Dai che è verde

Insinna
25 Maggio Mag 2017 0945 25 maggio 2017

Insinna e quell'Italia gentile che termina sulla porta degli studi tivù

Tutti i programmi che funzionano sono piccole dittature. Perché con le buone maniere non si fa nemmeno il meteo. Mostro (di ipocrisia) è chi finge di non saperlo.

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La storia è già stata raccontata magistralmente 60 anni fa da Elia Kazan in Un volto nella folla: nel finale la produttrice cui Solitario Rhodes, il vagabondo da lei lanciato in tv, ha spezzato il cuore, si vendica riaccendendogli il microfono nel dopo-trasmissione. E il pubblico scopre allibito l’altra faccia del suo eroe: un megalomane che insulta sghignazzando i poveri e gli anziani. Flavio Insinna, ormai ex conduttore di Affari tuoi, deve aver spezzato il cuore a un bel po’ di produttrici di Raiuno, a giudicare dai copiosi fuori-onda pervenuti e puntualmente trasmessi da Striscia la notizia come contraltare delle sue dichiarazioni buoniste a Carta bianca.

LA SKILL DELLA STRONZAGGINE. Un repertorio di cazziatoni, parolacce, giudizi volgari e impietosi su concorrenti non telegenici, che poco si addice a chi invoca «un’Italia più gentile». E non si limita a invocarlo: l’anno scorso ha donato la propria barca a Medici Senza Frontiere per le attività di soccorso ai migranti. Insinna ha trovato già difensori più prestigiosi di me che hanno ricordato che nessuno di noi si esprime in pubblico come in privato e che i veri mostri sono gli infami che hanno fatto la spia. Per quel che vale, aggiungo a sua discolpa la mia modesta e non brillante esperienza di conduttrice di una striscia quotidiana in Rai. Lì ho capito che per far funzionare uno show in cui metti la faccia, in un clima surriscaldato e isterico in cui i dati dello share sono attesi ogni giorno con ansia spasmodica e ogni calo di spettatori è considerato una tragedia, la gentilezza è meno utile della stronzaggine.

ALTOLÀ AI MOSTRI DI IPOCRISIA. Ogni tanto una sbroccata, meglio se in romanesco, ci sta. Perché un bravo conduttore sa di pancia cosa e chi funziona e cosa e chi no, meglio di quelli che stanno alla scrivania e in sala riunioni. E il bravo conduttore vuole e deve portare a casa il risultato, specie se gli hanno affidato il programma acchiappa-audience del preserale di Raiuno. Tutti i programmi che funzionano sono piccole dittature (“conduttore”, “duce”, "Führer” sono etimologicamente equivalenti), più o meno felpate, con tutte le caratteristiche delle dittature: il capo urlante, il popolo osannante, i gerarchi, i lacché, i dissidenti che vengono espulsi, e naturalmente le spie. L’Italia gentile termina sulla porta degli studi televisivi, con le buone maniere non si fanno nemmeno le previsioni del tempo. Mostri (di ipocrisia) sono quelli che fingono di non saperlo.

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