Sanremo 6

Sanremo 2017

Gabbani
15 Febbraio Feb 2017 1550 15 febbraio 2017

"Occidentali's Karma" smaschera lo spirito del nostro tempo

Il brano di Gabbani non è solo un loop che ipnotizza. È il conflitto tra la musica e un testo capace di interpretare il nuovo Zeitgeist. In cui anche la meditazione può diventare un prodotto di consumo. 

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Per avere successo bisogna interpretare lo spirito del tempo, bisogna «entrare in risonanza con la cultura del momento». Questo sostiene Cass Sunstein, massimo esperto al mondo di economia comportamentale. E sembra proprio essere riuscito in questo scopo Occidentali's Karma, la canzone di Francesco Gabbani vincitrice di Sanremo. Le evidenze del suo successo sono ovunque. Dieci milioni di visualizzazioni su YouTube (in meno di una settimana), il plebiscito del televoto, i palinsesti delle radio, lo scimmione diventata icona, le analisi del testo da parte di youtuber sfaccendati, Beppe Grillo che ne riscrive il testo in chiave anti-Pd, e poi quel raro fenomeno di viralità analogica che si sviluppa uguale, oggi come un tempo: entri in un bar a bere un caffè, dalla sarta a ritirare un rammendo, passa una macchina per strada e tutti stanno ascoltando, o cantando, Occidentali's Karma.

UN LOOP CHE IPNOTIZZA. La canzone vincitrice del Festival ha fatto centro. E non è un caso, perché questo brano ha in effetti un potere. Anzi due. Il primo è quello di rimanere nella testa al primo ascolto. Ci sono alcuni esperimenti di marketing avanzato, il cosiddetto neuromarketing, che utilizzano la risonanza magnetica al cervello per verificare quando un prodotto, un sapore, un immagine o un suono vanno a stimolare i centri di ricompensa delle nostre sinapsi. Ecco: Occidentali's Karma fa qualcosa di simile, ma lo fa con il suono al posto della risonanza, con l'arte al posto della scienza. La ascolti e ti entra nella testa, guardi il video su YouTube, subito dopo vai in bagno a svuotare la lavatrice e, senza neanche accorgertene, sei già nel loop: «C’è un Buddha in fila indiana…».

CONFLITTO TRA PAROLE E MUSICA. Merito della musica senza dubbio, scritta dallo stesso Gabbani, esplosiva. Ma come ha dichiarato il cantante in un’intervista, il brano si basa su un conflitto tra parole e musica: è «un connubio tra un ritmo incalzante che ti fa muovere e un testo che spero sia spunto per riflettere». È così in effetti, ricorda certi successi di Franco Battiato: parole visionarie e ritmo irresistibile. E proprio come certi successi di Battiato, il testo di Occidentali’s Karma sembra essere riuscito a interpretare in pieno lo spirito del tempo, di questo tempo. Uno spirito ancora nascosto, forse, che avanza silenzioso, ma che risulta comunque una boccata d’aria fresca nel connettismo del racconto quotidiano. «Un’altra vita» avrebbe cantato Battiato.

Di questo spirito del tempo emergente, di questo Zeitgeist, uno Zeitgeist “antisocial” potremmo definirlo, il primo epifenomeno è l’interprete stesso: Gabbani. In tempi di YouTuber e Signor Nessuno che arrivano all’Ariston forti di milioni di follower (o di un trionfo in qualche reality), Gabbani viene un po' “dal nulla”. Certo, ha vinto Sanremo nuove proposte lo scorso anno, sul curriculum vanta una collaborazione con Francesco Renga e una con Adriano Celentano, ma è questa nuova canzone ad averlo proiettato nell’Olimpo della fama. A definirlo, inoltre, in un Festival che per giorni ha parlato delle barriere generazionali - i giovani che non conoscevano i vecchi e viceversa -, è stato l'inchino da vincitore alla signora della canzone italiana, Fiorella Mannoia, arrivata seconda. Un gesto umile, di chi sa che quantità non è qualità e che la carriere sono reputazioni e non solo dischi venduti.

LE NOSTRE INQUIETUDINI DA SVILUPPO. Ma oltre l'interprete è il testo, nel suo essere speciale, inusuale e sorprendente, a interpretare il nuovo Zeitgeist. Occidentali’s Karma infatti è pieno di citazioni colte e incrociate. Il Panta Rei, il Nirvana, il Mantra, il Buddha e il Karma, Namastè: tutte immagini e suoni evocativi della circolarità orientale contro la verticalità occidentale. Oltre a questo ci sono anche i simboli feticcio delle nostre inquietudini da sviluppo: l’Essere o Avere, Amleto, le gocce di Chanel, il web coca di popoli e «oppio dei poveri» (definizione azzeccatissima), l’ora d’aria, «di gloria» - che ricorda il quarto d’ora di celebrità profetizzato da Andy Warhol. In mezzo a tante immagini, una visione forte, nuova, una balaustra alla quale appoggiarsi, di cui evidentemente anche noi telespettatori votanti abbiamo bisogno.

LA MEDITAZIONE COME PRODOTTO DI CONSUMO. «In giacca e cravatta, con i cellulari, crediamo di aver sconfitto la Natura. In realtà siamo nelle caverne perché gli istinti della competizione sono rimasti gli stessi», ha spiegato al Corriere della Sera Fabio Ilaqua, paroliere della canzone (che ama Pier Paolo Pasolini e odia i social). «L’Intelligenza è demodé», canta infatti Gabbani, «l’evoluzione inciampa». E il senso del brano sembra rinchiuso in questo inciampo: anche la meditazione rischia di diventare un prodotto di consumo. «Andiamo a fare yoga ma stando attenti all’outfit», ha spiegato Gabbani. È la Natura, la nostra natura, la scimmia nuda che dimentichiamo di essere, ma che va riscoperta. Questo sembra dirci il nuovo tormentone. E a essere davvero sorprendente è che questo pensiero alto abbia vinto Sanremo, il festival del nazional-popolare. Poi magari l’anno prossimo torneremo ai gorgheggi di prodotti televisivi o alle solite rime amore-cuore. Per ora possiamo ballare, pensare. E sperare. La scimmia si rialza. Namastè. Alè.

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