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3 Febbraio Feb 2017 1751 03 febbraio 2017

Hollywood-Trump, come si schierano le star del cinema americano

McConaughey chiede una moratoria agli attacchi contro il presidente. Che a Hollywood resta di troppo. E tra host, interpreti e film candidati, anche gli Academy Award rischiano di trasformarsi in un assedio alla Casa Bianca.

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Da quando, l'8 novembre, ha vinto le elezioni, Donald Trump non ha mai trovato pace. Contro di lui si è mosso, in uno tsunami di indignazione collettiva, tutto il jet set di Hollywood e dintorni, di cinema, tivù e musica. Tutti uniti contro il tycoon razzista, misogino, omofobo e islamofobo che si era preso la Casa Bianca. Tutti (con l'unica eccezione del repubblicanissimo Clint Eastwood), fino al 2 febbraio 2017.

ANCHE LUI HA CONTESTATO TRUMP. Perché, all'improvviso e a 24 giorni dalla 89esima notte degli Oscar, The Donald sembra aver trovato, se non un alleato, almeno un ambasciatore per siglare la sua personalissima pace con il mondo dell'intrattenimento. Matthew McConaughey, premiato dall'Academy come miglior attore protagonista per Dallas Buyers Club nel 2014, sembra infatti aver ammorbidito le sue posizioni dopo aver partecipato al video in cui le star di Hollywood cantavano I will survive di Gloria Gaynor alla vigilia dell'insediamento del nuovo presidente.

«È IL NOSTRO PRESIDENTE». Nel corso di un'intervista realizzata con ChannelFi per lanciare il suo prossimo film Gold, l'attore ha risposto al giornalista che gli chiedeva se per il mondo del cinema non fosse arrivato il momento di concedere una tregua a Trump: «Non hanno molte alternative», ha detto McConaughey, «è il nostro presidente, per noi è tempo di fare i conti e stringere la mano con questo fatto e assumere un atteggiamento costruttivo con lui per i prossimi quattro anni. Anche per quelli che più fortemente sono in disaccordo con le cose che ha detto – e questo è un altro punto, vedremo se farà quello che ha detto».

  • Le star di Hollywood cantano I will survive contro Donald Trump.

Tra quelli che più di tutti sono in disaccordo con Trump, quindi, McConaughey non sembra proprio inserirsi. D'altra parte le sue idee politiche sono oggetto di speculazione da tempo. In una visione un po' semplicistica e manichea della questione, il fatto che sia nato in Texas fa propendere alcuni osservatori verso la pista repubblicana, i suoi atteggiamenti un po' hippy (fuma erba e non ne ha mai fatto un mistero) tenderebbero a collocarlo dal lato opposto. McConaughey ha spesso detto di aver amici omosessuali e di supportarli, ma non si è mai pubblicamente esposto a favore dei matrimoni gay, o dell'aborto. Insomma, quanto ci sia di conservatore e quanto di progressista in lui è un autentico mistero.

PER STRADA O SUL PALCO: HOLLYWOOD CONTRO TRUMP. Ma forse non è nemmeno questo il punto centrale della questione. Piuttosto è interessante chiedersi quanto il suo appello sarà accolto dai colleghi, che in più di un'occasione si sono schierati contro il nuovo presidente. È ancora fresca la polemica con Arnold Schwarzenegger e Angelina Jolie, ultimi due di una lunga serie a entrare in contrasto con il tycoon. Durante l'intervento al National Prayer Breakfast, Trump ha chiesto una preghiera per gli ascolti di The Apprentice e per Schwarzenegger che lo ha sostituito alla guida del programma. «Quando mi sono candidato», ha detto Trump, «ho dovuto lasciare lo show, così ho assunto una grande star del cinema, Arnold Schwarzenegger, perché prendesse il mio posto. Ma sappiamo come è andata a finire». La risposta dell'attore ed ex governatore della California non si è fatta attendere, con un video messaggio su Twitter. «Hey Trump», dice, «ho una grande idea. Perché non ci scambiamo il lavoro? Tu torni in tivù perché sei un grande esperto di ascolti e io prendo il tuo lavoro e finalmente la gente potrà dormire sonni tranquilli».

Poche ore dopo, è stata la Jolie a criticare l'operato del nuovo presidente. «I rifugiati sono lungi dall'essere terroristi, sono spesso loro stessi vittime del terrorismo», ha dichiarato l'attrice, inviata speciale dell'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani, attaccando in un editoriale sul New York Times il decreto sull'immigrazione di Trump.

CONTESTAZIONE AL FEMMINILE. Scarlett Johannson, America Ferrara e Chelsea Handler hanno partecipato alla Women's March il giorno dopo l'insediamento di Trump. Mentre resta memorabile il discorso pronunciato da Meryl Streep ai Golden Globe: «Quest'anno c'è stata una performance che mi ha fatto digrignare i denti: la persona a cui è stato chiesto di sedere nel posto più rispettato del nostro Paese che si è messo a imitare un giornalista disabile, una forma di mancanza di rispetto e un atto di violenza. E se i potenti usano il loro potere per bullizzare gli altri perdiamo tutti». Una stoccata che ha colpito nel segno, tanto da spingere Trump a replicare dando della sopravvalutata alla Streep. Accusa che ha del paradossale se rivolta a una che ha 20 nomination (e tre vittorie) agli Oscar e 30 nomination (con 9 premi) ai Golden Globe.

