Hayao Miyazaki
7 Gennaio Gen 2017 1200 07 gennaio 2017

Miyazaki, l'ultimo ritorno è una sfida al tabù computer grafica

Il regista giapponese ha annunciato il ritiro sette volte. Ma adesso lavora a un corto. Il suo primo con la Cgi. E nel 2019 uscirà un nuovo lungometraggio. Per salvare lo Studio Ghibli.

  • Mario Rumor
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Mai dire mai è una frase che Hayao Miyazaki dovrebbe aggiungere al suo repertorio. Per sette volte nell’arco della carriera, iniziata nel 1963 come semplice disegnatore in casa Toei, ha annunciato il ritiro dalle scene: il più clamoroso nel 2013 in una conferenza stampa a Tokyo davanti a 600 giornalisti. E per sette volte ha rinnegato se stesso. A novembre l’occasione ufficiale di ripensamento è avvenuta sulla rete di stato Nhk, in uno speciale intitolato Owaranai Hito: Miyazaki Hayao (Hayao Miyazaki, l’uomo che non ha finito). Quaranta minuti che hanno mandato in subbuglio il fandom con reazione a catena su Twitter tra cinguettii di bentornato e sospiri di sollievo di coloro che non hanno mai smesso di credere nel maestro dell’animazione. Uno speciale che lo ha tampinato al lavoro, con colpo di scena tenuto in serbo quasi alla fine mentre il regista di Totoro annuncia il progetto di un nuovo film per il 2019.

L'ENTUSIASMO DEI COLLEGHI-AMMIRATORI. In merito al suo buen retiro, è più probabile che molti abbiano diplomaticamente scelto di non credergli. Tra questi il collega francese Michel Ocelot che già tre anni fa ci confidò come i più stretti collaboratori del regista erano certi di un ripensamento di Miya-san. E c’è chi, come il giovane Tomm Moore (correte a vedere il fenomenale La canzone del mare in dvd CG Entertainment), dal suo studio in Irlanda – dove è alle prese con un nuovo lungometraggio animato dal titolo Wolfwalkers – si dichiara entusiasta della scelta del maestro giapponese «di tornare di nuovo in sella». Proprio lui che di Miyazaki è fedele ammiratore.

  • Una possibile top 10 dei film di Miyazaki.

Durante lo speciale trasmesso lo scorso 13 novembre, nel momento supremo della rivelazione era presente il produttore dello Studio Ghibli, Toshio Suzuki, al quale il regista ha rivolto un sorriso sardonico dicendo: «Si prega di raccogliere abbastanza denaro per fare questo film». Miya-san e la sua personale nonchalance non scoloriscono con l’età. Anzi. Ma c’è una ragione più concreta dietro tale ripensamento. Una ragione che pone sullo stesso piano la sua vita di uomo ormai anziano e artista. L’uno in conflitto con le aspirazioni dell’altro nel poter ancora creare qualcosa di davvero stupefacente per il pubblico.

UN DIFFICILE RAPPORTO CON LE NUOVE TECNOLOGIE. Attualmente impegnato con il cortometraggio Kemushi no Boro (Boro il bruco), combinazione di animazione tradizionale e CG da proiettare esclusivamente al Museo d’Arte Ghibli il prossimo giugno, Miyazaki ha manifestato insoddisfazione e intolleranza nei confronti delle tecnologie digitali. Per un artigiano dell’animazione fatta a mano, con 50 anni di militanza nell’ambiente, non c’è imbarazzo che tenga, anche a costo di apparire orgogliosamente un cimelio vivente del XX secolo. Ride di se stesso, infatti, Miyazaki, davanti a un tablet per animatori che all’improvviso va in tilt. In realtà c’è poco da ridere: durante una presentazione Cgi di Nobuo Kawakami, presidente della società Dwango, il regista ha definito quelle animazioni fatte al computer «un insulto alla vita stessa».

  • La fatwa di Miyazaki contro le nuove tecniche Cgi.

