DILERNIA2
personaggi 28 Febbraio Feb 2017 1641 28 febbraio 2017

Leone Di Lernia è morto: il pensiero del re del trash italiano

Banane, salsicce e parmigiana. Quasi a scoppiare. E poi sesso, volgarità gratuita e populismo ante-litteram. Unito all'odio (ben nascosto) per il calcio. Il cantante scomparso visto con le sue parole. 

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Si portava dietro tutti gli stereotipi del "terrone" emigrato: il cibo, il sesso, il ricchio' usato come intercalare. Tutto in porzioni esagerate, per alcuni palati persino indigeste. E questo cliché trash che si era cucito addosso aveva successo, un suo pubblico che rideva con lui e forse più spesso di lui. Leone di Lernia, scomparso il 28 febbraio 2017 a 78 anni, era un pezzo di questa Milano meticcia, meridionale. La metropoli grigia nella nebbia che dà lavoro, ma toglie il sole e il mare di casa.

QUELL'ITALIANO MAI RIPULITO. Una distanza antropologica quella tra Nord e Sud glorificata oggi da Casa Surace e dai video virali su teglie di lasagne, pizze e parenti a Natale. Leone a quella casa era rimasto attaccato, a partire dal dialetto dal quale non si era mai "ripulito". Se non altro perché, come ammise in una intervista al Giorno del 2012, «se avessi parlato un italiano pulito chi avrebbe riso?». «Mi sono trasferito a Milano 55 anni fa», scherzò amaro, «perché al Parco Ravizza guadagnavo di più».

DAL ROCK TRANESE ALLA PARODIA. Col vernacolo tranese Leone ci ha sempre campato: prima con una banana da Elvis pugliese con pezzi rock, poi rivisitando hit e tormentoni. Il primo successo fu Ca gacciù vu havè (Che ti venisse un colpo) sulla musica di I gotcha di Joe Mex mixata con Una zebra a pois. «Le vendite furono milionarie», raccontò, «ma non vidi una lira perché erano tutte copie pirata». «Ho lanciato un genere che poi tutti hanno copiato», ripeteva orgoglioso. «L’ultimo è Checco Zalone che mi sta imitando alla perfezione». Mica uno scherzo. «Le mie non sono canzoni d'amore», spiegò in una intervista del 1996, «che fai in 3 o 4 minuti... io per te mi scurricchio, mi squaquaraquio... quelle son facili».

Leit motiv della produzione lerniana, come abbiamo visto, è il cibo. O, meglio, l'abbuffata. «Tutti i giorni sta' minestra sempre scott'», canta non a caso in Magnando bailando,
«nemmeno 'na braciola/da domani vado in mensa/di fasul' io mi abbufferò/magnando magnando/ mi cresce 'u panzon'/ciccion' e mi muovo poco/magnando magnando/si è stretto 'u calzon'/trippon ingrasso a poco a poco». Magnare fino a stare male, in barba alla dieta e alla salute. «Ti si mangiate la banana/con due salsicce e u'parmigian/e mo' te senti mal!/», recita ancora uno dei suoi maggiori successi. «Se tu te fe 'na limonata/con tre cucchiai/di cidret/surridi alla giurnat!!». Del resto «riuscire a non mangiare» è la cosa in cui riusciva peggio, per sua stessa ammisssione come da presentazione sul sito di Radio 105.

ESORCIZZARE LA FAME. Sarà che Leone la fame, quella vera, l'ha patita. «Io sono nato quando c’era la guerra, nel 1938», raccontava in una bella intervista su Writeanddroll society. «Allora in Italia era tutto crollato, non c’era un cazzo, da bambino andavo in mezzo alla strada a cercare i mozziconi di sigarette». E con quei due mozziconi «andavo da uno che mi dava due castagne e con quelle due castagne dovevo vivere tutta la giornata».

UNA CARRIERA INVENTATA. In quel deserto lui si è inventato una carriera. «La scuola non esisteva, chi aveva la quinta elementare era un profeta, poteva fare il sindaco o il presidente della Repubblica. E mano a mano che crescevo ho cominciato a capire come cazzo mi dovevo muovere e mi son messo a cantare e a fare le imitazioni». Guardando gli americani, imparò a ballare il tip tap. La gente gli buttava qualche lira. «In un giorno riuscivo a fare 5 lire e con quelle potevo mangiare tranquillamente». E la fame, quella fame esorcizzata nelle canzonette se l'è portata dietro per molto tempo. «Ho lasciato Trani 50 anni fa perché non riuscivo a mangiare del pane perché il pane non c'era», raccontò nel 2012 a TeleTrani. «Ho dovuto fare la prostituta in tutta Italia per mangiare un po' di pane».

