Sanremo 4
BLUES 3 Aprile Apr 2017 1548 03 aprile 2017

Sanremo, l'appello di Mogol e il Festival dell'assurdo

Il paroliere chiede un cambio di passo. Applaudito dagli stessi artisti che critica. E che presto lo scaricheranno, appoggiando un fantomatico rilancio nel nome della «canzone di qualità». Di cui tanto si parla, ma che non si vede.

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Dissonanze cognitive? Il paroliere in fama di poeta Mogol, assieme ad altri venerati maestri della canzone italiana (Franco Mussida, Mario Lavezzi), ha inoltrato una petizione perché Sanremo, citiamo testualmente, «torni a rimettere al centro del Festival la canzone di qualità». Che poi sarebbe quella dei cantautori, questo l'abbiamo capito. L'appello ha subito riscosso l'adesione di parecchi che di festival ne hanno inanellati più di una quercia secolare, come Loredana Bertè, e perfino di ultimi reduci, come Gigi d'Alessio (canzone di qualità, la sua?), quanto a dire che la riconoscenza non è di questo mondo.

ELOGI DA OGNI DOVE. Ma non è di simili pinzellacchere che si tratta qui, quanto di una curiosa contraddizione: chi scrive, all'ultimo Sanremo, c'è stato per tutta la settimana, e per una intera settimana non ha fatto altro che sentire tessere gli elogi delle canzoni in gara, di grande livello, di estrema qualità, tutti artisti di primissima scelta, tutti nomi epici, tutte composizioni degne d'una fuga di Bach. Lo diceva il presentatore Carlo Conti, lo ripeteva, bonfochiando, Maria De Filippi, lo replicava il direttore di Rai Uno Andrea Fabiano, lo certificava il direttore generale Antonio Campo Dall'Orto, è venuto a dirlo il governatore ligure Giovanni Toti, lo hanno ovviamente sottoscritto tutti i cantanti coinvolti, “giovani” compresi, lo hanno ratificato nella quasi totalità i 2 mila e passa giornalisti presenti, lo hanno garantito gli ospiti, lo hanno assicurato gli esperti, lo hanno convalidato quelli della giuria di qualità, lo mitragliavano le radio, i giornali, i siti internet, le agenzie stampa.

IL RITORNELLO DELLA «MUSICA DI QUALITÀ». Ogni nota dal sen fuggita dell'Ariston era di suprema qualità. Di qualità era il novello figlio di Maria, Ermal Meta, arrivato terzo. Di qualità, ça va sans dire, era la “signora” della canzone italiana, Fiorella Mannoia, la vincitrice morale, la pasionaria, la politologa, la pontiera fra grillini e piddini. Di qualità era il vincitore con la scimmia, il Francesco Gabbani che dice cose giuste, cose di qualità dietro la maschera istrionica e «ha fatto ballare tutta la sala stampa». Di qualità erano tutti i figli di talent che steccavano uno dietro l'altro. Se avessero fatto Woodstock, ne sarebbe uscito mortificato. Se avessero schierato il romanticismo e il barocco tedeschi, il melodramma e la lirica italiana, ne sarebbero usciti annientati, umiliati, spazzati via.

Il vincitore dell'ultima edizione, Francesco Gabbani.

ANSA

Del resto, qualcuno ha memoria di una sola edizione sanremese che non fosse improntata alla più rigorosa e scintillante qualità? A quella stella polare furono consacrati perfino i Jalisse, non a caso oggi riabilitati, invocati a furor di popolo, ovviamente all'insegna della buona musica di qualità come si faceva una volta. Poi, neanche due mesi dopo, se ne esce Mogol con un j'accuse degno di Zola, ripreso dal Corriere: «[cambiando il regolamento] Si ritornerebbe al Sanremo di una volta e si alzerebbe il livello delle canzoni e la loro qualità. Oggi nella scelta dei nomi si cerca il massimo dell’audience. Ma è più importante il livello della cultura popolare, da cui dipende quello della gente. Se continua a recedere, è gravissimo».