Il progetto di Kemushi no Boro risale al 1994, e doveva trattarsi di un film animato che mostrasse meraviglie e insidie del mondo attraverso gli occhi di un minuscolo insetto, ma al suo posto è arrivato il kolossal Principessa Mononoke.

BORO IL BRUCO, IL RITORNO DI UN VECCHIO PROGETTO. Per 20 anni il piccolo bruco è rimasto nel cassetto, fino al giorno in cui Miyazaki – dopo aver visto il figlio Goro alle prese con la serie animata Ronja la figlia del brigante realizzata in 3DCG – ha deciso di cimentarsi con le nuove tecnologie. Iniziata nel 2015, la lavorazione di questo corto di 12 minuti era prevista in 700 giorni esatti ma poi, come d’abitudine quando si lavora con il maestro giapponese, i tempi si sono allungati. Nel frattempo qualche bozzetto di Boro il bruco è ufficialmente apparso su una bacheca all’interno di una delle stanze del Museo Ghibli. Giusto un promemoria.

IL NO ALLA COLLABORAZIONE CON LA PIXAR. Il fedele Suzuki, amico del regista dal 1978 e scaltro uomo d’affari, aveva proposto di realizzare Kemushi no Boro in collaborazione con la Pixar, considerato il legame d’amicizia che lega Miyazaki a John Lasseter. Il regista ha invece preteso di realizzarlo in casa, con un giovane staff di animatori Cg, tra cui spicca il 30enne Yuhei Sakuragi, artista che ha attirato l’attenzione del settore e della stampa specializzata grazie al film Hana to Alice Satsujin Jiken (The Case of Hana & Alice) presentato ad Annecy nel 2015.

  • Miyazaki al lavoro su Kemushi no boro, il suo ultimo cortometraggio.

Causa il pensionamento annunciato nel 2013, lo Studio Ghibli è rimasto inattivo per mesi e il personale disperso in altrui produzioni. In attesa di tornare a lavorare con Miyazaki, alcuni tra i migliori disegnatori e animatori hanno trovato modo di lavorare lontano dall’accogliente atmosfera Ghibli.

I TRANSFUGHI DEL GHIBLI CAMPIONI DI INCASSI. Veterani quali Atsuko Tanaka, Megumi Kagawa e Masashi Ando sono finiti a collaborare con quel golden boy degli anime di nome Makoto Shinkai, considerato guarda caso l’erede di Miyazaki e il cui recente lungometraggio Your Name (Kimi no na wa, in uscita nelle sale italiane a fine gennaio grazie a Nexo Digital) si è trasformato in clamoroso campione di incassi in patria superando i 175 milioni di dollari e posizionandosi al quinto posto tra i migliori risultati di sempre al botteghino, dietro La città incantata (2001) dello stesso Miyazaki.

I SUOI PUPILLI ORA SONO CONCORRENTI. Una concorrenza di non poco conto, a cui va aggiunto il recente annuncio del terzo film da regista di Hiromasa Yonebayashi (Arrietty, Marnie), uscito dal Ghibli per raggiungere un altro transfuga, il produttore Yoshiaki Nishimura, nella novità esaltante dello Studio Ponoc. Il titolo del film e la sua protagonista maghetta sono un atto di fede: Mary to Majo no Hana (Mary and the Witch’s Flower), tratto da un romanzo di Mary Stewart. Della serie: ancora letteratura per l’infanzia, quasi volendo ripercorrere le tappe del successo miyazakiano di Kiki – Consegne a domicilio, suo primo grande successo al botteghino nel 1989.

MEGLIO MORIRE CON UN NUOVO FILM CHE STARE IN PANCHINA. Incurante di tutto e tutti, e segretamente al lavoro sul nuovo film “senza nome” dalla scorsa estate, Miyazaki ha nel frattempo già scandito le tappe di lavoro: storyboard da terminare nell’estate 2017, staff a pieno regime per tutto il 2018 e completamento nel 2019. In tempo per le Olimpiadi di Tokyo. E alla soglia degli 80 anni. Perché, dice lui, è meglio fare qualsiasi cosa, anche morire facendo un nuovo impegnativo film, piuttosto che restare in panchina ad aspettare.

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