Onorato Quantum
13 Maggio Mag 2017 0945 13 maggio 2017

Quantum, il nuovo potente e suggestivo album di Onorato

Un disco che non è per tutti, né per sottofondo. Opera che mette in soggezione e pretende impegno, minacciando di ripagare solo chi si dimostra all'altezza. Però rende ogni dedizione con vertigini di piacere.

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Giancarlo Onorato, le definizioni ti vanno strette e larghe le recensioni. Si è sempre in difficoltà nel raccontare un tuo ritorno e ci si rifugia negli angoli della storia: il ruolo seminale nell'underground italiano con gli Undeground Life, le tante anime di musico, scrittore, pittore, le contaminazioni culturali senza freni, le mostre e le personali d'arte, la raffinatezza dilatata degli album solisti, sei anni e più tra un disco e l'altro, «perché lui è uno che esce quando ha qualcosa da dire».

CAPOLAVORO DATO ALLA LUCE. Ma non è proprio così, Onorato di cose da dire ne ha sempre, solo le lascia germinare, e il parto è sempre sofferto e per questo più solenne. Negli ultimi cinque anni ha suonato molto, girato molto con Cristiano Godano, 200 concerti e passa e già covava quel capolavoro che ha appena dato alla luce, il quinto album solista, il quinto giorno del quinto mese del 2017, anticipato dalla traccia numero cinque: scherzi d'autore, giochi che divertono l'artefice, il quale vive di mondi interiori, quasi sempre in tempesta, e poco si cura di facilitarsi l'esistenza.

MUSICA OSTICA E SEDUCENTE. Quantum è quanto: opera di rarefazioni potenti, scarnificate, feroci, insinuanti, tutta imbastita sul tema forte, decisivo, dell'Incontro, declinato in suggestioni quasi cubiste. Incontro degli incontri, sul trovarsi e perdersi, fecondarsi e generare, riconoscersi in sé e perdersi in sé, disperdersi in una donna divina e nel soffio d'ignoto; d'altro ancora nelle vibrazioni di quest'uomo minuto e incontenibile, fragile e così forte, che ha saputo incarnarsi nella sua musica, così ostica e seducente.

Sono poesie a pieno titolo e a tempo pieno, composizioni nelle composizioni che innervano un album curatissimo nel suo divagare tra suggestioni rock e d'autore, sperimentalismi e nostalgie

Dalle liriche complicate e senza scampo: piangi pagliaccio vestita di notte e stringi le mie mani se vuoi (...) tutti questi angeli caduti formano un delirio intorno a te mentre forzo con due dita il tuo languore che non ha densità, non sono versi che piovono per caso, a capo scoperto, una mattina che esci senza ombrello. Sono poesie a pieno titolo e a tempo pieno, composizioni nelle composizioni che innervano un album curatissimo nel suo divagare tra suggestioni rock e d'autore, sperimentalismi e nostalgie scavando abissi interminabili e spiragli falsamente luminosi: ce n'è abbastanza per capire che non è disco per tutti, né per sottofondo. Opera che mette in soggezione, pretende impegno e minaccia di ripagare solo chi si dimostra all'altezza: però rende ogni dedizione con vertigini di piacere.

FACILE VOLERTI BENE. Onorato, che hai onorato il tuo nome, e tutti ti stimano per l'artista/uomo che sei: quanto è difficile raccontarti, spiegarti se mai. Ma non è difficile volerti bene: nella terremotata San Ginesio, di recente ti sei prodotto due sere di fila e i due set erano l'uno la contraddizione e il completamento dell'altro. Una cosa deliziosamente sconvolgente: «Quando c'è tanta storia, tanta esperienza...», sorride di modestia Enzo, il fratello, che lo cura e lo promuove.

A SETTEMBRE IL VINILE. Ma non è solo quello, ed Enzo lo sa. Ed eri felice, Giancarlo, spiegandoci la strategia di un disco che reca un tuo dipinto in copertina, trattata, stravolta dal creativo Gino d'Urso (Giancarlo non rinuncia mai a un sovrappiù artistico nel suo lavoro, avvalendosi di complicità raffinate): uscire il 5 maggio solo in digitale, quindi a settembre con il vinile, ogni copia copertinata da una tua figura diversa, il pittore che si sovrappone al musico; più avanti, infine, il supporto in compact, e nel mentre muovi concerti, nuovi incontri per cantare l'Incontro. Ma ora siamo qui, e se le tracce sono 11, 12 col misterioso singolo, il momento è unico, e va trattato nella sua interezza.

