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25 Marzo Mar 2017 1100 25 marzo 2017

Antonio Monda: «Vi spiego cosa non va nel cinema italiano»

Troppo snobismo. Come quello anti-Zalone. Grandi talenti, ma un'industria che arranca. Il direttore artistico della Festa del Cinema di Roma: «Chuck Palahniuk sarà ospite. Ma oltre ai nomi servono contenuti».

  • MARCO DIPAOLA
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Chuck Palahniuk, scrittore statunitense autore del best seller Fight Club, sarà uno dei protagonisti degli incontri letterari alla Festa del Cinema di Roma. L’anticipazione è stata data in esclusiva dal direttore artistico della kermesse romana Antonio Monda, intervistato da Enrico Cisnetto durante Roma InConTra.

A NEW YORK DA 23 ANNI. Scrittore, intellettuale, uomo dalle tante conoscenze importanti (da Meryl Streep a Philip Roth), Monda vive a New York da 23 anni e abbina con eleganza i modi gentili e accomodanti prettamente meridionali - il suo sangue metà napoletano e metà calabrese non mente - al ritmo quasi frenetico della grande Mela, che lo lega indissolubilmente allo smartphone, tra rapide chiamate e batterie che durano troppo poco, fino a un secondo prima di salire sul palco del teatro di Palazzo Santa Chiara.

SAGA DA 10 ROMANZI. Monda sente l’America ormai come casa sua, tanto da dedicarci una saga letteraria di 10 romanzi ambientati tra i successi e le contraddizioni di New York. Di questa saga è appena uscito il quinto volume, intitolato L’evidenza delle cose non viste (Mondadori), che racchiude al suo interno due grandi storie d’amore: quella autentica e tormentata tra la giovane protagonista e un potente avvocato e quella tra l’autore e New York, che definisce tutt’ora il cuore del mondo.

CULTURA DEL SUD DECISIVA. Eppure, nei primi anni newyorkesi Antonio Monda ha fatto l’amministratore di condominio. «E poi come hai fatto a conoscere tutta quella gente?», gli domanda Cisnetto. «Semplicemente aprendo la porta di casa mia», risponde Monda, «a New York si invita gente a cena solo per motivi commerciali. Io, grazie alla mia cultura meridionale l’ho sempre fatto senza doppi fini. A New York», continua, «guardando i grattacieli si respira l’aria di potenza, di ambizione, di sfida. Un detto americano dice Sky’s the limit (Il limite è il cielo). Ecco, New York è la città che sfida il cielo».

A ROMA MENO ENERGIA. «Meglio la New York degli Anni 80 che descrivi nel libro rispetto alla Dolce Vita romana degli Anni 60?», provoca Cisnetto. «Credo proprio di sì», replica istantaneamente Monda, «perché a New York c’è quell’energia che Roma non ha mai avuto, neanche in quello straordinario periodo. Se ricordiamo bene il film di Fellini, infatti, scopriamo che oltre alla bellezza di Roma, Mastroianni e Anita Ekberg, è dipinto un quadro di decadenza e corruzione assoluta».

TRA FILM E BOXE. Con Antonio Monda, gira che ti rigira, si finisce sempre a parlare di cinema. Forse per la sua naturale propensione alle più disparate citazioni tratte dal grande schermo, oppure semplicemente per quella passione travolgente - l’altra, la boxe, si scopre inaspettatamente nel libro - che lo porta a parlare di cinema sempre con piacere. E allora Lettera43.it non poteva farsi sfuggire l’opportunità.

Antonio Monda intervistato da Enrico Cisnetto durante Roma InConTra.

DOMANDA. Monda, qual è lo stato di salute del cinema italiano?
RISPOSTA. Abbiamo dei registi d’eccellenza: Sorrentino, Garrone, Virzì, Crialese e mi dimentico certamente qualcuno. I grandi talenti non sono mai mancati. Ma il vero problema è rappresentato dall’industria del cinema, che è in affanno.

D. Nel 2016: +6% di presenze e +3% di incassi al cinema. Che effetto le hanno fatto i titoli sul cinema italiano salvato da Checco Zalone?
R. Io apprezzo Checco Zalone, e se a lui va il merito di aver salvato di numeri del cinema italiano nell’ultimo anno bisogna solo fargli i complimenti. È vero che nel nostro cinema pochi titoli concentrano gran parte degli incassi, ma in Italia è sempre stato così. Qualche anno fa era Benigni, prima ancora Celentano. Non bisogna scandalizzarsi, queste sono le cose che fanno bene al cinema.

D. E invece cosa fa male, oggi, al cinema italiano?
R. Fa male quando non si investe, quando non si scommette e quando si è snob.

D. Snob?
R. Sì, per esempio dicendo che è brutto che gli incassi siano legati a Zalone, che invece fa commedie divertenti e intelligenti. La cosiddetta intellighenzia non conta nulla, nel cinema come nella politica. E la vittoria di Donald Trump, pur avversato da tutto lo star system culturale e artistico americano, lo dimostra.

D. Naturalmente lei ha votato Hilary.
R. Naturalmente, e sono sconfitto.

Negli ultimi 25 anni i film italiani che sono arrivati in America sono pochissimi: Nuovo Cinema Paradiso, La Vita è Bella, Il Postino e La Grande Bellezza

ANTONIO MONDA

D. A proposito di Stati Uniti, cosa viene apprezzato del nostro cinema Oltreoceano?
R. Negli ultimi 25 anni i film italiani che sono arrivati in America sono pochissimi: Nuovo Cinema Paradiso, La Vita è Bella, Il Postino e La Grande Bellezza. Questi film hanno un’immagine che agli americani piace, dalla Roma decadente ma affascinante di Sorrentino alla tenera poesia di Troisi.

D. Ha senso che ci siano due grandi manifestazioni dedicate al Cinema in Italia, Roma e Venezia?
R. No, hanno senso solo se i due eventi si differenziano il più possibile tra loro. A Roma non ci sono premi, giurie, vallette, ma incontri con i grandi scrittori come Palahniuk. In sintesi: non ha senso fare Venezia di serie B se possiamo fare Roma di serie A.

D. Cosa non sarà mai la Festa del Cinema da lei diretto?
R. Innanzitutto mai dire mai (sorride, ndr). Ho sempre cercato di fare un evento che privilegi i generi, che non abbia paura di fare scelte artistiche rischiose, non inseguendo nessuno ma aprendo nuove strade, abbinate anche a operazioni commerciali. I punti cardini sono qualità, varietà e discontinuità con il passato.

D. Banalizzando: più qualità e meno red carpet?
R. Il red carpet c’è, ed è anche molto bello, però è sbagliato partire da lì. In passato, e non solo a Roma, i Festival sceglievano i film perché c’era un bel red carpet da accompagnamento. Questo è un errore: bisogna privilegiare i contenuti, il resto viene dopo.

D. Tappeti rossi, lustrini e paillettes non li trova fuori luogo nella Roma di oggi?
R. Non bisogna essere bacchettoni, ma un po’ di sobrietà non guasta.

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