Renzi
BLUES 14 Marzo Mar 2017 1348 14 marzo 2017

La senectute patologica di Renzi & co, incapaci di cambiar musica

Ingessati, metodici, scontati pure nelle colonne sonore. Si pensi all'ex premier. Che al Lingotto cita Brunori, ma poi manda in loop Baglioni. Se questa è la rivoluzione estetica dei 40enni, allora ridateci i vecchiacci.

  • ...

Se questi sono i 30enni, ridateci i nonni. Fedez il grillino, il trasgressivo, coperto di tatuaggi, il leone da Twitter che esalta le escandescenze noglobal ma poi si dissocia dai suoi cinguettii, casca in uno scherzo delle Jene e, vero o verosimile che fosse, si scoglie in pianto come un vitello: alla sua stessa età, i 28enni degli Anni 70 erano già distrutti e incalliti, sfondati di ogni esperienza possibile, e avevano abbondantemente scritto Brown Sugar o My Generation, oppure, una generazione più avanti, God Save The Queen. Non Comunisti col Rolex.

COSA RESTERÀ DEI FEDEZ? Occhi fondi e denti seghettati, sguardi allucinati e creatività febbrile, arnesi usurati troppo presto ma che non accettavano di invecchiare, capaci di 9 mila vite (se non crepavano di overdose o accidenti assortiti) e, a un certo punto, dopo avere insegnato al mondo come (non) essere giovane, gli avrebbero insegnato come (non) invecchiare. Cosa resterà dei Fedez, dei loro twittini sconclusionati, dei loro tatuaggi da tappezzeria?

ALLA FACCIA DELLA PRIMAVERA. Se questi sono i 40enni, rendeteci i vecchiacci. Al Lingotto Matteo Renzi cita il pur bravo Brunori, peraltro in una frase insostenibilmente ottimista, forse la meno ispirata nella canzone meno felice del suo ultimo album. La cosa crea sensazione come la fa qualcosa che non ti aspetti, ma è solo un coup de théâtre, la realtà del 40enne Renzi torna nella rotazione dura di Strada Facendo di Claudio Baglioni, in loop ogni cinque minuti. Strada Facendo, la scelta più scontata e quindi indisponente per un messaggio politico. Sarebbe questa la primavera, la rivoluzione anche estetica?

Claudio Baglioni.

I politici italiani sono patologicamente antiquati, sembrano nati vecchi anche quando vogliono rottamare tutto. Una senilità forse genetica, se sei nato senza passioni fai il politico fin da bambino, non ti sporchi le mani o meglio le sporchi fin dalla scuola dell'obbligo nelle trame, le scalate, gli arabeschi di potere, capoclasse, rappresentante d'istituto, giovane X (dove la X sta per militante precox di un qualsiasi partito, così come un tempo c'erano le giovani italiane e i balilla), più giovane consigliere comunale, sindaco più giovane, presidente provinciale più giovane. Alla fine di tanta juventus, c'è una senectute incipiens che si riflette sui gusti estetici, musicali.

RAGAZZI CALCOLATORI E FELPATI. Perché questi indaffaratissimi ragazzi non ebbero il tempo di assimilare la loro età, fatta di tutte quelle cose che rendono indimenticabile una adolescenza: libri folgoranti (da ridimensionare una volta approdati all'età della ragione), pellicole epocali, fumetti memorabili, dischi imperdibili, esperienze, riti di passaggio, cazzate monumentali. No, loro sempre metodici, regolari come tradotte, proiettati al potere, alla prospettiva politica, calcolatori, felpati, abituati a farsi consigliare perfino una canzone, una citazione, una emozione. E le canzoni da partito o da convegno risultano sempre deprimenti, da destra a sinistra.

A OGNUNO IL SUO CANTANTE. Qui hanno regnato indisturbati per decenni i vati d'area, dai Francesco De Gregori alle Fiorella Mannoia, alla Canzone Popolare di Ivano Fossati che suonava scritta per l'occasione; là sono, come al solito, meno organizzati, più estemporanei. La Lega si salvava con uno scontatissimo Van de Sfroos, il neonato Fratelli d'Italia, unico partito dal nome di un cinepanettone, a un certo punto chiese per bocca di Ignazio La Russa di poter utilizzare l'inno populista La gente come noi di Renato Zero («La gente come noi è sana e forte e fa all'amore»), che, per fortuna sua, rifiutò. I grillini pescano qua e là, dal citato Fedez al redivivo di ritorno Edoardo Bennato, ma fanno anche le cose fatte in casa con siglette surreali come le scie chimiche, tipo «L'urlo della rete – uno che vale uno».

La cartina di tornasole musicale è solo la conferma di un congenito stare fuori dal tempo

Ma la cartina di tornasole musicale è solo la conferma di un congenito stare fuori dal tempo: mai una gioia, una scelta spiazzante, un leader politico capace di aprire un congresso, toh, con i Sex Pistols (Did You No Wrong), gli Stooges o gli Skiantos, per dire una scelta spiazzante, non scontata, e magari da intenditori. No: la Canzone Popolare prima, Strada Facendo adesso. Al confronto il vecchio Donald Trump, che scippa Start Me Up ai Rolling Stones, assume filologicamente la figura del gigante.

GIOVANI APPASSITI E MAL CONSIGLIATI. Ma chi li consiglia, questi nostri giovani appassiti? Probabilmente, altri come loro. Staff di foglie secche, di ragazzi nati mai, senza sangue nelle vene, con la feroce e unica ambizione di scalzare, un giorno, i loro padroni per diventare mobili ancora più tarlati. Vedi quegli autentici mostri sui 20 anni che sbavano per farsi un selfie col capoccia di turno, comportamento del tutto innaturale, geneticamente modificato, motivato da pure (e devianti) pulsioni carrieristiche. Vecchio e più vecchio, alla faccia della carta d'identità.

FACCE CHE DICONO TUTTO. C'è un che di improbabile nelle facce, dostoevskianamente, di questi 40enni e dintorni, nei loro look. Renzi in pratica si è rottamato da solo. Maurizio Lupi ha sempre addosso quell'aria da ciellino oratoriale, anche adesso che comincia ad accartocciarsi. Angelino Alfano è nato così, controfigura di Gigi d'Alessio e anche di Roberto Saviano, un altro che, con quelle pose pensose, con quel ditino alzato, giovane non è stato mai (in compenso, Peppie si nasce e lui modestamente la nacque). Enrico Letta fu partorito che aveva già 50 anni, e da allora non ha fatto che slanciarsi proustianamente alla ricerca del tempo perduto.

Enrico Letta.

Ce ne fosse uno un po' imprevedibile: il vecchio Marco Pannella, che pure veniva da un'altra epoca, quando la politica era sì «sangue e merda», ma pure rigore e consistenza culturale, è morto consumato, col codino e pareva impossibile che avesse 86 anni e pareva impossibile che fosse morto. E tutti gli davano del tu, e, alle prese con Vasco Rossi o Cicciolina, pareva lui il più giovane, lui che era stato tra i fondatori di un neoliberalismo libertario e libertino ondivago, contraddittorio, a volte nobile, altrimenti cialtrone, ma vivaddio vivo. E a sangue giovane, quasi sempre.

SAREBBE QUESTA LA TRASGRESSIONE? Questi, 30 o 40enni, rapper o politici, ipertatuati o in doppiopetto istituzionale, sanno sempre di credenza ammuffita. Quando infilano un maglione sembrano inamidati peggio dei manichini, degli stoccafissi sotto sale. E si piangono addosso, e si parlano addosso, e se la fanno addosso, e il mondo è solo una propaggine dei loro drammi di adolescenti mai vissuti. Sarebbe questa la trasgressione, questo il futuro che ci attende?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati