Ve Vetro 1
LA MODA CHE CAMBIA 14 Maggio Mag 2017 1033 14 maggio 2017

Biennale di Venezia, dove la materia combatte l'era dell'incertezza

Lana, cotone, riciclo. In Laguna il recupero si fa arte. E, tra Brugnaro l'oligarca e gli eventi sponsor. vetro e tessile diventano antidoto all'ansia.

  • ...

Il museo del vetro di Murano.

Weekend alla Biennale d’arte di Venezia, inaugurata venerdì alla presenza del ministro Dario Franceschini dopo due giorni di preview e anticipazioni lasciate alla cura di benefattori, mecenati e sponsor d’occasione. Nel grande riassestamento del marketing mix in corso da anni, se la stampa perde costantemente quota, il cosiddetto “evento”, capace di generale da solo una copertura mediatica potente su tutti i mezzi, dalla stampa all’online alle tv ai social, si è trasformato invece nel miglior investimento possibile per decine e decine di aziende, e questa Biennale ne è la prova più evidente.

DA WILSON VERSIONE ILLY A BRUGNARO L'OLIGARCA. La sponsorizzazione presenta infatti solo vantaggi: è ampiamente detraibile, dà lustro, è leva di comunicazione potente, mette un freno anche ai critici d’arte veri e competenti, ormai peraltro pochissimi, perché vorrai mai prendertela con la povera azienda che, ovviamente, non si aspetta di cambiare il corso della storia dell’arte con le proprie sovvenzioni e dovrà pur avere qualche ritorno dalle centinaia di migliaia di euro che investe, e vorrai mai prendertela con il povero artista che qualche concessione avrà dovuto pur farla all’azienda (leggasi Bob Wilson per il caffè Illy e le tigri con il piattino di porcellana fra le fauci, ma anche e soprattutto l’imbarazzante Venice Pavillion ai Giardini, da cui possiamo evincere che l’amministrazione del sindaco Brugnaro vive il millenario e multiforme apporto di Venezia alla nozione e all’applicazione del lusso con lo stesso spirito bling bling di un oligarca russo di prima generazione).

TRA LE SPERIMENTAZIONI VETRAIE DI CALÒ. Dunque, festeggiano tutti: Henri Pinault e la sua Fondation come Prada (francamente migliore la mostra in corso alla Fondazione a Milano, “Tv70. Francesco Vezzoli guarda la Rai”, rispetto a questo progetto al tempo stesso ridondante e incompleto di Thomas Demand, oltre che del tutto inadatto al palazzo che lo ospita), Fendi quanto il produttore di piastrelle che sostiene l’immaginifico e magnifico progetto “Il mondo magico” di Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuochi e Adelita Husni-Bey (il titolo della mostra è stato desunto dal libro omonimo dell’antropologo napoletano Ernesto de Martino, morto nel 1965, pensatore chiave nello studio della funzione antropologica del magico).
Non tutto è ancora aperto, non tutto si riesce a visitare anche se, fra le tante belle mostre organizzate dal Muve, quella dedicata alle sperimentazioni vetrarie di Gaetano Pesce al Museo del Vetro di Murano vale il pomeriggio speso fra vaporetti e camminate, senza contare l’adiacente basilica romanica dei santi Maria e Donato dal pavimento musivo spettacolare.

“Il mondo magico” di Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuochi e Adelita Husni-Bey.

FILI CHE UNISCONO LE PERSONE, CHE LEGANO LIBRI. Eccezionale, questa edizione della Biennale vinta dalla Germania (Leone d’Oro miglior artista a Franz Erhard Walther, nato a Fulda nel 1939, con un progetto sulla relazione fra corpo e spazio; Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale alla Germania, rappresentata da Anne Imhof, quarantenne di Geissen) non si può proprio definire. Qualche linea guida, qualche filo conduttore si può però trovare, e si tratta di un filo vero e proprio. Insieme con una netta propensione per i vari mondi di mezzo, anche onirici, compresi elaborati e non inconsapevoli omaggi alle cosmofobie di Bosch, di cui lo scorso anno ricorrevano i cinquecento anni dalla morte, molti artisti presenti alla Biennale sembrano però aver riscoperto le infinite virtù del tessile come materia d’arte. Il filo come filo della vita, degli affetti, del pensiero: fili che uniscono le persone, che legano libri (forse si venderanno meno libri di un tempo, nel mondo e anche in Italia: ma quanti libri si trovano a questa Biennale, realizzati in carta, pane e legno – book come la sua radice indoeuropea, bok cioè legno), che riannodano affetti e amori.

LA CONTINUITÀ DELLA MATERIA NELL'ERA DELLE INCERTEZZE. Un’opera in particolare sembra rappresentarle tutte. Si trova negli spazi dell’Arsenale, ed è nata nel 2009 in Australia. The “Mending project” di Lee Mingwei, con l’artista presente che ricuce e rammenda i capi bisognosi di riparazione portati dai visitatori rappresenta una corrente di pensiero affettuosa e “riparatrice” rispetto ai tanti progetti artistici che, raccontano di integrazioni difficili, fra persone, pensieri, popoli, prima fra tutte la pur straordinaria opera dell’artista neozelandese Lisa Rehana che rilegge il celebre ciclo neoclassico di pannelli “Les sauvages de la mer Pacifique” sfruttando tecnologie cinematografiche e di animazione per dare una chiave di lettura contemporanea e cruda ai viaggi di James Cook. Nell’unica certezza che esce da questa Biennale, e cioè l’ansia di vivere tempi turbolenti, questi fili offrono un’idea di continuità che fa bene.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati