Adriano Celentano
BLUES 7 Marzo Mar 2017 1257 07 marzo 2017

Celentano, declino di un «cretino di talento»

Adriano è solo un uomo che si contraddice in continuazione. Eppure viene ancora considerato un guru. La crisi del Molleggiato.

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Adriano Celentano fu definito in gioventù «un cretino di talento» da Giorgio Bocca, a riprova che certi tratti intellettuali vengono da lontano. Nell'impossibilità, all'epoca, di stabilire se fosse o meno il talento a prevalere, Celentano è andato avanti un Dopoguerra e mezzo affinando una delle sue maggiori attitudini, quella di «fare soldi per fare soldi per fare soldi», come capita praticamente a tutti quelli che denunciano la povertà, che condannano l'inquinamento, le ingiustizie, l'avidità, e difendono l'animalismo, l'ambiente, la fede, la speranza e la carità.

BRAVO A DIRE E DISDIRE TUTTO. Celentano è anche molto bravo, tra un silenzio e l'altro, a dire e disdire: sta col Fatto, che tra le altre cose è pure ricovero di cantanti un po' confusi, ma, all'occorrenza, si schiera con Berlusconi; sostiene l'apocalittico Grillo, ma resta democristiano dentro; tradizionalista ma spregiudicato, praticamente un anti-anti-anti-anticonformista; ha un tempo per la legalità a tout prix, e un altro per difendere a Sanremo il vecchio amico Tony Renis in odor di amicizie spericolate: «Dicono che ha amici mafiosi? E allora? Anche io ho amici mafiosi. Chi è che non ne ha?» (era il 2004 e gli rispose a stretto giro la vedova Caponnetto: mica è necessario, caro Celentano, nè averne, nè sbandierarli).

UN FEMMINARO A FAVORE DELLA FAMIGLIA. Oggi, ieri e sempre è a favore della famiglia, ma passa per un femminaro irresistibile, si vede che c'è del talento anche lì. Tra le varie contorsioni, quella famosa d'aver ceduto i diritti televisivi per le due serate all'Arena di Verona a Canale 5 dopo aver tuonato peste e corna del Cavaliere e delle sue emittenti: ma nessuno disse niente, perchè lui è un brand, un testimone del «si stava meglio prima» e del «se andiamo avanti così», l'alfiere dell'ecologismo in bianco e nero, il Figlio della Foca che va preso in blocco anche quando spara cifre (e concetti) impossibili.

ORMAI AL LUMICINO DEL TALENTO. Per cui nessuno dice mai apertamente quello che si dice al bar e cioè che l'ex Molleggiato ormai al lumicino del talento, capace di dischi di una bruttezza bruciante insieme alla sodale Mina, avrebbe anche stufato con la sua pretesa di insegnare al mondo come si sta al mondo, sempre in quel modo banaleggiante ma gravido di catastrofi logiche ed estetiche.

  • Il video di Amami, amami, amami, uno dei singoli estratti da Le Migliori, ultimo album del duo Mina e Celentano.

Prendiamo l'ultima rivelazione: l'antico ragazzo della via Gluck, che odia il cemento, la guerra e le armi («Nessuno che c'insegni a non uccidere c'è/si vive più di armi che di pane perché/assassinescion, assassinescion»), ha fatto sapere al Paese che non sta tranquillo perché nel suo buen retiro di cemento, sorvegliato a vista da guardie armate 24 ore su 24, sconosciuti persistono in uno sconclusionato e obiettivamente preoccupante comportamento: si intrufolano (Dio sa come, con quel po' po' di esercito privato che presidia la fortezza) e poi scappano via.

TUTTI I CARABINIERI DI GALBIATE PER PROTEGGERE CASA SUA. Malfattori? Fanatici? Ragazzotti in cerca di bravate? «Io e Claudia non ci sentiamo sicuri», ha tagliato corto Celentano, invitando, se non convocando, le forze dell'ordine del suo paese a provvedere. Accontentato, ci mancherebbe, perché il Molleggiato, sia pure arrugginito, è patrimonio nazionale. «Ma è rimasto scoperto il territorio», ha osservato il sindaco di Galbiate, «tutti i carabinieri qui si occupano di lui, per l'ordine pubblico non c'è rimasto più nessuno». Siamo al surreale, siamo ad Achille Campanile, anche perché quello che sta nel Maniero come fosse il Pentagono è lo stesso che canta il Mutuo.

