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Maturita Aggiornamento
27 Aprile Apr 2017 0935 27 aprile 2017

Gramellini contro il formulario scientifico alla maturità. Allora eliminamo anche i dizionari?

L'editorialista del Corsera attacca la proposta, giudicata «sessantottina» e portatrice di una «insana idea di ugualianza». Ma per l'italiano, il greco e il latino si può sfruculiare il vocabolario.

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Tutti vogliamo bene a Massimo Gramellini, che ogni mattina ci sveglia con con un Caffè di corroboranti sorrisi e pensieri sulla prima pagina del Corsera. Ma Gramellini non vuole bene altrettanto bene ai maturandi dello scientifico. O forse non vuole bene ai grillini, che hanno raccolto e portato in parlamento la petizione diffusa su Change.org da uno studente pistoiese e dal suo prof, sulla possibilità di aiutarsi, durante la prova scritta di matematica, con un formulario scientifico. «E allora a cosa serve la memoria?», ha tuonato il Gram, evocando il livellamento antimeritocratico innescato con il fatale Sessantotto e paventando il revival del 6 politico.

LO STUDENTE DELLO SCIENTIFICO SENZA AIUTI. Già, la memoria. Per ricordarmi a cosa serve mi basta pensare a Primo Levi che, internato nei lager, si aggrappa tenacemente all’unica dignità che nessuno può portargli via, quella della cultura che ricorda a memoria: brani della Divina commedia, formule chimiche e matematiche. Ma qui parliamo dell’esame di maturità, quell’evento a metà fra l’ordalia e il rito di passaggio che serve soprattutto a dare modo ogni anno ai media di esercitarsi con pezzi di colore, servizi su cosa mangiare e quanto dormire, corsivi elegiaci o polemici, eccetera. E in cui il povero maturando scientifico è l’unico a dover affrontare la prova specifica per il suo indirizzo senza nemmeno l’equivalente, per dire, dei vocabolari di latino o di greco che con i loro esempi tradotti hanno salvato tanti maturandi classici.

ABOLIAMO ANCHE IL VOCABOLARIO DI ITALIANO. Personalmente trovo più scandaloso che durante il tema di Italiano sia permesso sfruculiare il dizionario della propria lingua materna, che, dopo 13 anni di frequenza scolastica (16 se includiamo la materna), un diciannovenne dovrebbe ormai padroneggiare, sia come grammatica che come ortografia, visto che è anche la materia con più ore in tutti gli indirizzi. E invece, come ha denunciato la recente «lettera dei 600», troppi studenti universitari parlano e scrivono coi piedi. Allora mettiamo al bando dall’esame di maturità non solo i bignami di ogni genere, ma anche Devoto-Oli, Zingarelli e compagni, che, come il Sessantotto secondo Gramellini, «umiliano il talento e lo sforzo in nome di una falsissima idea di uguaglianza». L’operaio conosce 300 parole, il padrone mille, col dizionario sembra che ne conoscano entrambi 145 mila. Non c’è più morale, contessa.

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