Valeria Bruni Tedeschi
PURPLE BRAIN 28 Marzo Mar 2017 1523 28 marzo 2017

Grazie Valeria, la vita è ciò che accade se evadi dai 45 secondi

La Bruni Tedeschi ai David di Donatello fa un discorso di ringraziamento di 4 minuti. Perché non sapeva qual era il tempo massimo. Risate, lacrime, lavoro, musica, parenti, amori, libri, amici: ri-premiatela.

  • ...

Bisognerebbe parlare di Poletti, anzi no. Bisognerebbe parlare di Alatri, di quel massacro senza senso, o di Trento, altra roba orribile, paralizzante. O magari di politica, o del caso Minzolini. In ogni caso dovremmo essere composti, lucidi, se possibile arguti nelle analisi, come si chiede a chi scrive per lavoro da qualche parte. Dovremmo avere riflessioni in tema con quello che accade, essere bravi nel non andare fuori tema e nel rispettare la forma. Stare nei tempi, come si dice in tivù. Dovremmo.

MINUTI ZOPPICANTI E BELLISSIMI. Oppure potremmo precipitare senza rete dentro i quattro minuti che sono il discorso di ringraziamento di Valeria Bruni Tedeschi ai David di Donatello. Scegliamo di precipitare. Quattro minuti invece dei 45 secondi previsti perché lei non sapeva «quella cosa dei 45 secondi». Quattro minuti zoppicanti, di risate, lacrime, mamme, sorelle, lavoro, musica, amori finiti o non cominciati, libri, amici e su tutto una povera psicanalista. Se ci fosse un David al miglior discorso di ringraziamento Valeria Bruni Tedeschi vincerebbe anche quello. Perché la vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare un discorso di ringraziamento di 45 secondi. Sono andato a riascoltarlo e ne ho fatto un instant book.

Se vi siete persi i momenti migliori del #David2017 non temete. Eccolo. È uno, questo. La splendida Valeria Bruni...

Geplaatst door La Sconosciuta op maandag 27 maart 2017

«Ringrazio Franco Basaglia, che cambiò radicalmente l’approccio della malattia mentale in Italia, ringrazio Paolo Virzì che mi guarda da anni con tenerezza, allegria e senza paura. Ringrazio la mia amica Barbara, che mi propose la sua amicizia il primo giorno d’asilo e mi dette un po’ della sua focaccia, facendomi sentire magicamente non più sola, ringrazio i miei amici e le mie amiche senza i quali non potrei vivere. Ringrazio la mia povera psicanalista. Ringrazio Leopardi, Ungaretti, Pavese, ma soprattutto Natalia Ginzburg, i cui libri mi illuminano e mi consolano».

A VOLTE È MEGLIO NON SAPERE LE REGOLE. E ancora: «Ringrazio Anna Magnani, Gena Rowlands e suo marito, De André, Chopin, mia madre, Brassens, mia sorella, mia zia, ringrazio di nuovo Paolo Virzì per avermi offerto di intepretare questo personaggio meraviglioso, triste, buffo e fantasioso e tutti i registi che mi hanno accolto nei paesi della loro fantasia e in anticipo ringrazio quelli che forse mi accoglieranno ancora e che mi permettono di vivere questa vita parallela che è il cinema. Ringrazio gli uomini che mi hanno amata e che ho amato e anche quelli che mi hanno abbandonata perché mi sento fatta di tutti loro ed è a loro che mi racconto, ringrazio gli sconosciuti che mi fecero un sorriso, un gesto, nei giorni più bui, ringrazio i miei due meravigliosi bambini. Grazie a voi. Scusate». Grazie a te, Valeria. A volte è meglio non saperla «quella cosa dei 45 secondi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati