Concertone
BLUES 25 Aprile Apr 2017 1100 25 aprile 2017

L'insostenibile opportunismo dei menestrelli del Concertone

Alla corte dei sindacati cantanti in passato al fianco di Grillo (che i sindacati vuole sbaraccarli). O di Renzi, quello dei voucher. Ma davanti al richiamo dell'evento anche la coerenza passa in secondo piano.

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Mancano alcuni giorni e parte la bagarre per partecipare al “concertone” sindacale del Primo maggio ad alto, seppur confuso, tasso ideologico. Questo Festivalbar engagée da cassa di risonanza degli artisti consapevoli che cantano al popolaccio “che fare?” è diventato un superpotere forte che non accetta mediazioni, impone priorità, detta regole, condiziona palinsesti, corteggia e insieme strizza gli artisti che da noi sono una strana schiatta di “indipendenti” sempre pronti a fiondarsi dove squilla la trombetta e ci sia un'occasione militante, rivendicativa. Artisti che, del resto, sono ben felici di farsi strizzare perché la visibilità innanzitutto.

IL PREZZO DELL'ADESIONE. Dovrebbero forse domandarsi, questi musicanti, quale sia il prezzo per la loro adesione. Perché non c'è niente di gratuito a questo mondo, anche in senso mediatico la visibilità di un quarto d'ora si sconta; il punto è che, se partecipi a una kermesse così connotata, ti disponi a sposare idealmente una serie di issue, di temi, di campagne fatte proprie dai sindacati, sulle quali i sindacati traggono a loro volta visibilità, potere e motivo di essere (anche del Concertone). Vuol dire, per esempio, far riverberare dal palco alla folla il fatidico messaggio “per la pace contro la guerra”, cioè pacifisti a senso unico e anche alternato, quella sorta di antioccidentalismo radicato che è per costituzione contro l'America e oggi più che mai contro Trump, il matto, il guerrafondaio, l'atomico.

C'È LAVORO E LAVORO. Vuol dire essere in favore del lavoro, ma non di tutto il lavoro: chiurgicamente quello tutelato dai sindacati, il lavoro pubblico, statale oppure quello di fabbrica, lavoro operaio o quel che ne rimane; l'altro lavoro, quello a partita Iva o comunque autonomo (al quale gli stessi artisti pure appartengono per forza di cose), non è degno di causa, è figlio di nessuno, sprezzato in fama di evasore, irrilevante, un materasso sociale sul quale scaricare il peso di un welfare ormai asmatico; vuol dire un rapporto ambiguo con l'Europa, dentro per carità, però, con tutta quella enfasi sul maledetto Mercato... Vuol dire, ancora, appoggiare idealmente tutte quelle occasioni di scontro, dal No Tav al No Tap al No Tutto, nelle quali tra gente furibonda e pronta al sabotaggio con ogni mezzo, immancabili affiorano svolazzanti bandiere sindacali. Ma vuole anche dire, su un piano più pragmatico, avallare certe contraddizioni. Per esempio contro i voucher, misura intollerabile del capitalismo selvaggio, usata oltre ogni decenza dagli stessi sindacati.

I sindacati tricolori sono arroccati su una apparenza dello scontro che non trova analogie nel resto del mondo

Vuol dire paralizzare il lavoro all'insegna della difesa del lavoro, all'insegna della guerrasanta alle “liberalizzazioni selvagge” di outlet e negozi, contraddizione curiosa visto che questo, nota sul Corriere Dario di Vico, «è l'unico Paese dove una maggioranza non riesce a far passare un provvedimento-omnibus sulla concorrenza». Nel resto dell'Occidente, ma anche oltre, l'orario continuato, con turni ovviamente, è realtà in progresso fin da una quarantina d'anni almeno, da noi restano le discussioni romantiche sul “valore del riposo nella società neoliberista”, i presìdi in piazza, i distinguo pelosi, “Non è che non abbiamo voglia di lavorare, è che anche noi teniamo famiglia”.

"SCIOPERO!, SCIOPERO!". Il risultato è che, per fare solo due esempi, i sindacati sono riusciti a pregiudicare l'attività pasquale dell'outlet di Serravalle Scrivia - “Sciopero! Sciopero!” - un centro di flusso turistico-commerciale importantissimo per tutta l'area, laddove si è clamorosamente ribellata la Circumvesuviana a Napoli, che per Pasqua rischiava di chiudere alle 14, come ogni anno, recando un incredibile danno d'altri tempi all'intera regione con delusione dei turisti (increduli quelli stranieri) e solita rassegnazione indigena da commedia all'italiana. Invece, nell'anno di grazia 2017, sono stati i lavoratori stessi ad accogliere la proposta del presidente Eav, De Gregorio, di alcune corse postmeridiane sulla tratta Sorrento-Pompei-Napoli, «bypassando i sindacati», scrive Repubblica, quanto a dire che i lavoratori stessi hanno remato contro i loro rappresentanti.

SLOGAN SPERICOLATI. In questi e altri casi, la lotta ”contro il montare del neoliberismo selvaggio" – che qualche surrealista vorrebbe estendere anche alla rete, vietando gli acquisti online di domenica - è condotta all'insegna di slogan ardenti del tipo “Non comprate, non spendete”, che in una situazione di crescita stentata come la attuale suonano perlomeno spericolati. Ma i sindacati tricolori (sulle cui storiche magagne - i maxistipendi, le megapensioni, le carriere politiche automatiche alla scadenza del mandato, gli sprechi, i bilanci opachi – qui sorvoliamo) sono arroccati su una apparenza dello scontro che non trova analogie nel resto del mondo.

La verità è che i menestrelli che saliranno sul palco non lo faranno per le masse o per il pianeta, ma molto per loro e un po' per le battaglie di religione

La verità è che i menestrelli che saliranno sul palco per alzare il pugno contro il liberismo, il capitalismo, lo sfruttamento, il consumismo, il bellicismo, eccetera, non lo faranno per le masse o per il pianeta, ma molto per loro e un po' per le battaglie di religione - e tutte le battaglie di religione alla fine sono identitarie, ossia strumentali - dei maggiorenti con relative filiere (tutti hanno un presente e, soprattutto, un futuro da difendere). Poi, se glielo chiedi in privato, invariabilmente questi cavalieri solitari, senza padroni né padrini, ti confidano: a me non me ne frega niente, ci vado perché un passaggio lì è meglio che 10 date e dopo posso allungare il tour.

I TEMPI SONO DURI. Certo, c'è da capire, anche se a volte si fa un po' fatica davanti a chi in passato ha suonato per Grillo, che i sindacati vuole sbaraccarli, o magari per Renzi che per i sindacati è quello dei voucher, un male peggiore di qualsiasi dittatore su piazza. C'è da capire tutto, anche le prelazioni, le strategie, nei casi più disperati le questue per farsi ammettere a corte, i tempi sono duri e il lavoro scarseggia ovunque, fortuna il Concertone sindacale. Però, che contraddizione lavorare in un giorno di festa per poter poi lavorare di più nei giorni festivi, mentre i sindacati continuano la loro crociata contro il turboliberismo festaiolo.

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