Squadra Volante
23 Marzo Mar 2017 1720 23 marzo 2017

Addio Tomas Milian, star dei B-movie all'italiana

Aveva 84 anni. Attore di culto, aveva reso celebre il personaggio di Er Monnezza. Ma aveva lavorato anche con Lattuada, Visconti e Pasolini.

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Il cinema, d'autore e di genere, resta orfano di Tomas Milian. L'attore, che aveva 84 anni, è morto nella sua casa di Miami, colpito da un ictus. «La settimana scorsa, l'ultima volta che ci siamo sentiti, mi aveva chiesto di riportarlo a Roma, perché aveva deciso che voleva vivere lì gli ultimi anni della sua vita», ha raccontato la sua amica Monica Cattaneo.

Tomas Milian nel 2014, all'aeroporto di Fiumicino.

Tomas Milian, nome d'arte di Tomás Quintín Rodríguez Milián, era nato a Cuba nel 1933. Aveva lavorato con registi del calibro di Lattuada, Visconti e Pasolini, ma era noto sopratutto per i suoi ruoli nei B-movie "poliziotteschi", con personaggi indimenticabili come l'ispettore Nico Giraldi e il poco onesto quanto romanissimo Sergio Marazzi, detto Er Monnezza.

  • Tomas Milian in Delitto a Porta Romana.

Il padre di Tomas Milian era un generale dell'esercito cubano, degradato e costretto al suicidio dal golpista Fulgencio Batista. Tomas decise quindi di fuggire da Cuba all'età di 24 anni, per tentare la fortuna negli Stati Uniti. Si iscrisse all'accademia teatrale di Miami, per poi trasferirsi a New York e debuttare a Broadway. Ma fu solo quando varcò l'oceano come un vero migrante, con appena cinque dollari in tasca come raccontato nell'autobiografia Monnezza amore mio, che scoprì davvero il cinema.

  • Le migliori battute dei personaggi interpretati da Tomas Milian: Er Monnezza e il commissario Nico Giraldi.

Al festival di Spoleto del 1959 venne notato da Mauro Bolognini, che lo ingaggiò nel cast de La notte brava. Poi, nel 1960, strappò a Franco Cristaldi un contratto con la Vides e per sei anni lavorò con i migliori registi italiani, da Visconti a Lattuada, da Zurlini a Maselli, fino a Pasolini. Bello, aitante, bruno e dai tratti inconfondibili, Milian era un autentico scugnizzo dal carattere ribelle. Mostra in breve la sua insofferenza per il doppiaggio, per le paghe troppo basse e per i ruoli (a suo dire) secondari. Eppure è difficile non ricordarlo in opere del calibro de I delfini e Gli indifferenti di Citto Maselli, o Il bell'Antonio di Bolognini, e perfino nel fugace passaggio in La ricotta di Pasolini.

  • Tomas Milian e Barbara Bouchet durante una pausa nelle riprese del film Non si sevizia un paperino.

Sta di fatto che, alla fine di un burrascoso rapporto, Milian lascia Cristaldi e cerca fortuna in Spagna, per poi tornare in Italia da eroe improvvisato del western all'italiana: il clamoroso e inatteso successo di Faccia a faccia con Gian Maria Volonté (regia di Sergio Sollima, 1967) gli spalanca una nuova carriera. Titoli come Se sei vivo, spara di Giulio Questi, La resa dei conti ancora di Sollima, fino a Tepepa di Giulio Petroni sono ormai storia del cinema di genere. E in questo affresco Tomas Milian diventa l'eroe rivoluzionario dei peones messicani, portavoce ante litteram del vento del '68 sul grande schermo. Se ne accorge Carlo Lizzani, che lo chiama per Banditi a Milano (1968); lo capisce Liliana Cavani, che lo vuole insieme a Pierre Clementi in I cannibali (1970); lo consacra Sergio Corbucci con Vamos a matar, companeros (1970).

  • Tomas Milian e Gian Maria Volontè in Faccia a faccia.

A metà degli Anni 70 Milian rinasce con un altro genere di narrazione popolare: il "poliziottesco". Incontra due maestri del genere come Umberto Lenzi e Lucio Fulci e diventa il commissario Nico Giraldi per Squadra antiscippo (1976). Poi si mette la parrucca di Er Monnezza per Il trucido e lo sbirro di Lenzi (1976). Ormai è finalmente un protagonista, una maschera popolare, un'icona giovanile destinata e restare di moda fino alle soglie degli Anni 2000. Sono anni di frenetica attività con registi di fiducia, primi fra tutti Sergio e Bruno Corbucci. Ma nel 1979 Bernardo Bertolucci gli riapre le porte del cinema d'autore con La luna, poi tocca a Michelangelo Antonioni farne il suo alter ego in Identificazione di una donna (1982). L'Italia lo ha sempre amato e gli è sempre rimasta nel cuore.

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