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29 Dicembre Dic 2016 1101 29 dicembre 2016

"Il GGG", 10 curiosità sul nuovo film di Steven Spielberg

Una genesi lunga 20 anni, tecniche innovative, un'amicizia vera tra i due protagonisti e il protagonista Rylance ispirato per il suo ruolo da un cane. Le cose da sapere sul Grande gigante gentile.

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Ci sono voluti oltre 20 anni, ma finalmente Steven Spielberg è riuscito a portare nelle sale cinematografiche Il GGG, il libro scritto da Roald Dahl amato da molte generazioni. Il premio Oscar Mark Rylance, dopo Il ponte delle spie, ritorna a collaborare con il regista e si trasforma, grazie alla tecnologia, nel gigante gentile che la piccola Sophie, andando contro le regole dell'orfanotrofio di Londra dove vive, incontra una notte in cui decide di rimanere sveglia oltre l'orario consentito.

UN GIGANTE DI 7 METRI. La bambina fa quindi la conoscenza del GGG, alto più di 7 metri, con orecchie enormi e un acuto senso dell'olfatto, oltre che completamente diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti, essendo ingenuo e non cibandosi di esseri umani. Sophie scopre ben presto il carattere dolce e amichevole del gigante, venendo portata anche nel Paese dei Sogni, dove il suo nuovo amico cattura i sogni per mandarli di notte ai bambini. Gli altri giganti diventano però presto una minaccia e spetta a Sophie e il GGG il compito di cercare di salvare la situazione, incontrando anche la Regina per avvertirla del rischio.

UN BUON FEELING TRA I PROTAGONISTI. Il film diretto da Steven Spielberg sfrutta bene il feeling esistente tra Rylance e la giovane esordiente Ruby Barnhill per sostenere un racconto che, dopo la creazione di un mondo magico e sognante, si perde un po' tra situazioni divertenti e sequenze d'azione. Il lavoro compiuto dal regista è di alto livello ma l'eccessivo peso degli effetti speciali limita a tratti la naturalezza di ambientazioni ed eventi, limitando così lo stupore degli spettatori.

UN FILM NON DEL TUTTO FEDELE AL LIBRO. L'originalità del mondo creato da Dahl, nonostante un epilogo riscritto per avvicinarsi ai canoni del lieto fine, rimane tuttavia quasi intatta e sopratutto rimane integro il messaggio legato al significato del potere dell'amicizia, in grado di illuminare ogni solitudine e diversità, e del coraggio di essere se stessi e continuare a sognare anche in un mondo che ti spingerebbe in una direzione opposta. Il GGG è così una visione che riuscirà a intrattenere il pubblico di tutte le età, regalando emozioni e sorrisi. Andiamo alla scoperta di qualche curiosità legata alla realizzazione del progetto.


Regia: Steven Spielberg; genere: fantastico (Usa, 2016); attori: Mark Rylance, Ruby Barnhill, Rafe Spall, Martin Freeman, Rebecca Hall, Bill Hader.

1. Da E.T. al gigante gentile ideato da Dahl

Il libro Il GGG di Roald Dahl è stato pubblicato per la prima volta nel 1982, anno in cui Steven Spielberg ha realizzato il suo capolavoro E.T. L'extraterrestre. In onore del film, nell'orfanotrofio di Sophie appare un peluche dell'alieno. Il regista ha inoltre rivelato che sente di avere in comune con lo scrittore un aspetto curioso della loro creatività: entrambi hanno sempre raccontato ai propri figli, e nipoti nel caso di Dahl, molte storie ma tutti e due esitavano a lungo nel trasformarle in racconti o film.

2. Un progetto rimasto a lungo irrealizzato

Per portare sul grande schermo la storia de Il GGG ci sono voluti quasi 20 anni. I produttori hanno stretto amicizia con la vedova di Roald Dahl nel 1990, quando lo scrittore è morto all'età di 74 anni. Nel ventennio successivo si è cercato di capire se e come si sarebbe potuto girare il lungometraggio, valutando le varie tecnologie fino a quando la situazione è sembrata perfetta. L'elemento più importante, tuttavia, è stato rappresentato dalla scelta della persona a cui affidare il compito di scrivere la sceneggiatura. Melissa Mathison è apparsa fin dall'inizio perfetta per l'incarico e ha visitato più volte Gipsy House, la casa dello scrittore nel Buckinghamshire, accedendo alla biblioteca e allo studio dello scrittore. L'autrice ha poi collaborato a stretto contatto con Spielberg fino alla sua morte, avvenuta nel 2015. Il film è stato dedicato alla sua memoria.

