Scuola Zoo Giornata Mondiale Differenze Culturali 03 Dariush Haghighi E Insaf Dimassi
SELFIE MADE GENERATION
21 Maggio Mag 2017 1100 21 maggio 2017

La Giornata delle differenze culturali? ScuolaZoo è l'emblema

I ruoli di Rappresentanti di istituto della nostra community di studenti sono ricoperti pure da tanti stranieri di prima e seconda generazione. Le storie di Insaf, Dariush e Paul simbolo di integrazione e arricchimento.

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Se abbiamo bisogno che l’Unesco, l’Onu o altre organizzazioni nominino delle “Giornate mondiali” in difesa di concetti, tradizioni o costumi, significa che abbiamo perso la bussola e ci stiamo allontanando da ciò che dovremmo invece dare come assodato: che la ricchezza dell’umanità, e non solo, sta nelle differenze, che creano nuove differenze, di generazione in generazione. Fra tutte le Gornate mondiali che sono state indette, il 21 maggio è quella in Difesa delle differenze culturali. Proclamata nel 2002, il suo scopo è «sostenere la diversità, contribuendo a migliorare la cooperazione fra persone appartenenti a diverse realtà culturali».

INTENZIONI BUONE, MA POI? Come dichiara ancora l’Organizzazione, «la diversità culturale stimola la creatività», e quindi lo scopo della giornata è anche quello di favorire l’integrazione di una minoranza in una maggioranza. Tutto bellissimo e non voglio essere frainteso: quando l’intenzione è buona, ogni azione proposta per sostenerla è lodevole. Forse però, una giornata e una semplice azione sono un po’ poco.

VALORE AGGIUNTO IMPREVISTO. A volte si dà vita a progetti che svelano un valore aggiunto che non si aveva né considerato né preventivato. Il progetto Ris - Rappresentanti di istituto ScuolaZoo - è stato ideato per aiutare tutti quei ragazzi che prendono la rappresentanza all’interno della propria scuola in maniera seria e concreta. Nella mission di ScuolaZoo c’è anche la creazione di una scuola migliore, con e per gli studenti.

RIS, UNO SPECCHIO DEL GRUPPO. Qualsiasi studente può diventare candidato Ris: basta proporre un programma che sia concreto e che abbia come obiettivo quello di migliorare la propria vita scolastica. Sono poi gli studenti a eleggere il rappresentante. Essendo ScuolaZoo una reale community di studenti, riflette in pieno la reale compagine del gruppo. Non a caso, alcuni dei Ris sono stranieri di prima o seconda generazione.

ESPRESSIONE DI ORIGINALITÀ. Proprio da una di loro, Insaf, tunisina di nascita ma modenese di adozione, mi ha scritto, volendo condividere quanto questo progetto l’abbia fatta sentire libera di potersi esprimere, con la sua naturale originalità (che mi sembra un termine più appropriato rispetto a "diversità”, che in sé nasconde già qualche elemento di esclusione). Ma non voglio parlare a nome suo e nemmeno per conto di Paul, nato in Romania e oggi rappresentante d’istituto ScuolaZoo in un istituto superiore di Padova, o di Dariush, nato in Iran e rappresentante a Firenze.

SENZA DOVERSI OMOLOGARE. Anche loro hanno voluto raccontare quanto sia stato importante potersi sentire parte di un gruppo, senza doversi omologare alla maggioranza ma allo stesso tempo senza doversi sentire “differenti”. Tenendo ben presente chi sono e da dove vengono, sono oggi alla guida dei compagni e parte attiva della comunità di Ris.

GLI OBIETTIVI SONO GLI STESSI. Non c’è alcuna differenza negli obiettivi comuni: tutti loro vogliono lasciare un posto in cui hanno vissuto un po’ migliore rispetto a quando ci sono entrati. Del resto siamo tutti naturalmente originali, ma condividiamo lo stesso tempo, abbiamo desideri simili. Loro sono più bravi di me a raccontarlo, perché lo vivono ogni giorno. E questa è la giornata migliore per ricordarlo. Buone differenze a tutti.

Insaf Dimassi, tunisina di nascita, modenese di adozione, 20 anni

«L’anno scorso sono stata rappresentante d’istituto ScuolaZoo e quest’anno ho avuto l’onore di essere scelta come una dei quattro tutor di questa community di rappresentanti. Siamo tutti consci di cosa sta accadendo in giro per il mondo, di potenze mondiali che chiudono le frontiere in faccia a chi scappa dalle guerre, di atti di violenza, intolleranza e discriminazione e, purtroppo, anche qui in casa nostra. Ma dopo averlo vissuto sulla mia pelle l’anno scorso come Ris, oggi è un’emozione indescrivibile guardarlo dall’esterno, come tutor».

