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8 Aprile Apr 2017 1500 08 aprile 2017

Fabri Fibra, l'Eminem de noantri ormai è un disco rotto

A 40 anni canta ancora contro la mamma e il fratello Nesli. Se la prende con tivù e web, ma poi li sfrutta. Nel tentativo di elevarsi ad anti-Fedez. Mancanze e contraddizioni di un clone superato.

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Quarant'anni e sentirli tutti. Quand'è che ti senti 40 anni? Quando pensi siano troppi e hai bisogno di ripartire, di riciclarti. Così Fabri Fibra, il rapper della consapevolezza bianca di Senigallia, Marche del nord, che non sono precisamente il Bronx. Ora torna con un nuovo disco da duro e puro, incazzato senza peli sulla lingua e per dimostrarlo che fa? Se la piglia con la mamma e il fratello, come Eminem ai suoi tempi. E difatti, come clone di Eminem era venuto fuori questo Fabrizio Tarducci che oggi per discettare di rap e sottogeneri come il trap si esprime così: «È il suono cibernetico sociale del 2017, la colonna sonora di questo annientamento sociale che nasce dallo scontro fra la realtà della società e la interazione dei social network».

GUAZZABUGLIO DI QUALUNQUISMI. Parlet cume te manget, Fabri, non come il sociologo Domenico De Masi. E rappet anche, già che ci siamo. Ma insomma chi è questo Fabri Fibra, venuto fuori davvero una decina d'anni fa col suo rappettino anconetano che strizzava l'occhio a immaginari americani inesistenti e comunque già ampiamente superati? Uno che pareva volatile, come tanti rapper alle vongole di casa nostra, e a un certo punto, per darsi una credibilità politica, si era associato al giro di Marco Travaglio, che gli faceva la prefazione al libro di pensieri definiti scomodi, perché è notorio che un rapper a un certo punto deve cimentarsi col giornalismo, la letteratura, le rime gli vanno strette. E tra i pensieri scomodi c'era un bel guazzabuglio di qualunquismi assortiti, di quelli che poi fatalmente degenerano in grillismo.

UN EMINEM FUORI TEMPO. Intanto si cercava qualche altra occasione di scandalo coi suoi testi «omofobi e misogini», ma forse più infantili, farciti di «ricchione e culattone», anche questa una sconvolgente novità nel variopinto mondo dei parolai ritmati, che gli valeva l'esclusione al concerto del Primo Maggio del 2013 e quindi una nuova occasione di vittimismo strategico. Adesso, mentre Eminem ha fatto pace con la mamma, lui la attacca e, già che c'è, attacca anche il fratellino Nesli, quello col nome che ricorda un cereale, quello che tutti gli anni più o meno va a far flanella a Sanremo. Quello buono, mentre lui, Fabri, sarebbe il cattivo (il brutto a chi lo facciamo fare? A Clementino?). Povero Nesli, già non ne imbrocca una, adesso anche il fratello che, dopo averlo prodotto, gli si rivolta contro.

Sulle basi di quanto detto, scritto e rappato finora, sostiene Fibra che «i rapper di oggi non hanno contenuto perché hanno accettato la sconfitta della società e parlano solo di moda». Supercazzora (con la “r”, se non vi dispiace: la filologia è importante) che suona bene, ma resta in attesa di delucidazioni: la sconfitta della società? La moda? Parlet cume te manget, Fabri: abbiamo capito che ce l'hai con quell'altro bel fenomeno del Fedez, uno che sul crinale della vacuità ti ha per il momento scalzato e ogni giorno viene celebrato dal Corriere della Sera nelle sue gesta tatuatorie con la qualsiasi-cosa-sia Chiara Ferragni. Ma l'orizzonte dei nostri rapper fino a prova contraria, come direbbe Travaglio, è appunto questo.

RAPPER DI CARTONE. È un ciacolarsi addosso, fingendo tutti una purezza che non si sognano di avere – non lo consentono i tempi, non lo permette la scena musicale indigena -, uno spettegolarsi da ringhiera, io attacco lui, lui attacca te, tu attacchi me. E tutti insieme attacchiamo il mondo brutto e cattivo, che però ci fa guadagnare l'attico verde sul grattacielo. Ma sono attacchi di cartone, da rapper di cartone, che inseguono sempre le solite sirene americane, con qualche lustro di ritardo. Intanto, da quelle parti escono fuori fenomeni veri, che possono piacere o non piacere ma che, al confronto di questi rappettari da ballatoio, sono dei giganti, come Kendrick Lamar, il redivido D'Angelo, il sorprendente Childish Gambino, gente che va trasportando il nuovo rap verso un post hip-hop che torna alla lezione soul, rnb e funk dei '70, con omaggi, citazioni e coinvolgimenti dei vari Funkadelic, Parliament, Sly & Family Stone, Bootsy Collins, perfino Prince.

QUESTIONE DI CONSISTENZA. E lì ribollono bene o male, ma più spesso bene, una consapevolezza etnica, una cultura musicale destinate a rileggere la tradizione e a vivificarla. Con tutti gli stereotipi, i cliché e i qualunquismi che si vogliono, perché anche un giovane nero incazzato e “impegnato” certamente può indulgere nelle facili soluzioni, nei luoghi comuni, nei miopismi del caso. Ma con una consistenza di fondo che è lontana anni luce, irraggiungibile dalle faccende semiserie di chi li scimmiotta da Senigallia o dalla Barona o da Nola e la mena fino alla pensione con la generazione giovane e incazzata che non ha un lavoro che non ha un futuro. «La famiglia ti schiaccia», realizza Fabri. A 40 anni. Prima no?

E non è una boutade, è proprio un pianeta pieno di rumore senza senso questo loro: nel 1980 il proto-rapper Edoardo Bennato di Restituiscimi i miei sandali, a 33 anni era avanti anni luce e li spazzava via per contenuti, tecnica, invenzioni verbali e ritmiche sulla parola. Poi, tutti questi rapper più puri e duri alla fine se la fanno un po' sempre addosso. Fabri sembra dire: "Io non mi svendo, vado al sodo", ma poi scatena una polluzione mediatica di banalità su tutto, dalle canne alla violenza urbana alla «opulenza mostrata da Vacchi [che] crea bullismo e risse nella vita reale», che è il tipico sproloquio sopra le righe che potrebbe dire lui come un altro qualunque di questi rapper a un soldo la dozzina.

I SOLITI GESTI. Ce l'ha con la televisione anche lui, il Fabri, ce l'ha con quei programmini un po' così, ma poi fa sapere che parte il suo programma Storytellers su Vh1 in chiaro su Viacom. Ce l'ha, a quanto si è capito, coi social, con internet, ma l'invade per lanciare il suo nuovo video. 'Ndemm, Fabri, ma non dirne più. Intanto ora esce il nuovo album, naturalmente polemico e incazzato perché lui, l'ex Mister Simpatia, non le manda a dire. Invece il singolo Fenomeno è già fuori da un po' e, se uno non lo vede su YouTube che fa i soliti gesti da rapper di due o tre generazioni fa, potrebbe benissimo scambiarlo per J-Ax o Fedez, i comunisti col Rolex.

HA RAGIONE KEITH RICHARDS... La solita marcettina pop con le parolaccine strategiche, l'appello alle canne e il berrettino, che uno lo ascolta e pensa: ma c'hai 40 anni, quando ti decidi a crescere? Son simpatici questi qui, antisistema che nel sistema ci sguazzano. Poi provi a dargli retta per cinque minuti e non puoi non dare ragione a quella vecchia carogna di Keith Richards: «Roba per gente completamente stonata».

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