NON ERA IL POLMONE DELLA DISCOGRAFIA? Gli fa eco Lavezzi: «Se il Festival deve essere della canzone italiana, è quella che va valutata. Questo sistema riporterebbe una qualità che si sente poco in questo momento, a parte rare eccezioni. È paradossale che Sanremo non crei i maggiori successi dell’anno. Noi vorremmo cambiare questo sistema e dare la possibilità a autori, ai quali oggi è precluso l’accesso, di arrivare al Festival». Un momento: ma non si era detto, ripetuto, giurato e spergiurato che le hit di Sanremo scalavano velocemente tutte le classifiche, che il Festival era il polmone della discografia, che, che, che...?

IL REGOLAMENTO NEL MIRINO. E invece, viene fuori che... non si può più andare avanti così, signora mia, con queste rassegne di ciofeche anno dopo anno; e addirittura si propone una soluzione radicale come cambiare il regolamento. E nessuno gli dà sulla voce, a Mogol, e tutti a dirgli che ha ragione da vendere, pure quelli che due mesi fa stavano a gorgheggiare sul palco. Allora chi sono le ciofeche, quali sarebbero i nomi dei reprobi? Ma i nomi, si sa, non si fanno, si conoscono ma non si fanno, perché non sta bene, perché gli artisti son gente civile, hanno tutti fatto il militare a Cuneo e hanno girato il mondo.

Carlo Conti e Maria De Filippi.

«I firmatari della petizione chiedono che il nuovo regolamento abbia quattro caratteristiche: la scelta di 20 canzoni scritte da autori italiani; una giuria preposta alla scelta delle opere composta da professionisti esperti che possano scremare i brani senza condizionamenti; una volta selezionate le canzoni, il direttore artistico potrà assegnarle agli interpreti, tenendo conto delle candidature di artisti proposti dalle etichette discografiche; nel caso il direttore artistico ritenesse che un brano presentato da un cantautore dovesse essere convincente, potrebbe decidere di farlo interpretare da lui e non assegnarlo ad altri cantanti». Quindi ci sono i condizionamenti? Quindi le giurie di qualità sarebbero solo di cartone? Quindi i vari Kekko, Bianconi, Kaballà eccetera sarebbero compositori men che mediocri? Quindi tutto quello spreco di qualità era una totale presa per i fondelli?

UN FRUSCIO DI CODA DI PAGLIA. Oddio, forse un lieve fruscio di coda di paglia, nella petizione, si avverte, dal momento che dietro, informa sempre il Corriere, ci sta «un concorso dedicato agli studenti con la passione per la musica». E dietro il concorso, a quanto s'è capito, ci stanno proprio i firmatari Mogol, Lavezzi e Mussida: i quali, non c'è bisogno di precisarlo, lo fanno nell'esclusivo interesse della Musica, con la M maiuscola, dei Giovani, con la G maiuscola, e degli Artisti, idem, che tramite il progetto CampusBand Musica e Matematica potranno concorrere per un contratto discografico e una borsa di studio alla scuola di Mogol. Amen.

TUTTE LE PETIZIONI FINISCONO IN GLORIA. Ma siccome tutte le petizioni, come i salmi, finiscono in gloria, lasciateci sbagliare una previsione. L'appello di Mogol & C. verrà lodato, benedetto, invocato. Poi verrà in fretta abbandonato e il successore di Carlo Conti, sia Fabio Fazio, Paolo Bonolis o il mago Otelma, s'incaricherà di «rilanciare il festival di Sanremo mettendo al centro della manifestazione la vera, grande, immortale canzone di qualità», garantita da tutti gli esperti, commentatori e critici che hanno elogiato la petizione di Mogol. Tra i partecipanti, molti dei firmatari alla petizione di Mogol.

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