Quantum è un ventre che freme e non si muove, chiama, questo sì, con voce disperata e solenne, una sirena famelica, ma bisogna andarlo a cercare

Gli astronauti farebbero salti ma la luna non somiglierebbe a un incubo in più. Che disco, però! Che ti esige attenzione pura, totale, dall'inizio alla fine. Che ti tiene in suo possesso e sei contento di farti possedere. Che ti incontra con la furia di uno scontro. Dove ogni istante si conficca, e ogni istante stravolge il precedente. Fin da Le Belle Cose, con quella questione sospesa, Hey, tu chi sei?, sopra tachicardie ritmiche sopra sgocciolare di singoli tasti di pianoforte – una eccitazione gravida di volontà subito a precipitare nelle oscurità languide de Il Barocco Del Tuo Ventre, la cui ossessione sensuale traghetta nella meditazione solenne di Niente Di Te, da questa al fremito spiritato de La Norma Dell'Attesa, che immette nel progressive battistiano di Scintillatori, preghiera a chiamata e risposta – tanto non mi senti, tanto non ci sei - prima del raccoglimento mistico di Cristo Pornografico, il meraviglioso, terribile primo singolo, con anche un video di raggelante abbandono, chissà perché escluso dall'album, almeno nella prima versione digitale.

SPRAZZI DI NOSTALGIA. E qui però c'è l'Onorato più solenne e denudato, prima di risalire le correnti di una sensualità mediterranea In Grazia, a dilatarsi d'echi senza tempo in una Primavera di Praga lancinante, dove le luci stanno negli sprazzi di nostalgia degni dei primi Black Heart Procession, e di dove si riparte per immettersi, passato l'interludio di Amigdala, nel tribalismo rock di Senza Gravità, a risolversi, dopo l'altro intermezzo dell'Invocazione Alla Notte, fra Tasso e Pessoa, entro le spirali d'oscurità de Il Passaggio.

EVOCAZIONI IMPERDIBILI. Che lavoro, così prodigo di suggestioni cangianti, di evocazioni diverse e tutte potenti, tutte imperdibili; che lavoro incapace, vorremmo dire, di quei compromessi che chiunque si permette, e che, dentro un certo limite, non guastano. Quantum no. Come e più dei precedenti è un ventre che freme e non si muove, chiama, questo sì, con voce disperata e solenne, una sirena famelica, ma bisogna andarlo a cercare, a trovare: dopo, si rimane sconvolti, stregati. Da tutto: echi di trame, di liriche, sfumature della produzione, realizzata insieme a Marco Giuradei: nel mare di dischi iper compressi, pompati sui toni medi nella consapevolezza arresa che oramai la musica viaggia nelle autostrade degli mp3, qui c'è un suono che sa sposarsi al digitale e insieme al vinile, un suono studiato, calibrato per poter essere ascoltato ovunque.

Un album che probabilmente è il più bello, dolorosamente, clamorosamente splendido di Onorato

Per potere contenere l'esperienza d'ascolto, flusso funzionale ai contenuti, musicali, testuali, tutto di tutto, tutto per tutto in un album che probabilmente è il più bello, dolorosamente, clamorosamente splendido di Onorato il quale, tre anni fa, intraprendeva appena il lungo cammino che lo avrebbe portato a questo 5 maggio con qualche crepa di stanchezza nell'entusiasmo della sfida: questo è l'ultimo, poi basta.

ENTUSIASMO INDOMITO. Richiesto, pochi giorni fa, di confermare quella sensazione, hai sorriso per dire che no, non è possibile, questo è quello che sei, questo è ciò che farai. Non è possibile fermarsi quando accorrono le schiere di tutti i giorni miei. E nel brillare scavato degli occhi s'agitava l'entusiasmo indomito di chi ha fatto dell'arte, quella vera, incontaminata, una scelta di morte e di vita.

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