Dai che è verde

Chailly Salvatores
14 Aprile Apr 2017 0800 14 aprile 2017

Un po' drughi un po' Totò: cosa volevano i ribelli della Gazza ladra?

Due contestatori hanno fischiato lo spettacolo alla Scala. Forse perché il brano Ouverture rimandava ad Arancia Meccanica? O pensavano di citare la pernacchia del "principe della risata"? Perdoniamoli.

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Il mistero non è ancora stato chiarito: cosa diavolo contestavano i due fischiatori della Gazza ladra riproposta alla Scala di Milano? Si è capito solo che non ce l’avevano con i cantanti né con la regia di Gabriele Salvatores, ma con la direzione di Riccardo Chailly. Okay, ma perché? Non ci sono arrivati i valorosi musicologi di RadioTre che seguivano l’evento in diretta, e pure i giornalisti specializzati nei resoconti del giorno dopo. Eppure la partitura era quella rivista dal più autorevole rossinologo dei nostri tempi, Alberto Zedda, il direttore d’orchestra scomparso da poco, cui la serata era dedicata, e la conduzione di Chailly è stata, se non storica, almeno rispettosa del testo.

PERVASI DALL'ULTRA-VIOLENZA. Forse la spiegazione non va cercata nella lirica, ma nel cinema. Un indizio: le proteste sono iniziate già al termine dell’Ouverture, il brano più famoso della Gazza, ormai indissolubilmente legato ad Arancia meccanica di Kubrick, in cui accompagna, con la sua scatenata vitalità, le gesta di Alex il drugo nella prima parte del film. Particolare inquietante: è la colonna sonora di uno scontro fra gang in un teatro abbandonato. Magari i due loggionisti erano kubrickiani di stretta osservanza e, suggestionati da quelle note, si sono sentiti pervadere dall’ultra-violenza a dispetto dell’età non più verde: è già molto che si siano limitati a fischiare e a urlare «buu» e non abbiano preso a sprangate gli altri spettatori. Forse avrebbero preteso da Chailly una direzione più «druga», in bombetta nera e salopette, con stupro finale dell’arpista, e invece niente; di qui i loro sfoghi rumorosi.

UNA CITAZIONE DI TOTÒ A COLORI. Personalmente preferisco un’altra ipotesi: i due non erano contestatori, ma solo fan di Totò, e in occasione del cinquantenario della morte volevano citare la famosa scena di Totò a colori in cui il maestro Antonio Scannagatti spernacchia un rivale che dirige, guarda un po’, l’ouverture della Gazza ladra. Vuoi non perdonarli?

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