3. Disney e Dahl uniti da luce e oscurità

Il mondo della Disney, studio che ha contribuito alla realizzazione del progetto, e quello di Dahl sono forse più vicini di quanto si possa pensare. Steven Spielberg ha ricordato come lo scrittore abbia avuto il coraggio di introdurre nelle sue opere un mix di oscurità e luce, un po' come accaduto in film come Dumbo, Fantasia, Biancaneve e i sette nani e Cenerentola. Il regista, cresciuto con le storie dei fratelli Grimm, ha apprezzato in particolare come Roald Dahl riuscisse a trasmettere un messaggio all'insegna del riscatto per invitare i suoi lettori a trovare la forza di uscire da una situazione oscura per vivere un sogno e una situazione migliore.

4. I Gremlins, un film mancato diventato libro

Roald Dahl e Walt Disney si sono incontrati nell'aprile del 1943 per parlare di alcuni progetti, tra cui quelli legati al racconto I Gremlins, che non divenne però un lungometraggio ma venne pubblicato grazie alla collaborazione tra la Disney e la casa editrice Random House, devolvendo i profitti al Royal air force benevolent fund. Il libro è poi stato fonte d'ispirazione per Gremlins, il lungometraggio prodotto da Steven Spielberg nel 1984.

5. Una lunga ricerca per la parte della giovane protagonista

Per trovare la giusta interprete per la parte di Sophie sono stati effettuati migliaia di provini. Quando Steven Spielberg ha visto per la prima volta Ruby Barnhill, che all'epoca aveva 9 anni, ha però capito subito che era perfetta per la parte, anche se sono state necessarie cinque audizioni prima di assegnare ufficialmente la parte. Il regista ha svelato che aveva un grande carisma e un talento incredibile. I produttori hanno quindi organizzato un incontro tra Ruby e Mark Rylance sul set del film Il ponte delle spie e tra di loro si è stabilito immediatamente il feeling giusto, dando vita a un'amicizia che ha contribuito in modo efficace alla buona riuscita del progetto.

6. Un coreografo del Cirque du Soleil per aiutare gli interpreti dei giganti

Il coreografo Terry Notary, ex artista del Cirque du Soleil, ha collaborato alla realizzazione del film Il GGG per insegnare agli attori come muoversi in modo credibile come se fossero dei giganti. Per riuscirci è stato utilizzato un sistema di pesi e cavi elastici, in modo da costruire la forza e la flessibilità degli attori e farli sentire comunque pesanti e ancorati al suolo, come se dovessero spostarsi attraverso uno spazio denso.

7. Una tecnologia utile a portare in vita il mondo di Dahl

Per le riprese si è utilizzata la tecnologia chiamata Simulcam, usata per la prima volta dal regista James Cameron in Avatar. La sua particolarità è che rende possibile sovrapporre un ambiente di ripresa virtuale sulle immagini girate dal vivo. In un monitor gli operatori, il cast e il regista possono vedere gli elementi virtuali in tempo reale.

8. Gene Wilder, guest star mancata

Il regista Steven Spielberg ha provato a convincere Gene Wilder ad apparire nel film Il GGG. L'attore aveva recitato nel film Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, tratto da un altro popolare libro di Roald Dahl. Gene non ha però accettato la proposta ed è morto un mese dopo la distribuzione del lungometraggio nelle sale.

9. Un amico a quattro zampe per dare vita al GGG

Il premio Oscar Mark Rylance ha avuto per la sua performance una fonte d'ispirazione veramente originale: il suo cane Apache. L'interprete del gigante gentile ha raccontato: «Nella mia immaginazione ho provato a pensare di avere delle appendici rappresentate da queste grandi, enormi, orecchie che ruotavano ed erano espressive come quelle del mio cane». L'attore non ha infatti voluto indossare delle protesi e ha spiegato come abbia parlato a lungo con Spielberg per trovare il modo giusto per creare le espressioni del suo personaggio.

10. Una giovane star incerta sul proprio futuro

Ruby, la giovane interprete di Sophie, sognava di diventare regista prima dell'inizio delle riprese del film Il GGG. Durante il lavoro sul set, con la sua telecamera, ha girato insieme alla troupe alcuni cortometraggi. L'attrice ha però ammesso che i suoi progetti per il futuro sono in continua evoluzione: «Un minuto voglio essere una giornalista, quello dopo lavorare nell'animazione... Ho pensato 'Oh mamma, non so cosa diventerò, sarà un vero disastro'».

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