Appendino, ok bilanci per tutela servizi
LA MODA CHE CAMBIA 25 Aprile Apr 2017 0900 25 aprile 2017

Cara Appendino, vogliamo il pane e anche le rose

Le file a mostre e saloni riducono quelle alle mense: il concetto, chiaro fin dai tempi della presa della Bastiglia, pare sfuggire alla sindaca di Torino.

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«Non riesco a immaginare il Salone del libro fuori da Torino», osserva il sindaco Chiara Appendino in visita alla Fiera di Milano con marito e bimba nel passeggino al seguito per Tempo di Libri, prima edizione della fiera dedicata alla lettura a Milano, nata in tempi anche relativamente contenuti per volere dell’Aie in aggiunta (e forse presto in sostituzione) del Salone del Libro di Torino.

LE COLPE DI APPENDINO. Le ragioni che hanno portato gli editori nazionali a tentare la “via milanese” al sostegno della lettura e dell’acquisto di libri, storicamente non troppo floridi in Italia nonostante una leggerissima ripresa negli ultimi anni, sono note: da una parte, l’insediamento ormai quasi totale delle maggiori case editrici nazionali a Milano; dall’altra, la grande ripresa di Milano, ormai la città faro italiana perfino per il turismo culturale (nelle classifiche mondiali risulta seconda solo a Venezia), mentre proprio le strategie elettorali e le prime decisioni di Appendino stanno iniziando a rallentare lo slancio che Torino aveva avuto e mantenuto per tutti gli anni dell’amministrazione di Piero Fassino.

TORINO ERA LA NOSTRA PRAGA. Torino era diventata la nostra Praga, la nostra piccola Parigi, e perfino noi milanesi vi andavamo con orgoglio e con gioia, accettando con infinita pazienza gli eterni lavori in corso dell’autostrada. Il Museo del Cinema: una meraviglia. Il Museo della Fotografia-Camera: un gioiello. Il piccolo Museo del Risparmio attento ad iniziative di valorizzazione della cultura finanziaria presso giovanissime e donne, le fasce storicamente meno seguite. Palazzo Madama e palazzo Reale, entrambi in grande rilancio grazie a direttori illuminati, competenti, attenti al bene comune e pronti anche a sfidare le pastoie della piccola burocrazia rognosa. Lo storico ristorante Il Cambio affidato alle cure di un giovane chef come Matteo Bonometto; le boutique selezionate e ben curate.

Un'immagine della Fiera milanese dell'editoria italiana "Tempo di Libri".

Ho lavorato con alcune di queste istituzioni e posso affermare di non aver mai trovato, in tutta Italia, curatori altrettanto competenti, gentili e appassionati. Poi è arrivata Appendino, peraltro signora di ottima famiglia e buona cultura, sull’onda di uno slogan che prometteva “meno code davanti ai musei” e meno code davanti alle mense per i poveri. Credo che fin dai tempi della presa della Bastiglia sia chiaro a tutti, a tutto l’Occidente diciamo, che fame di cultura e fame di pane non solo debbano essere soddisfatte entrambe, ma che soddisfacendo la prima spesso si riesca a dare soddisfazione anche alla seconda.

E MILANO PRENDE IL LARGO. Una città che attira mostre importanti, spettacoli interessanti per un pubblico vasto e internazionale, di solito vede rinascere la propria economia, grande e minuta: lavorano i grandi alberghi come le pizzerie, le boutique del centro come i parrucchieri. Il ragionamento è talmente banale e ovvio che, mentre Milano, dopo l’Expo, è diventata il centro propulsore nazionale in ogni campo e Fiera Milano funziona a meraviglia nonostante la mancanza di vertici solidi e stabili da sei mesi, evidente dimostrazione che le aziende pubbliche tendono a reggersi sul middle management, scelto per competenza e meriti al contrario di quanto accade quasi sempre per i vertici, Torino rischia di perdere il goodwill accumulato in questi anni.

5,5 IN MENO PER LA CULTURA. Un paio di mesi fa, la sindaca ha chiuso il primo bilancio preventivo annunciando di aver «raggiunto l’equilibrio finanziario». Lo ha fatto tagliando – ed è stata la somma più importante fra molte altre - 5,5 milioni di euro alle spese destinate alla cultura. Una scelta che rientra sicuramente nella logica delle “code” da azzerare del suo slogan, e che infatti è già stato raggiunto. Il primo effetto, preventivo, di quello scellerato slogan, è stata infatti la nascita di Tempo di libri a Milano (sabato si sono calcolate oltre 20 mila persone in Fiera: affollatissimi gli spazi di Rai, Mondadori/Rizzoli e Treccani, con i tanti eventi fuorisalone organizzati in città) e lo spostamento della mostra dedicata a Edouard Manet, inizialmente prevista a Torino, nel capoluogo lombardo.

Lo stand Rai all'interno della fiera "Tempo di Libri".

La prossima mossa della signora Appendino dovrebbe essere la chiusura della Fondazione per la cultura, voluta da Fassino per reperire gli sponsor e i fondi privati così necessari ad affiancare lo sforzo pubblico nel sostegno alla cultura. Sarebbe, davvero, il colpo di grazia, soprattutto quando ovunque, Venezia e Brescia sono alcune delle migliori dimostrazioni, queste Fondazioni si stanno dimostrando indispensabili per offrire al pubblico italiano, con biglietti di costo davvero contenuto, mostre ed esposizioni che in Inghilterra possono costare tre volte tanto.

VOGLIAMO IL PANE E LE ROSE. Insomma, perfino questa prima edizione di Tempo di Libri chiude con un bilancio positivo. Effettivamente, a Torino si sono già perse un po’ di file davanti a musei e sicuramente alla prossima Fiera del libro, in apertura il 18 maggio. Ma non sono affatto certa che quella alle mense dei poveri siano diminuite. Bread and roses, sindaca Appendino: vogliamo il pane e anche le rose. Lo sapevano già le operaie tessili che scioperarono a Lawrence, nel 1912. Che volevano assolutamente potersi mettere in fila davanti ai musei.

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