La Moda È Un Mestiere Da Duri
EDITORIA 2 Marzo Mar 2017 1628 02 marzo 2017

"La moda è un mestiere da duri", un'anticipazione del libro

Ossessione per la bellezza, disciplina militare, maniacale attenzione ai conti. Tutto ciò che si muove dietro le sfilate nel saggio di Fabiana Giacomotti edito da Rizzoli.

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Questo non è un libro di moda. Ceci n’est pas une pipe, avete presente il genere perché l’ha inventato René Magritte che era il mago del trompe-l’oeil, a cui la moda assomiglia molto. Realtà e artificio ben confezionati, meglio se impossibili da distinguere. Questo non è un libro di moda perché racconta tutto quello che della moda appare – la frivolezza, i tic, le crisi di nervi, l’ossessione per la bellezza – ma anche quello che la moda tende a nascondere: la disciplina militare, la gelida crudeltà e, soprattutto, l’unica ossessione che la domina per davvero, quella per i numeri, i risultati economici. Le bizze di amministratori delegati, imprenditori e stilisti di cui leggete sui media ormai quasi ogni settimana derivano (quasi interamente) da questo genere di pressione, accuratamente dissimulato perché la moda è disposta a pagare il prezzo altissimo della vacuità piuttosto di rischiare quello, letale, della noia ragionieristica. Scatta il diritto all’oblio, si passa oltre, si ride e si festeggia; poi arriva la trimestrale e tutto torna chiaro come il cristallo, e altrettanto tagliente.

UN MONDO MOLTO CAMBIATO. Il mondo della moda è molto cambiato da quando, il 7 aprile del 2007, ho iniziato a scrivere sull’inserto culturale del Foglio, in seguito a un invito di Giuseppe Sottile e all’affettuosa bienveillance di Giuliano Ferrara che mi raccoglievano, da quasi dieci anni di direzione di settimanali, mensili e quotidiani, dai quali riemergevo credendo di non essere più capace di fare quello che amavo, scrivere e sperimentare, e di essermi trasformata in una cash cow pubblicitaria. A chi la osserva in prospettiva, la moda continua ad apparire un’allegra carovana di pastorelle e pastorelli Ancien Régime in transumanza perenne fra New York, Londra, Milano e Parigi con le parrucche incipriate nel trolley. Nella realtà, la pressione è tale che tanti mollano dopo il primo stage.

UN RITMO DA WALL STREET. Dietro ai sorrisi, la perfezione estetica, i bigliettini vergati a mano e i fiori, si vive a un ritmo simile a quello di una trade room di Wall Street, ma sui tacchi e senza grassi hamburger di conforto, perché fuori c’è un mondo che si è abituato a volere quel che vede in passerella subito, a poco prezzo e senza alzarsi dal divano ma che, prima di comprarlo, vuole vederlo addosso a una pletora di bellissimi, giovanissimi, slanciatissimi che lo “influenzino” abbastanza da digitare il numero della carta di credito. L’on-line ha cambiato e distorto per sempre il ritmo della produzione e della vendita di moda, naturalmente anche fra le riviste specializzate che, per resistere, si sono trasformate in agenzie a servizio completo, fornendo creatività pubblicitaria e organizzazione di eventi.

Le migrazioni bibliche e il terrorismo hanno cancellato– chissà fino a quando – interi Paesi dalla mappa del consumo

Dieci anni fa, quando cominciavano a uscire gli articoli di questo libro, sembrava che alla moda, e in particolare al made in Italy, si fosse spalancato il mondo intero, dal Sudamerica all’Australia un unico centro commerciale di lusso. Oggi, le migrazioni bibliche e il terrorismo hanno cancellato– chissà fino a quando – interi Paesi dalla mappa del consumo; gli stilisti dei grandi brand si licenziano, e ridimensionano i propri sogni al livello di una piccola sartoria perché stremati dall’ansia di competere con lo stesso fast fashion che li copia; la Cina ha mostrato di essere meno vicina di quanto si credesse e in Brasile è rimasta solo un’amica PR che ci vive benissimo per motivi suoi.

LA MODA SENZA STRESS NON È MODA. Questo libro racconta la moda, e la società che le ruota attorno, per quello che è: un inestricabile mix di fiuto affaristico, cultura eterogenea, amore per lo spariglio; per quello che vuole essere, pura arte, e per quello che non vi hanno mai detto, perché tutti hanno troppo da perderci. “La moda senza stress non è moda.” E nulla è politicamente più scorretto di lei. Predica un’inclusione che si guarda bene dal perseguire, ostenta una naturalezza che in realtà detesta. La moda idolatra
l’iperbole, postula la sofisticazione. Il normale, il banale non esistono. La moda adora o detesta.

UNA SOLA COSA CONTA: LA BELLEZZA. Oggi come ieri, domani come dieci, venti o cinquant’anni fa, tra chi inventa ogni giorno immagini di seduzione, icone del desiderio, una sola cosa conta, ed è la bellezza. Non quella ideale teorizzata da Platone, l’idea del Bello che è ultimo grado della conoscenza, ma quella più pericolosa, scivolosa, inafferrabile del momento. La bellezza qui e ora, hic et nunc; la bellezza “esperienziale”, per dirla con un termine molto in voga fra i direttori di boutique. E questo significa attenzione alla sensibilità generale del momento ma anche ai dettagli; capacità di improvvisazione e disposizione al sacrificio; discrezione assoluta ed estroversione totale, ovvero tutto e il suo contrario, sapendo bene come dosarli.

REGINA E SCHIAVA DELLA PROPRIA FATUITÀ. Nella mia carriera di giornalista, che da tempo è tornata a mescolarsi con l’insegnamento universitario e la curatela di mostre e archivi, ho attraversato e conosciuto molti mondi: quello bancario, quello dei media, quello della pubblicità, parzialmente quello dell’arte. Solo la moda li comprende tutti, e solo la moda non tollera sbavature e passi falsi. Regina e schiava della propria apparente fatuità, del proprio peccato d’origine che lambisce le terre infide della morale, la moda si impone regole complicatissime che i non adepti neanche sospettano, e gettano nel panico i neofiti. Il senso di inadeguatezza, e il coraggio di superarlo, sono il sentimento dominante fra modelle, stilisti, giornalisti, stylist, art director, stagisti. Il mondo della moda è troppo ostile per essere amato senza se e senza ma. Per questo, tutti vogliono farne parte.

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