COME SI RISOLVE IL PROBLEMA SICUREZZA? Allora: come se ne esce con la faccenda della sicurezza all'inestimabile ex «cretino di talento»? Incrementiamo la sorveglianza, e la dotazione, diamo licenza di uccidere, come nei film di James Bond, oppure facciamo la Svalutescion della violenza, mettiamo dei fiori nei cannoni delle guardie pubbliche e private e sciogliamo novene a Joan Lui? Questo, Celentano, non lo precisa; si limita a far sapere che si sente in pericolo e che così non può andare avanti, signori miei. Dopodiché, ciascuno si ritenga libero di considerlo: A) un leghista intollerante; B) un cattolico del dissenso; C) un cittadino spaventato, esasperato e indifeso.

CIÒ CHE PENSA LUI LO PUÒ CAPIRE SOLO LUI. Tanto, alla fine, qualsiasi esegesi si possa tentare, ci sarà un comunicato ufficiale a cura del portavoce dell'ufficio stampa sovrainteso dalla moglie-manager (Adriano non parla, Adriano pensa) che ci spiegherà che ci eravamo sbagliati, perché Lui è Lui e quello che intende Lui, nessuno lo può sapere tranne Lui. Anche se poi non vale il contrario, visto che è sempre Lui a spiegare, tra un pensoso rimuginamento e l'altro, qualsiasi accadimento dell'universo mondo e cosa intenda ogni altro singolo abitante di questo pianeta che rischia di annientarsi se non seguirà le diagnosi, le prognosi e le terapie dello Stranamore Molleggiato.

È lo slancio superomistico di chi può permettersi di dire tutto e il suo contrario: si chiama carisma, e diciamo pure che ci piace così

Per carità, senza fine è la storia dell'artista che si circonda di ambiguità al limite dell'incomprensibile, non esiste spirito creatore, non esiste dionisiaco senza contraddizioni, è questo il suo fascino principale, lo slancio superomistico di chi può permettersi di dire tutto e il suo contrario, di predicare in un senso e razzolare in quello opposto e in tal modo di affatare legioni di fanatici che tutto gli passano: si chiama carisma, e diciamo pure che ci piace così.

UNA MATRIOSKA DI INCOERENZE. Solo che qui abbiamo una matrioska di incoerenze: appena apre bocca, stai pur certo che ti farà restare a bocca aperta (ammesso e non concesso di riuscire a intendere cosa dice). Vedi il caso dello show, già annunciato per la primavera, insieme a Mina, inopinatamente saltato: il direttore di RaiUno, Andrea Fabiano, aveva annunciato il congelamento del progetto («Resta in stand by, vedremo se sarà ripreso più avanti»), ma "Er Più" si è sentito in dovere di tuonare, dal suo blog, con una smentita della quale non si è capito niente, salvo una cosa: che il progetto resta in stand by («Se cambiano le cose, lui è pronto a rimettersi in gioco», ha chiarito provvidenzialmente la moglie).

UN PROBLEMA ARTISTICO O ECONOMICO? Naturalmente sono fioccate le ipotesi, dall'insoddisfazione conseguente al primo programma, andato in onda a dicembre nella fragorosa assenza dei due protagonisti e costruito su ospiti e fonti di repertorio - ciò che avrebbe sconsigliato Celentano dall'insistere sulla medesima formula -, a una non confermata rimessa in discussione delle condizioni economiche. Come al solito, la verità la sanno solo in due, e uno è il Padreterno, mentre l'altro è quello che gli dice come comportarsi. Sta di fatto che ancora una volta Celentano, l'ecologista avvolto nel cemento armato, il pacifista nella bolla di guardie ugualmente armate, il libertario dalla morale confessionale, l'anticapitalista milionario che ha capito (quasi) tutto dell'economia, si è tolto le pantofole, ha lucidato gli stivaletti in ecopelle del 1962, infine ha tuonato. Là fuori, c'è chi non ha capito, ma si è adeguato.

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