  • Il discorso di Meryl Streep contro Donald Trump ai Golden Globe.

Meryl Streep sarà presente al Dolby Theatre anche il 26 febbraio 2017, candidata come migliore attrice protagonista per Florence. Non è favorita per la vittoria finale e probabilmente non salirà sul palco, ma se quel premio – come sembra probabile – dovesse finire nelle mani di Emma Stone, le cose potrebbero comunque mettersi male per Trump. A novembre, infatti, la star di La La Land commentò il risultato delle elezioni definendolo «incredibilmente doloroso» e aggiungendo: «Penso che sia una vera sveglia e un'occasione per noi di unirci e fare il massimo che possiamo per far sentire la nostra voce ed essere coraggiosi». Quando ha ricevuto il Golden Globe, a gennaio, nel suo discorso non c'è stata traccia di Trump. Gli Oscar potrebbero essere l'occasione giusta per rimediare e far sentire la sua voce.

GLI OSCAR DELLA DIVERSITÀ. Difficile, d'altra parte, che non si parli di diversità, integrazione e accoglienza in un'edizione che vede nominati ben 11 afroamericani e un indiano. Denzel Washington, Ruth Negga, Mahershala Ali, Naomie Harris, Octavia Spencer, Viola Davis e Dev Patel hanno ottenuto la candidatura nelle categorie riservate agli attori, Tarell Alvin McCraney e August Wilson come sceneggiatori, Kimberley Steward per la produzione di Manchester by the sea, Joi McMillon per il montaggio di Moonlight, dramma su un afroamericano omosessuale che ha fruttato a Barry Jenkins la doppia candidatura come sceneggiatore e regista. E che sembra la pellicola perfetta in ottica anti-trumpista.

  • Il trailer di Moonlight.

Non dovrebbe mancare nemmeno il gioco di sponda del presentatore. Se ai Golden Globe Jimmy Fallon aveva riservato qualche frecciatina a Trump («Questo è rimasto uno dei pochi posti in cui l'America onora il voto popolare» e «come sarebbe se King Joffrey fosse reale... bene tra 12 giorni lo scopriremo», con un paragone tra il più odiato dei cattivi del Trono di Spade e il presidente americano all'epoca prossimo all'insediamento), anche il suo omologo e quasi omonimo Jimmy Kimmel non dovrebbe lasciarsi sfuggire l'occasione per arricchire il suo già ampio repertorio di battute su The Donald.

KIMMEL, UN HOST ANTI-TRUMP. Nel suo late-night show sulla Abc, Kimmel ha ironizzato sul blocco dei visti ai cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana raccontando la storia di un bambino di 5 anni ammanettato in aeroporto e bloccato per cinque ore come «minaccia per la sicurezza nazionale». A fine gennaio ha scherzato sull'idea degli alternative facts (le verità alternative volute da Trump in risposta alla battaglia contro la post-verità avviata da Facebook) utilizzando il concetto per presentare le sue vittorie alle Olimpiadi, la «magnitudo della mia mascolonità» e la grandezza del pubblico ospitato nel suo studio televisivo. Dopo le elezioni aveva invece affidato ai bambini il commento del successo di Trump, con risultati che andavano da smorfie di disgusto a un più gentile «una cosa positiva su Trump? Non è la persona più brutta al mondo».

  • Le reazioni dei bambini all'elezione di Trump nel Jimmy Kimmel late-night show.

In uno degli ultimi sketch a tema, Kimmel ha poi sfruttato il successo di Split, film di M. Night Shyamalan che racconta la storia di un uomo con 23 personalità diverse, per immaginare un sequel con Trump protagonista.

  • Il finto trailer del sequel di Split con Trump protagonista.

E se non dovessero bastare vincitori e presentatore, una mano contro Trump potrebbe darla anche Leonardo Di Caprio. Nel 2016, ritirando il suo primo Oscar per Revenant, l'attore si era pronunciato con un lungo discorso a sfondo ambientalista. Un anno dopo, chiamato tra i presentatori premianti delle varie categorie, potrebbe ritirare fuori il suo cavallo di battaglia contro un presidente che minaccia di far uscire il Paese dall'accordo di Parigi per la riduzione delle emissioni di CO2.

UNA STELLA PREDA DEI CONTESTATORI. Insomma, ora come ora è difficile immaginare che Hollywood possa dare ascolto a McConaughey fare la pace con un presidente che non sente suo. E che sulla Walk of Fame è così di troppo da vedere la sua stella presa continuamente di mira da contestatori armati di vernice spray nera per dipingerci sopra ora una svastica, ora il simbolo del muto tipico dei telecomandi dei televisori.

ATTACCATO ANCHE AI SAG. Anche i Sag Award, celebrati il 29 gennaio, hanno fornito la stessa indicazione. Trump e «l'infamia» del suo muslim ban sono stati chiamati in causa da Julia Louis-Dreyfus, premiata per Veep, che ha ricordato di essere figlia di due immigrati fuggiti dall'occupazione nazista in Francia; Mahershala Ali, vincitore della statuetta come miglior attore non protagonista per Moonlight, ha ricordato come il film dia una lezione di tolleranza; David Harbour, salito sul palco coi colleghi del cast della serie tivù horror Stranger Things, ha scandito: «Daremo la caccia ai mostri». E via alla standing ovation. Altro che tregua, per Trump quella degli Oscar rischia di diventare un'altra lunga notte di contestazione.

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