Tartufo
27 Marzo Mar 2017 1351 27 marzo 2017

Il tartufo e la Perdonanza Celestiniana candidati all'Unesco

L'italia ha presentato all'agenzia Onu il rito religioso tradizionale dell'Aquila e la cultura del pregiato alimento come beni immateriali da tutelare per gli anni 2017 e 2018.

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La Commissione italiana per l'Unesco, all'unanimità, ha candidato la Perdonanza Celestiniana, rito religioso tradizionale de L'Aquila, e la cultura del tartufo per la lista del Patrimonio Immateriale Unesco. La comunità di Norcia si è fatta promotore della candidatura e la Commissione, nell'inviare il dossier a Parigi, ha dato mandato ai ministeri dei Beni Culturali e delle Politiche agricole di sottolineare la rilevanza della vocazione agricola nei territori colpiti dal terremoto e la tradizione del tartufo.

IL TARTUFO NEL 2018. La valutazione del dossier sulla Perdonanza prenderà il via a Parigi nel 2017 per concludersi nel 2018. Per quel che riguarda "La cultura del tartufo", è stata ipotecata la candidatura per il 2018, con valutazione nell'anno successivo. Un atto di attenzione che tiene conto dell'importanza della vocazione rurale e culturale dei territori del Centro Italia colpiti dal terremoto, e che vedrà impegnati in una lavoro congiunto Mibact e Mipaaf, col contributo delle comunità interessate.

LA BOLLA DI CELESTINO V. Il nome Perdonanza deriva dalla Bolla del Perdono che Papa Celestino V, al secolo Pietro Angelerio da Morrone, emanò dall'Aquila alla fine di settembre del 1294. Venerato eremita della zona, era nativo di Isernia (secondo la versione più accreditata dagli storici) e aveva scelto, come luoghi per la predicazione, quelli dell'Abruzzo interno. Tra questi, l'Aquilano e il circondario di Sulmona, la città di Ovidio, in provincia dell'Aquila. Il 5 luglio 1294, dopo due anni di contrasti il Conclave designò il monaco - fondatore di un ordine che per secoli ha avuto, per l'appunto, il nome dei Celestini - come Pontefice.

IL "GRAN RIFIUTO". Celestino V fu protagonista di un papato brevissimo: si dimise - caso più unico che raro nella storia per un Pontefice - nel dicembre dello stesso anno (il "gran rifiuto" dantesco) e morì nell'esilio di Fumone (in provincia di Frosinone) due anni dopo. In quei pochi mesi di pontificato, Celestino lasciò alla città dell'Aquila un'eredità di portata straordinaria. Alla fine di settembre del 1294, infatti, proprio dalla basilica di Collemaggio, emanò una Bolla con la quale concedeva un'indulgenza plenaria e universale a tutta l'umanità, senza distinzioni. Un evento eccezionale, visto che accadeva in un periodo in cui il perdono era spesso legato alla speculazione e al denaro.

L'APERTURA DELLA PORTA IL 28 AGOSTO. La Bolla di San Pietro Celestino poneva solo due condizioni per ottenere il perdono. L'ingresso nella basilica di Collemaggio nell'arco di tempo compreso tra le sere del 28 e del 29 agosto di ogni anno, e l'essere «veramente pentiti e confessati». L'apertura della Porta Santa, la sera del 28 agosto, è preceduta da un corteo storico, in rappresentanza del Comune dell'Aquila e di altri gruppi di città italiane. Sono presenti anche il rappresentante del Governo ed esponenti di altre amministrazioni.

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