Pre
7 Maggio Mag 2017 1500 07 maggio 2017

Manuale di autodifesa dal "pregiudizio universale"

"Le nostre città sono sempre meno sicure", "il Sud vive alle spalle del Nord", "chi si ferma è perduto": processo semiserio ai luoghi comuni che monopolizzano il dibattito. Spesso senza motivo.

  • ...

Sarà vero che le donne non sanno guidare, che gli ebrei sono intelligenti o che gli immigrati ci rubano il lavoro? Ognuno ha la sua risposta, ma è un fatto che questi e altri pregiudizi o credenze si siano diffusi fino a diventare verità condivise. Ci sono cose che ognuno di noi crede di sapere non sulla base di una vera informazione, ma di una percezione condivisa, spesso passivamente. Sono i “pregiudizi universali", come il titolo del libro edito da Laterza (Il pregiudizio universale, 2016, 18 euro) che prova a sfatare molte di queste convenzioni con il contributo di autori chiamati dai diversi campi del sapere: storici, scienziati, funzionari pubblici ma anche musicisti e registi di teatro. Non un libro accademico, ma una lettura piacevole e ragionata in cui 87 pregiudizi vengono “processati” in tre-quattro pagine per ognuno.

I PREGIUDIZI CORRONO SUL WEB. «L’idea è venuta all’editore in persona, Giuseppe Laterza», spiega a Lettera43.it Giuseppe Antonelli, docente di Storia della lingua italiana all’Università di Cassino e curatore del volume, «poiché il tempo in cui viviamo richiede una riflessione supplementare sui pregiudizi, anche perché con l’utilizzo del web la loro diffusione è molto più rapida e capillare e capace di condizionare la società e il comportamento collettivo degli italiani, più di quanto non accadesse in passato».

Il libro "Il pregiudizio universale".

“Le nostre città sono sempre meno sicure”: un classico, da almeno un ventennio, e ancora oggi un baluardo usato da molti partiti come serbatoio di voti, viene smentito addirittura dal prefetto di Roma, Paola Basilone, che con i dati del ministero dell’Interno spiega come tra il 2015 e il 2016 siano diminuiti tutti i reati, con un -10% per le rapine e un -12% per gli omicidi. Il problema è un’errata percezione, spiega, con la spettacolarizzazione dei delitti e la caratterizzazione dei personaggi che finiscono per deformare le notizie.

NORD E SUD, RAPPORTI DA RISCRIVERE. Che “Il Sud vive alle spalle del Nord” lo pensano in tanti, non solo dalle parti della Lega. Eppure Gianfranco Viesti, docente di Economia applicata all’Università di Bari, spiega che non è vero, attraverso uno spassoso dialogo in treno tra gli immaginari Ambrogio e Gennaro. Ad esempio il Nord ha le tasse più alte perché «il sistema tributario è informato a criteri di progressività», come prescrive la Costituzione, mentre i dati della Corte dei Conti ci dicono che la spesa pubblica pro capite è più alta al Nord che al Centro Sud (nel 2014, 14.000 euro contro 10.400) e infine, come si evince dagli studi del ministero delle Finanze, non va sottovalutato che il Sud compra ogni anno dal Nord beni e servizi per 50 miliardi.

CHURCHILL DIXIT. Sergio Romano si è occupato di una delle citazioni più usate di sempre, in politica: “La democrazia è la peggiore forma di governo, ad eccezione di tutte le altre”. Lo disse Winston Churchill dopo le elezioni del 1947, le prime del dopoguerra e che lo videro sconfitto. L’ex diplomatico ed editorialista del Corriere chiarisce come la fortunata uscita del primo ministro inglese non può essere spiegata prescindendo dal momento storico e dalla sua situazione personale. Era deluso per il risultato elettorale e soprattutto non aveva ancora visto ciò che la democrazia ha prodotto oggi, ovvero «movimenti populisti che si propongono di scavalcare le istituzioni per dare al popolo il diritto di pronunciarsi con un sì o un no su qualsiasi questione».

Carlo Petrini.

Non è necessariamente vero che “chi si ferma è perduto”: il fondatore di Slow Food Carlo Petrini scrive che valori oggi in voga come efficientismo, meritocrazia, competitività — pur non essendo termini negativi in assoluto — ci costringono a correre sempre più forte, con l’ansia di dover staccare l’avversario, e producono una società infelice, nella quale la qualità dei prodotti e delle relazioni è seriamente compromessa. C’è, in quest’opera collettiva, una sorta di approccio illuministico nel voler riportare alla riflessione critica una serie di credenze diffuse, ma è anche un libro a tratti scherzoso, come nel caso di “Nella carbonara la cipolla non ci va”, di cui parla Massimo Montanari, professore di Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna.

DIFFIDARE DAI FONDAMENTALISMI. Le origini di questo piatto sono incerte, spiega Montanari, e siccome ogni ricetta deve avere un autore preciso, che elenchi gli ingredienti e le regole del procedimento, nel caso in cui non le abbia è legittima qualsiasi modifica che si adegui al gusto personale di ciascuno. Lo diceva anche Pellegrino Artusi, il gastronomo considerato padre della cucina italiana moderna: quando si tratta di cibo bisogna diffidare dei fondamentalismi, degli integralismi, e non prendere troppo sul serio i libri di cucina, «nemmeno il mio».

Zygmunt Bauman.

Frasi famose di Zygmunt Bauman

Nella diffusione dei pregiudizi è importante anche la formulazione linguistica, che contribuisce a definirli e cementarli. «Quando diciamo “moglie e buoi dei paesi tuoi”», sottolinea Antonelli, «comunichiamo due messaggi sbagliati: il primo è che bisogna rimanere sempre dentro la propria cerchia, come se la moglie conterranea fosse una garanzia di successo, il secondo è che mettiamo sullo stesso piano la donna e il bue, un paragone non proprio lusinghiero per le donne».

IL PREGIUDIZIO È DOGMATICO. «A volte è la stessa definizione che noi diamo di ciò che accade ad essere pregiudiziale», aggiunge, «se per indicare le tasse diciamo “mettere le mani nelle tasche degli italiani”, usiamo parole non neutre e trasformiamo in un furto di Stato quello che in realtà è un diritto/dovere di ogni nazione democratica». Non tutti i saranno d’accordo con le tesi degli autori di Il pregiudizio universale, ma il bello di questo libro è proprio questo: stimolare la discussione e l’opposizione dialettica. Perché in fondo, come scrive Zygmunt Bauman a proposito di “non c’è più religione”, «il pregiudizio è dogmatico: quelli che lo abbracciano rifiutano l’argomentazione e chiudono le orecchie ai giudizi contrari».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati