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30 Aprile Apr 2017 1600 30 aprile 2017

"Altin in città", 10 curiosità sul film indipendente

Un aspirante scrittore albanese che arriva in Italia. La fama e il lato oscuro del successo. Il lungometraggio diretto da Fabio Del Greco sfida colossi come Guardiani della Galassia Vol. 2 e The Circle. La recensione.

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In alcuni cinema d'Italia arriva, scontrandosi con blockbuster del calibro di Guardiani della Galassia Vol. 2 e titoli dal cast stellare come The Circle, il film indipendente Altin in città, scritto e diretto da Fabio Del Greco.

LA SVOLTA CON UN REALITY. Altin è un aspirante scrittore che è arrivato in Italia negli Anni 90 dopo essere partito dall'Albania. Quando in tivù vede la notizia che si stanno per svolgere dei provini per un reality dedicato ad aspiranti scrittori, "Masterstory", l'uomo si rende conto che essere scelto potrebbe rappresentare la svolta tanto sognata, avendo già iniziato da tempo il lavoro su un romanzo ispirato in parte alla sua vita chiamato Il viaggio di Ismail.

DISAVVENTURE E VENDETTA. La scelta di presentarsi alle audizioni e l'incontro con la star della tivù Mara Le Monde causeranno però una serie di disavventure che lo porteranno a vivere in prima persona sentimenti come vendetta e solitudine, o affrontare povertà e il lato oscuro del successo.

UN REGISTA TUTTOFARE. Fabio Del Greco si occupa di quasi tutti gli aspetti della realizzazione del progetto, dalla sceneggiatura alla regia passando per il montaggio e gli aspetti tecnici, ottenendo un risultato dal buon potenziale, ma sviluppato dando forse troppo spazio all'ambizione.

SECONDA PARTE ASSURDA. Gli eventi appaiono piuttosto realistici e solidi nella prima parte del film, in cui si dà spazio con una certa intelligenza alla speranza di un futuro migliore e ai sentimenti di Altin che si sente un elemento quasi estraneo all'interno della società, per poi virare verso l'assurdo nel momento in cui si introducono degli aspetti esoterici e si gettano le basi per un cambiamento radicale del personaggio, immergendolo in una fama ottenuta dopo una totale disperazione.

ATTORE POCO CREDIBILE. Il protagonista Rimi Beqiri fatica eccessivamente nel risultare credibile, con un'interpretazione in più tratti sopra le righe, e la natura fin troppo evidente di film indipendente non aiuta a equilibrare l'eccesso di passaggi onirici e la rappresentazione stereotipata dei rischi che comporta raggiungere la fama, il successo e la stabilità economica.

RAPPRESENTAZIONE SURREALE. Un montaggio più attento e una sceneggiatura focalizzata solamente su un paio di tematiche avrebbero sicuramente aiutato Altin in città nel proporre un approccio originale ai problemi vissuti dai protagonisti, dalle basi ben ancorate nella società contemporanea, rappresentati invece sul grande schermo con caratteristiche che cadono inesorabilmente nel surreale. Andiamo alla scoperta di qualche curiosità sul lungometraggio.

Regia: Fabio Del Greco; attori: Rimi Beqiri, Chiara Pavoni, Roberto Fazioli, Giuseppe Panebianco; genere: drammatico (Italia, 2017).

1. Progetto nato nel 2000: cortometraggio poi sviluppato con altri spunti

L'idea alla base di Altin in città è nata da un soggetto che ha portato alla realizzazione di un cortometraggio girato da Del Greco intorno al 2000. Con il passare del tempo il regista ha poi sviluppato i tanti spunti emersi dalla storia di un artista che si ritrova coinvolto in giochi di potere e alle prese con il desiderio di un riscatto sociale, decidendo di trasformarli in un film.

2. Collaborazione già collaudata: attori e regista insieme in Mondo Folle

I due attori Chiara Pavoni, interprete della conduttrice Mara Le Monde, e Marcello Capitani, a cui è stato affidato il ruolo del padre di Altin, hanno già collaborato con Del Greco in occasione del film Mondo Folle, realizzato nel 2012.

3. Molto usato il piano sequenza: lo scopo è creare empatia coi personaggi

Il regista ha dichiarato di non amare particolarmente i film caratterizzati da continui cambi di inquadratura e un montaggio frammentato, preferendo invece approfondire i personaggi e dare ritmo ed energia alla storia esclusivamente con gli eventi. Nel lungometraggio è quindi stato utilizzato molto il piano sequenza, elemento che il filmmaker considera in grado di creare più empatia con i personaggi e di valorizzare maggiormente gli elementi visivi inseriti nell'inquadratura.

4. Storia in continua evoluzione: sul set gli attori hanno creato nuovi passaggi

Del Greco ha coinvolto gli interpreti già nella fase di stesura della sceneggiatura, per costruire su di loro i personaggi da portare in vita durante le riprese. Sul set sono inoltre stati creati alcuni passaggi del film, basandosi sulla personalità degli attori che hanno contribuito in prima persona alla creazione del progetto.

5. Film totalmente indipendente: difficoltà con la distribuzione

Il film non ha ricevuto alcun tipo di finanziamento, pubblico o privato. Fabio Del Greco ha sottolineato che la natura totalmente indipendente permette di avere molta libertà ma rende un po' complicato ottenere la distribuzione e l'attenzione dei potenziali spettatori, a causa delle dinamiche legate al marketing e alle esigenze economiche alla base delle scelte dei gestori delle sale.

6. Protagonista ben ancorato nella realtà: in difficoltà come tanti immigrati

L'attore albanese Rimi Beqiri interpreta nel film Altin e in un'intervista ha sottolineato come abbia apprezzato che il film racconti con attenzione le origini difficili del personaggio, situazione che si rispecchia nelle esperienze vissute realmente da molti immigrati.

7. Recitazione libera e naturale: carta bianca per il cast

Il protagonista del lungometraggio ha inoltre rivelato di aver amato moltissimo poter avere carta bianca sul set, essendo quindi libero di sviluppare il personaggio e la propria interpretazione, oltre ad avere l'opportunità di contare su un dialogo aperto e costruttivo con Del Greco.

8. Presenza femminile carismatica: molti stereotipi nel ruolo di Mara Le Monde

L'attrice Chiara Pavoni è rimasta invece colpita dal ruolo di Mara Le Monde perché il personaggio, secondo lei, rappresenta la quintessenza del potere televisivo e riassume con intelligenza molti stereotipi legati al mondo femminile.

9. Legame tra vita e finzione: i rischi reali del mondo dello spettacolo

Marcello Capitani, interprete del padre di Altin, ha spiegato che il film riesce bene a rappresentare la realtà del mondo dello spettacolo, in cui si possono incontrare delle persone fantastiche o fare delle esperienze incredibilmente negative, e le conseguenze causate dalla perdita delle radici quando ci si allontana geograficamente e psicologicamente dalle proprie origini.

10. Colonna sonora: musiche di Agnini e un brano di Marz

Le musiche originali del film sono state composte da Stefano Agnini e mentre scorrono i titoli di coda si può sentire il brano È già estate del cantautore Marz, nome d'arte di Marco Puggini.

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