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26 Maggio Mag 2017 1744 26 maggio 2017

Cinema, addio a Toni Bertorelli

Interprete amato da Bellocchio, aveva recitato per Moretti e Marco Tullio Giordana. Per Sorrentino aveva vestito i panni del cardinal Caltanissetta in The Young Pope. Aveva 69 anni.

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Sono almeno un centinaio le pellicole tra cinema e tivù cui ha prestato il suo volto e il suo talento. Ha recitato tra gli altri per Nanni Moretti, Marco Bellocchio e Paolo Sorrentino. È morto Toni Bertorelli, aveva 69 anni. Era stato ricoverato al policlinico Gemelli di Roma all'inizio di maggio. Tra gli ultimi ruoli quello del cardinale Caltanissetta nella serie tivù andata The Young Pope' del regista premio Oscar per La grande bellezza.

UNA CARRIERA PIENA DI SUCCESSI. Bertorelli era originario di Barge, nel Cuneese, dove era nato il 18 marzo del 1948, ma viveva nella Capitale. L'attore piemontese ha lavorato con i maggiori registi e nei massimi teatri italiani. L'esordio nel cinema nel 1982 con il film Stangata napoletana di Vittorio Caprioli, ma la notorietà è arrivata negli Anni 90 con Morte di un matematico napoletano e Pasolini, un delitto italiano, di Marco Tullio Giordana (1995) per il quale ha vinto il premio Sacher d'oro. Tanti i film che ha interpretato, da Il partigiano Johnny di Guido Chiesa (2000) a Luce dei miei occhi di Giuseppe Piccioni (2001) dalla La stanza del figlio di Nanni Moretti (2001) a Romanzo criminale di Michele Placido (2005) e Il Caimano sempre di Moretti (2006).

Toni Bertorelli.

Nel suo curriculum anche l'apparizione nel kolossal La passione di Cristo di Mel Gibson (2004). Attore molto amato da Marco Bellocchio, ha recitato per lui in tre pellicole: Il principe di Homburg (1997), L'ora di religione e in Sangue del mio sangue (2014). Cristina Comencini lo ha diretto in Latin Lover (2014). Molte le partecipazioni a fiction e serie tivù, fino a The young Pope. Bertorelli ha inoltre scritto due romanzi: L'effetto del jazz e Voglio vivere senza di te, uscito in libreria a febbraio per Iacobelli Editore, una sorta di confessione in cui l'attore parlava dei suoi problemi di dipendenza dall'alcol, la «bestia diabolica che ti sta appollaiata sulla spalla e ti domina, ti ruba la personalità e il carattere e ti trasforma in un automa depravato».

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