Dai che è verde

Nobel Dylan: Renzi, poesia vince sempre
30 Marzo Mar 2017 0925 30 marzo 2017

Dylan ritira il premio Nobel con le buone maniere di Trump

Altro che artista rivoluzionario, questo Dylan che piglia sottogamba una delle più sacre istituzioni europee somiglia molto al quasi coetaneo Donald.

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Credevate che il massimo della grezzaggine da parte di Bob Dylan fosse stato infischiarsene della cerimonia del Nobel adducendo improrogabili impegni in America? E invece no, il top l'ha raggiunto ora, informando l'Accademia svedese che, dovendo passare prossimamente da Stoccolma per un giro di concerti, già che è lì farà un salto a ritirare il premio. Altro che artista rivoluzionario e irriverente, questo Dylan che piglia sottogamba una delle più sacre istituzioni del Vecchio continente somiglia molto al quasi coetaneo Donald Trump. Una bestemmia? Può darsi, ma il pensare prima di tutto agli affari propri, trattare la massima onorificenza in campo culturale come un cappotto che si potrebbe anche dimenticare in tintoria, non fosse che in quelle tasche ci sono 850 mila dollari, ricorda più lo stile di The Donald che quello del menestrello di Duluth.

IL PROSSIMO PREMIO DATELO A DE GREGORI. Delresto «the times they are a-changing», i tempi stanno cambiando, e dovevamo capirlo da quando Dylan, due anni fa, ha attaccato l'ispirazione al chiodo e si è messo a rifare le canzoni di Frank Sinatra, il crooner preferito da quelli che negli Anni 60 si sarebbero accostati al futuro Nobel solo armati di spray antipulci. E a proposito di rifare canzoni: cari accademici svedesi, il Nobel non potevate darlo al nostro Francesco De Gregori? Sono cinquant'anni che rifà Bob Dylan praticamente uguale. E, potete scommetterci, lui a Stoccolma ci veniva di corsa.

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