fama di “Salem d’Italia” in un business turistico d’eccezione: nel 1587 la cittadina era stata teatro di un processo per stregoneria ai danni di 40 sventurate, proprio come accadde nella città statunitense Salem, anno 1692.
COSTRUITA UNA FORTUNA. Un macabro precedente su cui il borgo ha costruito la sua fortuna: itinerari ad hoc, celebrazioni in grande stile per Halloween, un monumento alle “bagiue” (streghe) nella piazza del paese e tanto materiale per storici e curiosi che andrà a far parte del nuovo museo della stregoneria da inaugurare il 3 dicembre 2016.
Dal 1988 il borgo ospita ogni quattro anni il Convegno nazionale sulla stregoneria.
L’attenzione degli storici sulle streghe di Triora si accese alla fine dell’Ottocento, come ricorda Ippolito Edmondo Ferrario, studioso che ha dedicato al fenomeno più di una pubblicazione e che è anche autore di una guida della cittadina ligure.
ATMOSFERA CHE INCANTA. Da allora i riflettori non si sono più spenti su quell’antico episodio (i documenti relativi al processo sono andati perduti, purtroppo, durante l’ultima guerra) a causa del quale Triora resta avvolta da un’atmosfera magica che incanta i visitatori.

La storia: dilagarono accuse e dicerie contro nobildonne ed emarginate

Una vista del borgo medievale di Triora, famoso per il processo alle streghe nel 1587.

Tutto ebbe inizio da una carestia della quale furono incolpate alcune donne.
Il vicario dell’Inquisitore di Genova (da cui Triora dipendeva) si attenne alla prassi dell’epoca che «consisteva nel celebrare messa nella chiesa parrocchiale, invitando il popolo alla delazione».
Dilagarono infamie e invidie personali e nel gorgo delle dicerie e delle accuse entrarono sia nobildonne sia emarginate.
IL COMMISSARIO FANATICO. Finché da Genova, come annota ancora nei suoi studi Ferrario, non arrivò un commissario speciale, Giulio Scribani, che infierì con crudeltà e fanatismo su decine di donne innocenti «per smorbar di quella diabolica setta questo paese».
Da qui l’identificazione in Triora di una Loudun o Salem italiana, sicuramente una di quelle piazze dove agì con intensità quel duello tra razionalismo e superstizione che lo storico Franco Cardini mette al centro della caccia alle streghe in Occidente.
Fu San Tommaso d’Aquino a porre i fondamenti teologici di quello che sarà in futuro il lavoro dell’Inquisizione, includendo la “demonolatria” tra i culti illeciti e contrari a quello divino (culto alla creatura anziché al Creatore).
PRIMA SI CHIUDEVA UN OCCHIO. In precedenza, anche se può sembrare strano rispetto alla “vulgata” sul medioevo, c’erano più tolleranza e ragionevolezza rispetto ai residui di culti magico-pagani.
Nei secoli X e XI i Libri penitenziali testimoniano di pratiche superstiziose sulle quali il confessore spesso chiude un occhio.
Nel Canon Episcopi, addirittura, si parla di donne che di notte credono di volare al seguito della dea Diana, primo abbozzo di “sabba”, ma la Chiesa si guardava bene dal ritenere vere queste “illusioni” o “sogni”.
UNA SERIE DI GRANDI PAURE. Per arrivare alla persecuzione delle presunte streghe concorrono, molto più tardi, fattori che fanno vivere all’Europa, tra il 1348 e il 1630 (anni di terribili epidemie di peste) una serie di paure incontrollabili.
«Paura delle epidemie», sottolinea Cardini, «delle guerre, delle carestie, dell’avanzata turca, della fine del mondo».
Ecco allora che il fanatismo prende di mira le donne, in un «mondo assetato di prodigi, nel quale il sovrannaturale si fa notizia quotidiana».

Nel mirino ogni espressione di folklore o forma di devianza sessuale

La croce di Triora.

Ecco che papa Innocenzo VIII nella bolla Summis desiderantes (1484) parla di «coiti demoniaci» avvenuti in Germania.
Ecco che due inquisitori domenicani scrivono il Malleus maleficarum (Il “Martello delle streghe”) con il quale la caccia alle streghe avrà a disposizione il suo tragico manuale giustificativo: i casi testimoniati, estorti con la tortura, vengono confrontati con le Sacre scritture e valutati con la filosofia scolastica per essere giudicati veritieri.
PERSECUZIONE DI MASSA. Tra la fine del Cinquecento - come avviene appunto a Triora - e per tutto il Seicento la persecuzione diviene di massa: vennero prese di mira ostetriche, levatrici, procuratrici di aborti, fabbricatrici di unguenti e di filtri d’amore, donne di «umore malinconico», anziane in preda ai deliri della depressione.
Ogni espressione di folklore è sospetta, ogni forma di devianza sessuale è duramente repressa.
Bisognerà aspettare in Francia l’editto del 1682 di Luigi XIV per dichiarare la stregoneria frutto di impostura o illusione d’origine patologica, per allontanare insomma il Maligno dalla realtà di ciò che è umano e solo umano.
LA CHIESA COLPEVOLIZZATA. In Inghilterra il linciaggio delle streghe continuò, anche se in modo sporadico, fino al tardo Ottocento.
A sua volta la Chiesa, dopo avere abusato nelle accuse a ogni forma di superstizione, finirà nel “secolo dei lumi” sul banco degli imputati e la religione cattolica sarà bollata da Voltaire come una subcultura per creduloni manipolata da un clero furfantesco.


Twitter @annalterranova

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