«UN ANGOLO DI MERITOCRAZIA». «Gli italiani di seconda generazione nel nostro progetto trovano lo spazio per essere sé stessi senza pregiudizi e senza timori; un piccolo angolo di meritocrazia e uguaglianza in un mondo sempre più chiuso e ostile. Quando si ha la possibilità di presentarsi senza pregiudizi a un mondo che non ti conosce ma che è pronto ad accoglierti così come sei, si ha la vera ricchezza ed efficacia di un progetto, non solo nella sua realizzazione concreta, ma soprattutto nel suo aspetto prettamente umano».

Dariush e Insaf.

Dariush Haghighi, iraniano di nascita, fiorentino di adozione, 19 anni

«Mio padre viene dall'Iran e mia madre è invece italiana. Le mie origini non si possono nascondere, sicuramente per il nome, ma soprattutto per i modi di fare. Il voler offrire se stesso agli altri è una caratteristica tipica di ogni iraniano. Mi sono candidato per questo motivo ed è stato possibile solo perché ho letto un post su Facebook in cui si ricercavano candidati come rappresentanti d'istituto ScuolaZoo. Mi sono così candidato e con l'aiuto di ScuolaZoo ho portato a casa una vittoria stracciante».

«GRANDE FAMIGLIA APERTA». «Il progetto offre la possibilità di essere seguito in tutto e per tutto. Non nascondo che senza ScuolaZoo non sarei mai stato eletto rappresentante. Il progetto è estremamente aperto e il sentirsi una famiglia fa sì che chiunque possa sentirsi come a casa. Una grande famiglia aperta e vicina nei grandi successi e fallimenti, che condivide felicità e tristezze, nonostante caratteristiche che ci differenziano l'uno dall'altro».

«ACCOGLIENZA AL CENTRO». «Essere rappresentate vuol dire anche farsi ultimo, rappresentando ogni persona del proprio istituto. Durante la mia campagna elettorale l'integrazione e l'accoglienza sono stati alcuni dei punti chiave, comprendendo i bisogni sia di chi arriva da un'altra scuola, ma soprattutto di chi arriva da un altro Paese».

Paul Dobos.

Paul Dobos, romeno di nascita, padovano di adozione, 17 anni

«Per me, fare parte del progetto Ris all’inizio significava solo avere una mano d’aiuto nella rappresentanza. Quest’anno è il primo anno che sono rappresentante di Istituto e siccome quando faccio una cosa voglio sempre farla al meglio, ho contato sul progetto Ris per avere una mano dagli altri. Oggi mi sono accorto non solo di poter ricevere aiuto e, quando possibile, darlo, ma essere Ris significa considerare gli altri Rappresentanti di istituto come miei fratelli o mie sorelle e considerare i tutor e la giurista come gli zii simpatici sempre pronti a darti consigli e, nel momento giusto, bacchettarti quando stai sbagliando. Provengo dalle sperdute campagne della Romania Nord-Orientale, in un paesino dove fino a 3 anni fa non c’era l’acqua corrente e il bagno era un buco nel giardino».

«FAMIGLIA, UNA PAROLA TABÙ». «I miei genitori hanno divorziato e per questo la parola “famiglia” per me è sempre stata un tabù. Ma sono orgoglioso di dire che quella del Ris è la mia vera, unica, grandissima famiglia. È per questo che ogni volta che finiscono i weekend di formazione, in cui noi Ris partiamo da tutta Italia e ci incontriamo per tre giorni, non riesco a trattenere le lacrime. “In una stanza di albergo ci sono un rumeno, un bresciano e un calabrese”: sembra l’inizio di una barzelletta ma in realtà è così vero che più vero non si può. La cosa sconvolgente, se possiamo definirla così, è che il rumeno, il bresciano e il calabrese si trovano benissimo nella stessa camera.

«SENZA PAURA DELLA NOSTRA VOCE». «Siamo Ris. Siamo ragazzi provenienti da tutta Italia e a volte dagli estremi opposti dell’Europa. Siamo tutti accomunati dalla voglia di cambiare la scuola in meglio, dalla voglia di imparare e di sognare nella maniera migliore possibile. Nazionalità, etnia, religione ed emarginazione non sono parole da legare a noi Ris. Siamo uniti dalla voglia di metterci in gioco e non aver paura di utilizzare lo strumento più potente che abbiamo: la nostra voce».

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