I 400 colpi

Tempo di Libri: visitatori sotto attese
24 Aprile Apr 2017 0944 24 aprile 2017

Tempo di libri, che cosa ci insegna il flop della kermesse milanese

Oltre 2 mila eventi in 5 giorni. Eppure la manifestazione non è decollata. C’era davvero bisogno che Milano si mettesse in concorrenza con Torino?

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Pare che il tentativo milanese di rubare a Torino il suo primato di capitale italiana del libro abbia fatto cilecca. A vedere i numeri, sono stati poco più della metà i visitatori che hanno affollato i padiglioni della Fiera di Rho. Li riporta con malcelata soddisfazione La Stampa, il quotidiano sabaudo. Li ammette a denti stetti anche quello meneghino, Il Corriere della sera, affrettandosi però a mitigare il mezzo flop con alibi non peregrini: le date, ovvero Tempo di libri messo lì tra un ponte e l’altro, circostanze cui i milanesi rispondono con esodi di massa. Gli incerti e i disguidi della prima volta, che fanno della manifestazione una start up bisognosa di rodaggio.

UN KERMESSE NATA TRA MILLE DUBBI. Attenuanti che tuttavia non fugano i dubbi sorti quando la kermesse fu annunciata. C’era davvero bisogno che Milano si mettesse in concorrenza con Torino? Non sarebbe stato meglio, invece che lasciarsi andare alla smania di nuovi festival e saloni, puntare su quelli che vantano già una consolidata tradizione? Oltretutto, ma so che qui gli addetti ai lavori storceranno il naso, il capoluogo lombardo era già presente nel settore con BookCity, onesta parata libraria che per tre giorni all’anno riempie il Castello sforzesco di brulicanti moltitudini. E che, consapevole dei propri ridotti mezzi, non si è mai sognata di mettersi in competizione con Torino, ovvero quello che, prima che Tempo di libri volesse rubargli la scena, resta il più importante evento italiano del settore.

la penuria delle risorse è inversamente proporzionale al moltiplicarsi degli eventi, sarebbe cosa buona e giusta operare nel rispetto dei campioni nazionali

Circostanza che introduce un tema di priorità nell’esercizio della politica culturale. In un contesto dove la penuria delle risorse è inversamente proporzionale al moltiplicarsi degli eventi, sarebbe cosa buona e giusta operare nel rispetto dei campioni nazionali. Una decina d’anni fa una Roma ancora ebbra di splendori veltroniani decise di fare concorrenza alla Mostra del cinema di Venezia, che era come se in Francia qualcuno si fosse messo in testa di emulare Cannes. È finita come sappiamo, con l’irresistibile decadenza della Capitale che ha derubricato a periferica la rassegna che nelle intenzione doveva scalzare la primazia del Lido.

2 MILA EVENTI IN CINQUE GIORNI. Tempo di libri avrà sicuramente un radioso avvenire, ma il rischio della sfida velleitaria resta. Ovviamente ciascuno è libero di organizzare le manifestazioni che vuole intorno ai propri campanili, ma almeno il ministero delle Attività culturali ecumenico nel patrocinio sia selettivo negli investimenti. Un’ultima considerazione, che nello specifico riprende una degenerazione diffusa. Riportano le cronache cha a far da corona a Tempo di libri in cinque giorni si sono consumati oltre 2 mila eventi. Ecco, magari per la prossima edizione bisognerebbe trovare un giusto equilibrio tra l’horror vacui e una bulimia che finisce col ridurre tutto a un ridondante rumore di fondo.

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