Leone Di Lernia mangia finocchi assieme a due ragazze.

Era Cetto La Qualunque prima di Cetto La Qualunque, e la politica Leone ha provato a farla davvero. Nel 1997 si candidò alle Comunali milanesi con la Lega d'Azione meridionale di Giancarlo Cito riuscendo a raccogliere 5 mila voti. Di quel mondo, però, non ha mai avuto grande stima. «I politici dicono tutte cazzate», sbottò sempre a Writeanddroll society, «io ho votato solo candidati che mi pagavano in pasta, salame o soldi». Mentre lui voleva fare tivù e radio.

POPULISMO PRIMITIVO. Populista primitivo, Leone attaccava la Casta dagli stipendi da «30 mila euro al mese», suggerendo di prendere tutti a calci nel di dietro per usare un eufemismo. Modi che sono diventati un programma elettorale per più di un partito. E assorbiti da un altro pugliese doc, Gerardo Bevilacqua, imprenditore candidato a Cerignola nel 2015 diventato per qualche tempo virale su YouTube al grido di "Ribbellione".

GODEVA DI IMMUNITÀ. Leone non stava solo col popolo, era il popolo. Per questo godeva di una sorta di immunità. Per esempio poteva rivolgersi al ministro Beatrice Lorenzin condannando il suo Fertility Day semplicemente dicendo davanti a una telecamera: «Come si fanno a fare figli? Non c'è lavoro, non c'è pensione. Un figlio non lo si può nemmeno aiutare: Lorenzì, siete malatii nel cervello...». E pure quando la politica pare rivelarsi utile, ecco arrivare la frecatura (con la c). «Anche se Expo ha portato il lavoro, quelli che magnano son sempre loro».

Nella sua carriera, Leone Di Lernia è stato spesso associato al calcio, complici anche le sue partecipazioni mute in alcuni programmi tivù dedicati. «Facevo il disturbatore di 90° minuto da San Siro», raccontò sempre a Il Giorno. «Lì incontrai Gianni Agnelli, veniva sempre allo stadio sperando che il Milan perdesse». Era diventato un volto anche di Quelli che il calcio. E dire che il pallone lo ha sempre odiato. «M mettevo dietro agli ospiti in collegamento», disse, «a Fazio gli chiedevo di farmi parlare e lui mi diceva: “No, ma che dici, tu m’insegni che il popolo non capisce niente…"». E, invece Leone sapeva che, prima o poi, il popolo avrebbe capito che il trucco c'era.

«VE LI DO IO I CALCI NEL C...». Allo stadio, ripeteva a TeleTrani, la gente «perde la testa, anche i porfessoroni urlano "arbitro cornuto". E io dico: per sto pallone del cacchio...». E giù improperi verso Milan, Juve, Inter, Sampdoria, tutte mandate aff... Come i giocatori strapagati. «Sti bast... che pigliano milioni e milioni per prendere a calci un pallone», inveiva, «io i calci ve li do nel c...».

Un balletto di Leone.

La parolaccia, l'invettiva, quell'Auzz tutto tranese diventato la sua impronta digitale hanno fatto di Leone Di Lernia un personaggio quasi da Commedia dell'arte. Nonostante l'età e le condizioni di salute, non si rassegnava a invecchiare coi suoi foulard e il «capello sintetico» tinto insieme con le sopracciglia a favor di social.

IL SESSO D'ORDINANZA. Da copione, Leone era esagerato anche nel sesso. «Ho una raccolta di riviste pornografiche dagli Anni 50 a oggi che mi invidiano in molti e che sfoglio ancora per ispirarmi», diceva tronfio a Il Giorno. «Ormai non guardo più mia moglie, mi piacciono solo le donne tra i 25 e i 35 anni. Ma mia moglie sopporta, anzi dice: “Fai presto che così andiamo a fare la spesa”». Alla morte però Leone pensava, tra gag e scherzi dei compagni di lavoro. Anche se lui non è morto di lunedì «alle sette e cinque», come recita la sua Emortuantonio, che «a iere stave bune e parlava di vacanze al mare/ma lui era un don giovanni/con belle donne/e mo' ci ha lasciato».

«DOPO DI ME PIÙ NESSUNO». Aveva pensato persino al suo funerale. «Mi metteranno nella cassa da morto con i due diti medi che spuntano fuori e dietro una canzone che fa: cagacciu eh eh eh, tratta da I gotcha, un pezzo di Joe Tex che ha venduto milioni e milioni di copie», disse a Writeanddroll society.. E sulla tomba doveva esserci una bella scritta: «Andate a fare in c... tutti figli di t... e ricordate che dopo di me non c’è più nessuno». Auzz Leone.

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