Flavio Insinna
26 Maggio Mag 2017 1211 26 maggio 2017

Striscia contro Insinna, vernacolare vicenda all'italiana

Chi attacca l'ipocrisia del conduttore. Chi invece se la prende con lo sciacallaggio del programma di Ricci. Una storia di vizi privati a fronte delle pubbliche virtù. Ecco perché ci piace tanto scannarci sul tema.

  • ...

Altro giro, altro delirio: ci si divide su Flavio Insinna, chi sputa addosso alla sua ipocrisia di buonista che insulta i piccoletti e chi invece allo sciacallaggio di Striscia che probabilmente uccide su mandato. La si pensi come meglio si crede, ma quelli che protestano perché ciascuno a casa sua dice quello che vuole dovrebbero spiegarci in quale modo uno studio televisivo sarebbe la casa del conduttore, uno che sbraita contro i partecipanti, contro i figuranti, contro gli autori, contro chi gli ha portato via il microfono, inveisce e minaccia in un crescendo a rischio infarto. Le pantomime di Insinna, che va dalla Berlinguer a fare professione di umiltà francescana - una moda recente - ricordano quelle di Gepi Fuxas, il presentatore cialtronesco di Verdone: in diretta baci e carezze ai profughi africani, dietro le quinte libri e schedari che volano ad alzo zero.

GIUSTIZIALISMO DA POVERI E REPRESSI. Dicono: sì, però Striscia che schifo, il solito Ricci, il killer, e scomodano le intercettazioni. Le intercettazioni non c'entrano, Striscia c'entra e se ne può dire il peggio, ma è chiaro che allo spettatore comune, al twittarolo compulsivo, fa gola scoprire che dietro la facciata giulebbosa c'è l'arroganza del privilegiato e non gli si può negare una sorta di giustizialismo da poveri, da repressi: adesso ti facciamo nero, razza di fariseo. Poi si potrà osservare che in Rai e più in generale in televisione funziona così e fanno tutti o quasi tutti così; è vero, ma non è una consolazione, non è un mezzo gaudio, è solo un male comune o meglio un pretesto comune per i cecchini da social.

Dicono: ah, ne abbiamo piene le scatole del politicamente corretto. Ma se vi serve un conduttore dei pacchi che maltratta i concorrenti, siete ridotti male

Poi ci sono quelli che invece si divertono, quelli che, di colpo, trovano simpatico il personaggio fino a quel momento disprezzato, e perché? Perché è uscita l'altra faccia della luna, hai visto però, il piacione come maltratta senza pietà i servi, la varia umanità in cerca di gloria, i figuranti che non ridono o applaudono o mormorano a comando come in un film di Fellini.

VOLGARITÀ PURA, ISTINTO DI SOPRAFFAZIONE. Simpatico, l'Insinna che dice alla «nana di merda» di tapparsi la bocca? Ma no, simpatico all'italiana, da commedia cinica, ma la commedia dei Monicelli e i Risi nascondeva una sua grandezza, trasudava a suo modo un intento pedagogico, moralistico completamente assente nella virulenza del vip sputtanato; qui c'è volgarità pura, istinto di sopraffazione, così come, in definitiva, nei commenti di chi lo trova irresistibile.

BURATTINO DI CHI È CADUTO IN DISGRAZIA. Dicono: ah, ma noi ne abbiamo piene le scatole del politicamente corretto. Sì, ma se vi serve un conduttore dei pacchi che maltratta i concorrenti, allora vuol dire che siete ridotti male, che il politicamente corretto sapete infilzarlo solo quando scopre il fianco, usate il burattino dai fili recisi di chi è caduto in disgrazia. Insinna si è mortificato a mezzo comunicato, cioè ha detto: che ci volete fare, io sono fatto così, poi ha subito puntato il dito contro le carogne di Striscia, e a quello che gli portava il Tapiro ha risposto: prima portatelo a Greggio che è un evasore.

"A me è parso solo uno che ci tiene a far bene il suo lavoro", scrivono su Twitter. Pensa se usava lo scudiscio, che grande professionista!

Sì, d'accordo, c'è sempre qualcuno che la fa più grossa, ma basta per scantonare, per assolversi? Poi ci sono i politicizzati, quelli che, dal loro punto di vista, hanno da regolare vecchi conti e allora dicono: Striscia mi sta sui coglioni, è una banda di fascisti, Insinna lo salvo perché bene o male mi sa di progressista, fa discorsi umanitari. Fin che fa i discorsi, male non gli fa. Quanto a dire: l'apparenza sopra la sostanza, il fenomeno al posto del noumeno. Se basta a contentarsi, allora va bene.

IL TRIONFO DEL BENALTRISMO PER DIFENDERLO. Forse, nell'Insinna non più credibile, ovvero più credibile di ieri, sta il tratto, molto italiano, dei vizi privati a fronte delle pubbliche virtù, le indignazioni molto estroflesse, molto pubbliche, «sogno un Paese dove non si umiliano i deboli», nella convinzione che i deboli e anche gli stronzi, «con rispetto parlando», come dicevano le portinaie di Maigret, stanno sempre altrove, che i nostri personali siano peccatucci da niente, col perdono incorporato. «C'è ben altro al mondo, signora mia». Ha detto, sempre su Twitter, una nel tentativo di difenderlo: «A me è parso solo uno che ci tiene a far bene il suo lavoro». Pensa se usava lo scudiscio, che grande professionista!

Tutto è vernacolare nella vicenda “Striscia contro Insinna”, è proprio una atellana, tipicamente oscia, italiana da qualunque parte la guardi

Altro giro altro circo: ci si scanna su Insinna, faccia da italiano, piccolo moro stortignaccolo, vociante, sbracciante, tutto luoghi comuni e abbraccioni da paisà finché è in diretta, altrimenti altrettanto italiano nel volar di Madonne, fantozziano nello sclerare, come dicono oggi. Tutto è vernacolare nella vicenda “Striscia contro Insinna”, è proprio una atellana, tipicamente oscia, italiana da qualunque parte la guardi: la doppia faccia del moralista pubblico che insolentisce i nessuno e sfida gli impiccioni, “Vieni qui Striscia, filmami pure”, e quelli, provocati o assoldati, che lo pigliano in parola e lo distruggono.

GOMBLOTTO, MANOVRE E TAR DEL LAZIO. Non manca anche quella, piccolina, che lo vuole querelare. Adesso, però. E alla fine, naturalmente, è tutto un gomblotto, chi è che lo ha filmato di nascosto, che ha girato il tutto a Striscia, volevano farlo fuori, è una manovra contro Renzi, nell'affaire Insinna volendo ci sta dentro di tutto, dalle elezioni al semestre europeo, dalle peristalsi nel Pd al grillismo chimico, dal terrorismo agli sbarchi, dalle intercettazioni a Banca Etruria, non resta che chiamare il Tar del Lazio, che se la sbrighi lui, decida lui da che parte bisogna stare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati