Amadeus Capodanno Rai
2 Gennaio Gen 2017 1200 02 gennaio 2017

Capodanno in Rai, uno straziante spettacolo a cui dire basta

Cantanti da talent, roba da paninari, Funiculì Funiculà e Cacao Meravigliao. La raggelante festa offerta dal servizio pubblico il 31 dicembre ha offeso 10 milioni di spettatori. È troppo chiedere cultura e buon gusto?

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Ma che beeella terra che siete, dice il presentatore Amadeus che è veneto ai lucani sotto al palco. E quelli ruggiscono, un fremito di piacere nella gelida ultima notte dell'anno; poi parte lo stupro rituale de L'anno che verrà e Lucio Dalla si rivolta in tomba, ma gli succedeva già da vivo di rivoltarsi perché la pratica del Capodanno in piazza seguito dalla rete ammiraglia della Rai ha troppi anni e non cambia mai, resiste come la plastica sull'acqua.

ROBA DI 40 ANNI FA. Ma che bella terra che siete, ripete Amadeus. E arriva Bennato che canta roba di 40 anni fa, poi arriva un cantante da talent, che sfora tonalità di un tono e mezzo, poi arriva Valerio Scanu che è uno che francamente ha sbagliato mestiere, poi Tony Hadley che canta roba da paninari, poi arriva Arisa e Amadeus le dice «ma che bella questa terra» e lei che è del posto risponde: lo so.

BANALITÀ VARIE. Poi arriva pure Arbore, che intona Funiculì Funiculà e a dirla tutta la sua Orchestra Italiana, nata come una simpatica ambasciatrice d'italianità canora nel mondo, è diventata un palloso sciovinismo. C'è Teocoli sempre più bolso e infila banalità presidenzial-capodannesche tra una caricatura di Valentino Rossi e una di Costanzo, poi altri stalentati, volentieri in playback, gente da Lega pro della canzone. Poi torna Arbore che, vedi un po', ti fa il Cacao Meravigliao.

Scoppia mezzanotte e l'effetto è un po' da maestro Canello di Fantozzi

Ma che bella terra, però, che siete. Urla, applausi. E scoppia mezzanotte e l'effetto è raggelante, un po' da maestro Canello di Fantozzi, quello che alle dieci e mezza faceva spostare le lancette nello scantinato coi tubi del riscaldamento. Ma qui siamo in piazza, si ghiaccia e ci sono un po' di sgallettate che si agitano non per sensualità ma per non cascare assiderate. Torna Alex Britti che non ha il microfono, dov'è il microfono, ecco il microfono e lui parte con una canzoncina estiva, ma è tutto imbacuccato e ha sul volto un pallore da freezer. E si va avanti, con tetra disperazione. Ma che bella terra che siete.

PERCHÉ QUESTA PANTOMIMA? Se la Rai, che ancora osa fregiarsi dell'egida da servizio pubblico, ritiene di aver fatto il suo dovere, di essere in pace con la coscienza, allora va bene e ogni considerazione diventa vana, come davanti a un assassino che dice «beh?, che avrò fatto mai, tanto la gente muore comunque». Se invece vogliamo parlarne, allora non ci si può non chiedere cos'abbia di pubblicamente servizievole, se non alle logiche localistiche, quest'anno qui, quell'altro là, a seconda di chi pesa in Rai, questa pantomima del Capodanno che è una colossale sagra, una faccenda oratoriale senza scampo.

È così difficile trovare un equilibrio fra intrattenimento e buon gusto, tra celebrazione e un pizzico di cultura non rasoterra?

Viene da domandarsi perché diavolo sia diventato così difficile, così impervio, così improponibile metter su un bello spettacolo, un varietà, come si diceva una volta, possibilmente non la solita retrologia abbrustolita alla Carlo Conti, diciamo uno speciale per l'ultimo dell'anno, con autori, artisti, sketch, magari qualche intervista, e farlo condurre a gente che ci sa fare, e trovare un equilibrio fra intrattenimento e buon gusto, tra celebrazione e un pizzico di cultura non rasoterra.

MANCANZA DI VOGLIA O ALTRO. È davvero così dannatamente fuori dal tempo e dal mondo una simile aspettativa? E perché mai? Dipende dalla mancanza di voglia in Rai, oppure da una realistica penuria di talenti? E, in questo caso, non ne nascono proprio più, oppure ce ne sono ma non emergono perché le logiche della spartizione politico-spettacolare, nate insieme alla tivù, sono diventate totalizzanti e non lasciano più spazio se non a guitti sponsorizzati dai soliti due o tre impresari al crocevia tra "logiche" non sempre commendevoli?

Antonio Campo Dall'Orto, direttore generale della Rai.

Resta il fatto che un Capodanno come quello in onda ogni anno da troppi anni su RaiUno, lasciamo perdere le concorrenti commerciali, facciano pure quello che vogliono, è inaccettabile. Perché non c'è modo più straziante di finire e cominciare un anno. Perché, nel tempo, la quota di gente che ha meno soldi ed è obbligata a farsi compagnia con la televisione anche a san Silvestro, è cresciuta.

A CASA CI SONO UTENTI, NON IMBECILLI. Ci sono tante minoranze che non fanno testo, ma esistono - vecchi, malati, carcerati, dimenticati - che il canone lo pagano, perché i poveri pagano sempre tutto, e avrebbero diritto, almeno semel in anno, a sentirsi considerati per quelli che sono: utenti, non imbecilli. Non ce n'è uno, se sentite in giro, che davanti a un'orgia del luogo comune, del ruffianismo, imbarazzante, avvilente come questa, non abbia manifestato una sorta di rassegnazione sconfortata e rabbiosa: lo guardo perché non c'è altro, però fa schifo.

BISOGNEREBBE VERGOGNARSI. È mai possibile che il teleschermo, da erogatore di compagnia, sia diventato acceleratore di solitudine? L'edizione 2016 ha fatto registrare 10 milioni di spettatori, e la Rai gongola. Invece dovrebbe vergognarsi, perché è una truffa a 10 milioni di povericristi. E sono i più deboli, i più soli.

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