Daverio
25 Maggio Mag 2017 1129 25 maggio 2017

Musei, Daverio: «Il Tar lo conferma, siamo il Paese di Pinocchio»

Il critico d'arte attacca la scelta di bocciare sei direttori: «Una decisione da irresponsabili, fuori dalla realtà». Ma sulla cultura in Italia: «Passi avanti ne sono stati fatti. Ma ci manca ancora un disegno complessivo».

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Non poteva esserci celebrazione ufficiale migliore dell'ingresso dell'Italia nella Grande Guerra. «Com'era? "Il Piave mormorò, non passa lo straniero!", no?», sorride amaro Philippe Daverio commentando le due sentenze con cui il 24 maggio il Tar del Lazio ha bocciato sei delle sette nomine di direttori stranieri nei musei italiani. «Sicuramente», aggiunge il critico d'arte, «i giudici amministrativi hanno dimostrato una ironia, intesa nel senso greco, che merita attenzione...».

«UNA SENTENZA RIDICOLA». Nel 2015, Daverio aveva criticato duramente le nomine internazionali difese a spada tratta dal ministro Dario Franceschini. Ma, sottolinea oggi, «non certo perché non fosse corretto il percorso di selezione». A questo ha pensato invece il Tar, che però sembra essersi svegliato fuori tempo massimo con una decisione così assurda e «fuori dal buon senso» da sembrare una «gag». «Da contribuente», rilancia Daverio, «vorrei deferire il Tar del Lazio alla Corte dei Conti. Perché queste sentenze ridicole sono state pagate con i soldi nostri».

Philippe Daverio.

DOMANDA. Il Tribunale amministrativo però ha contestato nel metodo sia il bando sia la modalità dei colloqui avvenuti a porte chiuse.
RISPOSTA. Certo, la prossima volta perché non organizziamo colloqui pubblici a Piazza della Scala? E poi la sentenza arriva a tre anni di distanza? Vorrei proprio conoscerli questi giudici del Tar...

D. Tra l'altro i risultati hanno premiato la gestione "straniera".
R. Sì, rispetto alla situazione stagnante in cui molti musei versavano è stato fatto un passo avanti notevole. Sembra che questi giudici del Tar non abbiano letto i giornali o non siano vissuti in Italia.

D. Paradossalmente sono stranieri pure loro?
R. I direttori sono stranieri, loro estranei. Come dicevo, mi piacerebbe conoscerli personalmente. Anzi, dovremmo analizzare le loro coscienze e le loro conoscenze per capire come sono arrivati a queste sentenze.

D. In che senso?
R. È evidente che c'è qualcosa che non funziona. Se la decisione del Tar fosse stata presa da una tribù esotica ora la giudicheremmo con un sorriso di ironia superiore dal sapore manzoniano. Ma purtroppo così non è. Non stiamo parlando del Tar delle Cayman. E poi il tempismo: scegliere per l'annuncio il 24 maggio, "non passa lo straniero". Pura poesia.

La decisione del Tar merita una riflessione su come l'Italia ormai sia destinata al decadimento

D. Eppure lei era tra coloro che avevano criticato le nomine straniere.
R. Sì, ma il mio non era un giudizio di metodo. Io avevo criticato uno Stato che non era in grado di produrre una propria classe dirigente. Non è che se non ci sono medici italiani si debba morire. Si scelgono medici in giro per il mondo.

D. Quindi ha cambiato idea?
R. No, sono piani completamente diversi. Dico però che la decisione del Tar è da irresponsabili. Finito il dibattito comincia la pratica: si firmano contratti, si generano delle aspettative. Non si può condannare il Paese a una incertezza patologica, a vivere sull'orlo dell'abisso. Dopo la discussione, i dubbi sulle nomine non se li è posti la politica, non se li è posti l'opinione pubblica, ma due anni dopo se li è posti il Tar del Lazio, spendendo per di più i nostri soldi. Ecco credo ci sia qualcosa di profondamente bizzarro in tutto questo. La verità però è un'altra.

D. Quale?
R. La decisione del Tar merita una riflessione su come l'Italia ormai sia destinata al decadimento. Come un vetrino al microscopio, ci ha fornito la dimostrazione della crisi dello Stato italiano. A questo punto, occorre porsi delle domande serie. Siamo veramente il Paese di Pinocchio, restiamo nel pittoresco, a cui l'uscita del tribunale amministrativo ha dato un fondamentale contributo.

D. Pittoresco e palude burocratica, verrebbe da dire.
R. La bocciatura del Tar è fuori dal tempo e dalla realtà. E pone anche una questione drammatica sulla percezione che il mondo giudicante ha del Paese. L'Esprit des lois di Montesquieu merita un dibattito nazionale.

L'unica risposta democratica che esigo, visto che pago il 70% di tasse, è la pubblicazione dell'elenco dei nomi dei partecipanti al collegio del Tar

D. Siamo a un punto di non ritorno?
R. L'unica risposta democratica che esigo, visto che pago il 70% di tasse, è la pubblicazione dell'elenco dei nomi dei partecipanti al collegio del Tar. Sono degni di attenzione e interesse a livello antropologico come un fenomeno tribale.

D. Cioè?
R. Mi piacerebbe conoscere i curriculum, sapere chi sono, la storia delle loro famiglie, cosa leggono. Sarebbe troppo interessante.

D. Dimentichiamo per un attimo il Tar del Lazio. Quanto è valorizzato oggi il nostro patrimonio artistico culturale?
R. Passi avanti ne sono stati fatti. La sensibilità è mutata, almeno nell'opinione pubblica. La questione però è complessa e la politica non l'ha mai davvero sentita. Diciamo che non è tra le priorità nazionali. Troppo difficile.

D. In cosa siamo deficitari?
R. Manca una ideologia, nel senso di disegno, visione. Dobbiamo decidere dove andare. Ma ripeto qualcosa sta cambiando, molti musei sono tornati in vita.

D. Non ovunque però.
R. Purtroppo sotto Napoli si è gettata la spugna.

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