Dai che è verde

Cook
4 Maggio Mag 2017 0954 04 maggio 2017

Le chiappe sotto il vulcano scandalizzano i maori? Imparino dalla 'blasfema' Rimini

Il cheeky exploit della modella Jaylene Cook ha fatto arrabbiare la Nuova Zelanda. Che lancia un inedito asse anti-lato B col Vaticano.

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Ma quale Instagram. Qui a Rimini i «cheeky exploits», le foto di paesaggi impreziositi da un sedere più o meno presentabile, li abbiamo inventati molto prima dei social. Ancora oggi la cartolina doppia, da una parte un’immagine aerea della spiaggia, dall’altra un tornito fondoschiena in tanga, e sotto una scritta tipo «Rimini, mare e… colline» o «Che popò di… panorama» (i puntini erano imprescindibili quanto le chiappe), è un classico nelle tabaccherie del lungomare, anche se probabilmente la signorina della foto originale è già nonna.

IL SACRILEGIO SOTTO IL TARANAKI. A nessuno sarebbe mai passato per la testa di sostenere che quelle cartoline erano una forma di body art nell’epoca della condivisione, come si sente dire dei cheeky exploits: la gente se la sarebbe bevuta ancora meno di oggi. Soprattutto, nessuno a Rimini avrebbe considerato blasfemo accostare un bel sedere alle bellezze della natura locale, a differenza dei Maori che vivono sotto il vulcano Taranaki, offesissimi per un cheeky exploit della modella Jaylene Cook scattato proprio dalla sua sacra cima. «È come se qualcuno si facesse fotografare nudo in Vaticano,» ha protestato il portavoce della comunità.

a quanto pare anche il dio dei Maori, come quello della Bibbia, ha dato agli umani il sedere ma trova che gli sia venuto malissimo e li obbliga a coprirlo

Tralasciando la sterile diatriba sulla maggior dignità estetica del sedere rispetto a certi volti, tradizionalmente riassunta nel distico adèspoto «faccia da culo da cane da caccia, è più bello il mio culo della tua faccia», sconcerta questo inedito asse anti-chiappa lanciato dalla Nuova Zelanda al vecchio Vaticano. Avremmo pensato che i Maori e le gerarchie cattoliche stessero reciprocamente agli antipodi non solo geograficamente, ma anche nell’atteggiamento rispetto al corpo e alla nudità. E invece è solo un residuo avariato del mito del «buon selvaggio», perché a quanto pare anche il dio dei Maori, come quello della Bibbia, ha dato agli umani il sedere ma trova che gli sia venuto malissimo e li obbliga a coprirlo. Fossi in un nativo oceanico, l’offesa al Taranaki la vedrei soprattutto nel cognome della modella, Cook, come il James che nel 1768 arrivò dall’Inghilterra a preparare il terreno per coloro che ai Maori avrebbero poi rubato terra, risorse, tradizioni, vita. E, a differenza di Jaylene, era completamente vestito.

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