Frame Libere 14
25 Aprile Apr 2017 1500 25 aprile 2017

"Libere", il film sull'emancipazione femminile nella Resistenza

Interviste, pellicole d'epoca, foto, volantini: è il materiale d'archivio raccolto per girare il documentario sulle donne durante la lotta partigiana. Tra guerra, indipendenza e libertà, pure sessuale. Il progetto in 10 punti.

  • ...

Pochi giorni prima del 25 aprile arriva nelle sale italiane il documentario Libere, diretto dalla regista Rossella Schillaci, in cui si ripercorre l'emancipazione femminile avvenuta durante la Resistenza e il successivo ritorno, nel Dopoguerra, delle donne a una dimensione privata. Il progetto è stato realizzato grazie alle immagini e al materiale audio che provengono principalmente dall'archivio nazionale cinematografico della Resistenza, produttore del film.

ALLA PARI DEGLI UOMINI. Nel documentario si spiega come dopo l'8 settembre 1943 anche le donne, con motivazioni personali ed esperienze differenti alle spalle, iniziarono a essere coinvolte in prima persona, compiendo diverse mansioni e iniziando ad agire in un contesto in cui erano alla pari degli uomini e cominciavano ad assaporare una certa indipendenza, vivendo anche esperienze all'insegna della libertà, persino dal punto di vista sessuale.

EROISMO COLLETTIVO. Per ripercorrere il contributo delle donne alla lotta partigiana in Libere si utilizzano interessanti materiali di archivio, senza mai mostrare i volti delle testimoni che ripercorrono le proprie esperienze, dando così spazio a una narrazione in grado di valorizzare i contenuti e delinearli in modo meno personale e più collettivo, enfatizzandone l'eroismo e gli elementi che hanno dato il via al movimento femminista e alla richiesta di una maggiore eguaglianza all'interno della società.

UNA PAGINA SCONOSCIUTA. Dalle azioni compiute durante il conflitto al lavoro nelle fabbriche, senza dimenticare la pubblicazioni di materiali per informare e atti di sabotaggio, Libere propone una pagina di storia spesso sconosciuta in grado di far riflettere con originalità sui passi che sono stati compiuti e che hanno permesso di offrire alle generazioni successive nuove opportunità. Scopriamo qualche curiosità sulla realizzazione del film-documentario.

Reiga: Rossella Schillaci; genere: documentario (Italia, 2017).

1. Il discorso di Ada Gobetti del 1965 come fonte di ispirazione

A ispirare il lavoro della regista Rossella Schillaci, nato da un'idea di Paola Olivetti, è stato l'ascolto dell'intervento compiuto da Ada Gobetti al convegno del Comitato di Liberazione nazionale tenutosi nel 1965 a Torino, ritrovato negli archivi dell'Anrc. Il suo discorso si apriva sottolineando come lo studio non aveva dato il giusto spazio ai Gruppi di difesa della donna.

2. Dalla guerra al femminismo: i primi passi di un movimento

Il progetto è stato contraddistinto dal desiderio di realizzare un documentario dedicato a quanto hanno compiuto le donne nella Resistenza, sottolineandone inoltre il ruolo politico e spiegando come le loro azioni abbiano in realtà fatto compiere i primi passi al femminismo in Italia.

3. Un desiderio di libertà che accomunava le donne: emanciparsi

Giuliana Gadola Beltrami, in un discorso, ha sottolineato che le motivazioni per cui le donne si univano alla Resistenza erano diverse e contraddistinte da idee e approcci differenti alla situazione che stavano vivendo, tuttavia erano in un certo senso unite dal fatto che volessero essere libere, allontanarsi dalla vita che facevano, emancipandosi e andando oltre il ruolo imposto dalla società.

4. Racconto senza volti: una guida sonora narrativa e tematica

Nel documentario non si mostrano direttamente i volti delle partigiane che raccontano la propria esperienza, ma se ne ascolta solo la voce. La regista ha spiegato che si tratta di un modo che permette di utilizzare i loro racconti come guida sonora narrativa e tematica.

5. Immagini composte da materiali di vario genere: foto, volantini e veline

A livello visivo il documentario propone documenti storici, foto, volantini, veline, tessere, fogli scritti a mano e molti materiali video, tra cui cinegiornali dell'epoca, documentari e film realizzati in modo amatoriale.

6. Preparazione complessa: 800 pagine di trascrizione e 40 film d'epoca

Paola Olivetti ha rivelato che si è compiuto un lavoro di alcuni anni per raccogliere le testimonianze filmate e fare la ricerca delle immagini giuste all'interno del ricco patrimonio dell'Archivio nazionale cinematografico della Resistenza. Alla base del documentario ci sono circa 800 pagine di trascrizione delle interviste e l'analisi di circa 40 film d'epoca.

7. Donne di ogni estrazione sociale coinvolte nella Resistenza

Tra le testimonianze raccolte per il progetto di sono quelle di Ada Gobetti che è stata vicesindaco di Torino dal 1945 al 1946 e ha ottenuto la medaglia d'argento al valor militare, la scrittrice Giuliana Gadola Beltrami, l'avvocato Bianca Guidetti Serra, l'autrice e traduttrice Joyce Lussu, la deputata e senatrice Marisa Rodano, la cofondatrice della Gioventù d'azione Marisa Sacco e la sindacalista Carla Dappiano. Nel film sono stati utilizzati anche i ricordi di Carmen Nanotti, Lia Corinaldi, Alda Bianco, Lucia Boetto Testori, Anna Cherchi e Maria Airaudo.

8. Rara interpretazione di Milva nella colonna sonora

Le musiche originali realizzate per il film sono state composte da Giorgio Canali, mentre sui titoli di coda è possibile ascoltare la canzone Oltre il ponte di Italo Calvino e Sergio Liberovici nella versione che è stata eseguita da Milva in occasione dello spettacolo Viva la libertà andato in scena il 4 febbraio 1999 al Piccolo Regio di Torino.

9. Gestione di esplosivi: attività potenzialmente mortali

Tra le testimonianze si ricordano i compiti delle donne nelle fila della Resistenza tra cui c'era quello di controllare dove erano i posti di blocco, portare gli ordini da un reparto all'altro, spianare la strada, portare esplosivo. Una delle donne ha spiegato che compieva quasi 25 chilometri in bicicletta per recuperare il materiale paracadutato e ha imparato a gestire gli esplosivi, trasportando anche 10 detonatori alla volta, la miccia e diversi chili di plastico, rischiando di morire se faceva una mossa falsa.

10. Cambiamento epocale: il diritto a votare per le femmine

Nel documentario si affronta anche quanto accaduto dopo che le donne nel Dopoguerra hanno ottenuto il diritto a votare, mostrando come ci sia stata una risposta forte e determinata da parte delle elettrici di tutte le età, con le giovani pronte ad accompagnare e spiegare alle più anziane quello che avrebbero dovuto fare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati